Mappa il Pd, Fabrizio Barca alla Festa de L’Unità di Perugia

Giacopetti: "Il rilancio del Pd cittadino debba passare in primo luogo attraverso un’organizzazione funzionale e funzionante"

Mappa il Pd, Fabrizio Barca alla Festa de L’Unità di Perugia
Foto Claudia Bastianelli

Mappa il Pd, Fabrizio Barca alla Festa de L’Unità di Perugia. Mappa il Pd, Fabrizio Barca alla Festa de L’Unità Con “Mappa il Pd” Perugia rappresenta una “anomalia positiva”, perché “si è capito che i processi valutativi andrebbero attivati in condizioni normali e non nelle emergenze, come è accaduto a Roma, perché altrimenti la valutazione diventa rimediale”. Parola di Fabrizio Barca, ieri ospite della Festa regionale de L’Unità e festa nazionale della cultura per presentare il report del percorso di valutazione sull’organizzazione del Pd a Perugia, avviato in primavera dalla segreteria comunale. “Lo abbiamo fatto – ha spiegato il segretario Francesco Maria Giacopetti – perché siamo convinti che il rilancio del Pd cittadino debba passare in primo luogo attraverso un’organizzazione funzionale e funzionante e siamo altrettanto convinti che per migliorare la nostra attività abbiamo bisogno di conoscerci, di conoscere quello che siamo, vizi e virtù della nostra struttura.

Ecco perché Mappa il Pd è un laboratorio importante nel percorso di rilancio del partito democratico di Perugia: vogliamo migliorarci mettendo a sistema pratiche virtuose e correggendo le storture di una macchina che, non lo abbiamo mai nascosto, ha delle difficoltà. E allora ci siamo messi in gioco e abbiamo chiesto ai circoli e ai segretari di farlo, li ringrazio ancora una volta per questo: non ci sono voti da dare, non ci sono pagelle da compilare, ma riflessioni e approfondimenti da promuovere, c’è da fare un passo avanti tutti insieme, come comunità, per noi stessi, ma soprattutto per quelli che vogliamo rappresentare fuori da qui”.

“Per tradurre concretamente aspirazioni, ambizioni, obiettivi bisogna cambiare e per cambiare è necessario valutare – ha detto Barca – bisogna costruire un percorso che sia metodologicamente fondato, che abbia risorse umane che abbiano capacità per farlo e che abbiano sentimenti e valori”. Evidentemente “si valuta non per dare dei voti ma per apprendere e costruire i rimedi e gli strumenti per andare avanti”. Ecco perché “è particolarmente interessante quello che sta facendo il Pd di Perugia. A Roma i cocci si erano già rotti e valutare voleva dire valutare un’emergenza. Qui si è capito che i processi valutativi andrebbero attivati in condizioni normali perché altrimenti la valutazione diventa rimediale”. Si tratta di una “anomalia positiva” che “rivela una consapevolezza della società civile organizzata in associazione di voler cambiare metodo e di mettere sul tavolo gli elementi per farlo”.

Per Matteo Burico, responsabile organizzazione del Pd Umbria, Mappa il Pd rappresenta un momento importante. Troppo spesso l’“organizzazione è stritolata dal correntismo”. “Abbiamo attraversato anni difficili – sottolinea – quelli che verranno ancora più problematici. Dobbiamo rendere il partito più interessante delle correnti e non possiamo permetterci di far vivere questo partito solo nel momento in cui si decidono le apicalità”.

Per la valutazione (che sarà resa pubblica sul sito di Luoghi Ideali e su quello del Pd di Perugia), dunque, si è seguito un metodo rigoroso, come ha spiegato Liliana Grasso, testato a Roma ma modificato su Perugia, fondato sulla definizione del circolo ideale, che è un “circolo aperto, interprete dei bisogni e delle idee dei cittadini, non strumento dell’amministrazione né a servizio di un caposervizio, in cui l’interesse generale prevalga su quello personale e che sia capace di progettare e organizzato per farlo”. Sono stati, dunque, individuati sei “circoli ponte”, che agiscono positivamente nel proprio territorio di riferimento e che hanno le carte in regola per diventare circoli in grado di essere progettuali; otto “circoli identità”, circoli che funzionano, che mantengono una identità politica profonda, ma che sono in difficoltà nelle relazioni col territorio e sono una terra instabile perché se attivati positivamente possono diventare “circoli ponte” altrimenti rischiano di scivolare in interessi particolari; 16 “circoli inerzia”, quelli su cui c’è più bisogno di lavorare e investire in termini progettuali.

Alcuni numeri: a Perugia ci sono 77 iscritti ogni 10mila cittadini; l’età media dei coordinatori è di 44 anni; il 45 per cento dei circoli è senza sede; il 48% degli iscritti ha più di 60 anni, il 6,9 per cento è sotto i 30, il 28% è fra i 30 e i 40; vengono organizzati, in media, 9,5 incontri pubblici l’anno per circolo. In una particolare indagine sui sentimenti dei militanti, si è evidenziata la ricerca di un luogo in cui avere relazioni nel rispetto delle differenze; le parole più utilizzate dai circoli per descriversi sono state: rispettosi, sinceri, vivaci, aperti, amichevoli, onesti, trasparenti, positivi, buoni ma in alcuni casi le relazioni sono state definite aspre, chiuse, inutili, desolanti. In cima alla lista delle richieste che arrivano dai circoli c’è la necessità di arginare il correntismo insieme a un lavoro sul coinvolgimento nelle scelte, quindi di migliorare la comunicazione interna, aumentare le risorse ai circoli, di capillarizzare la presenza degli amministratori sul territorio, di essere attrattivi nei confronti dei giovani. Tutti chiedono regole più stringenti per le primarie e molti primarie chiuse per incarichi di partito e aperte per cariche monocratiche; il 70 per cento dei circoli si è espresso per la divisione tra incarico del segretario e incarico del premier.

Per ripartire, ora, secondo Barca, serve che il lavoro di valutazione non venga utilizzato solo per la pars destruens ma per costruire un “partito palestra”, una palestra di democrazia deliberativa, un luogo che sappia “ascoltare non solo i bisogni dei cittadini ma anche le loro soluzioni”. Serve che ogni circolo sia in grado di farlo perché a Perugia il Pd diventi “un luogo in cui si ragioni della visione della città” anche immettendo “risorse esterne chiedendo loro di stare in partita non su spartizioni di potere ma sulla elaborazione”. Evidentemente “questo percorso funziona se arriva un segnale credibile e cioè se si dimostra che le classi dirigenti si formano in questo processo”.

“Da oggi – ha concluso Giacopetti – se avremo l’umiltà necessaria a riconoscere i nostri vizi e il coraggio che serve per superarli, parte la vera sfida, quella della ricostruzione senza steccati e della elaborazione di una visione della città. Il report che ci è stato presentato ci offre una chiave di lettura preziosa per orientare il nostro impegno politico per il prossimo futuro. Abbiamo le carte in regola per ripartire a patto che si mettano in soffitta tutti quei vizi che ci hanno frenato fino ad oggi. C’è da recuperare un’identità locale e da recuperare una forza progettuale che guardi all’esterno. E’ un impegno che compete in primo luogo alla segreteria ma che coinvolge tutti, ciascuno per quota parte.

Siamo tutti chiamati a partecipare a un percorso di rilancio, ciascuno nel proprio ruolo, ciascuno con la propria sensibilità e la propria storia, cedendo qualcosa dei propri interessi per fare l’interesse collettivo nella convinzione che un Pd più forte serve a una città più forte”.

Intanto, dalla prossima settimana – conclude Giacopetti – segreteria e segretari di circolo si riuniranno per iniziare ad approfondire i temi del report e gettare le basi per un progetto di rilancio complessivo del Pd di Perugia e la costruzione di una visione per la città, da partecipare con militanti, simpatizzanti e l’intero gruppo dirigente. Perché il Pd a Perugia rilanci il suo ruolo, la sua struttura, la sua rappresentatività, la sua credibilità.

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