Leonardo Cenci relatore al convegno sulla Immunoterapia oncologica

I medici: “E’ un paziente modello, esempio per tutti”

Leonardo Cenci relatore al convegno sulla Immunoterapia oncologica
Leonardo Cenci

Leonardo Cenci relatore al convegno sulla Immunoterapia oncologica. In un convegno sulla Immuno-Oncologica svoltosi mercoledì 13 Luglio nella sala Rita Levi-Montalcini del CREO, e al quale hanno partecipato oltre 100 professionisti tra oncologi, radiologi,farmacisti ed anatomo patologi dei principali centri italiani, organizzato dalla struttura complessa di Oncologia Medica del Santa Maria della Misericordia in collaborazione con AIOM (Associazione italiana di Oncologia Medica ) è stato ribadita l’importanza del rapporto con il paziente sia nella fase iniziale di diagnosi che nella condivisione del piano terapeutico.Una sorta di alleanza terapeutica alla luce delle nuove frontiere per la cura di patologie ,come il tumore al polmone, che veniva affrontato, con scarsi risultati, con la sola chemioterapia.

Il convegno è stato diviso in due fasi, la prima di carattere strettamente scientifico, che ha riguardato “la svolta epocale che si è avuta nella cura del tumore al polmone negli ultimi tre anni grazie alla immunoterapia”, come ha sottolineato il prof. Crinò, ed una seconda fase che è stata dedicata alla importanza del rapporto medico – paziente. E proprio su questo punto gli organizzatori hanno invitato Leonardo Cenci, presidente della associazione onlus Avanti Tutta a svolgere una relazione.

“Non mi sono mai considerato un sopravvissuto, piuttosto un uomo fortunato perché la diagnosi della mia malattia è coincisa con il momento più favorevole per la ricerca oncologica – ha detto Cenci- periodo fecondo, che ha permesso ai medici di individuare le terapie più adatte alla mia malattia. Nella mia stessa condizione ci sono altri pazienti che beneficiano di una opportunità che la ricerca ha finalmente individuato. Ora il cancro del polmone- ha aggiunto – da malattia che non lasciava scampo, può essere considerata cronica, curabile e con una accettabile qualità della vita”. Sulle opzioni dei piani terapeutici e sulla loro efficacia si è incentrata la relazione della Dott.ssa Chiara Bennati: “Leonardo è stato ed è di grande aiuto a noi medici : il suo speciale rapportarsi con la malattia ci ha indotto a non limitarci a soffermarci all’aspetto scientifico e terapeutico del caso clinico, ma ad andare oltre, a seguire attivamente le sue iniziative, volte a migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. Aver toccato con mano certi progressi nella gestione dei pazienti e dei loro familiari è coinvolgente sotto il profilo umano e gratificante sotto quello professionale “.

Leonardo Cenci è stato considerato un apripista essenzialmente nelle dinamiche a volte complesse che regolano il rapporto medico-paziente. Dietro Cenci cresce il numero dei pazienti che beneficia dalla immunoterapia e trova giovamento dal messaggio su come affrontare la malattia in maniera positiva, svolgendo un ruolo attivo nella società. Il prof. Maurizio Tonato ha ricordato gli insuccessi nella cura del tumore al polmone fino a pochi anni fa : “Quando ero il direttore dell’Oncologia, ho sempre avuto difficoltà nell’individuare medici che volessero occuparsi di questa patologia, proprio per i risultati sconfortanti.Oggi provo grande soddisfazione nel constatare risposte cosi incoraggianti ed efficaci grazie alla ricerca “.

Sulla interazione medico –paziente si è soffermato il Dr. Vicenzo Minotti, che ha coordinato i lavori del convegno. “C’era una volta la malattia al centro dell’interesse del medico; la persona e la sua storia non solo clinica ma umana debbono risaltare su tutto: “Un adenocarcinoma polmonare” non deve essere più importante di un paziente, che va considerato una risorsa con obbligo di stabilire una alleanza fin dal primo approccio”. Ad una parte dei lavori che sono stati arricchiti dalle relazioni delle Dott.sse Paola Nisticò, Rita Chiari ed Elisa Minelli, ha partecipato anche il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia che nel suo intervento si è soffermato sulla sempre più necessaria “appropriatezza” da parte del medico nelle scelte terapeutiche.

“Le favorevoli condizioni che si sono aperte con la immuno-oncologia vanno rafforzate con scelte oculate per offrire al paziente nuove prospettive di cura”.

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