Giacopetti, al Pd di Perugia servono riorganizzazione e nuova visione per la città

Giacopetti: "Troppi non partecipano per strategia, se rappresento un alibi al disimpegno pronto a fare un passo indietro”

Referendum, Giacopetti, sconfitta profonda per Sì Città in controtendenza
Francesco GIACOPETTI

Giacopetti, al Pd di Perugia servono riorganizzazione e nuova visione per la città PERUGIA – Il Pd a Perugia non può permettersi di galleggiare fino al congresso. Deve, piuttosto, dare gambe a un progetto che affondi le radici nella mappatura fatta dal team Barca e che punti a una complessiva riorganizzazione interna e alla definizione di una nuova visione per Perugia città delle opportunità. Ma per centrare l’obiettivo è necessario “che nessuno indugi ulteriormente alla finestra e che ciascuno si carichi sulle spalle la propria quota di responsabilità”. Ne è convinto il segretario comunale Francesco Maria Giacopetti, che questa mattina ha incontrato la stampa insieme ad alcuni membri della segreteria comunale. “La fase politica che viviamo e il contesto cittadino ci richiamano a un impegno serrato e abbiamo tutte le carte in regola per affrontare la sfida con risposte all’altezza – sostiene Giacopetti.

Del resto negli ultimi anni, dalla dolorosa sconfitta alle amministrative a oggi, il Pd a Perugia ha dimostrato di saper reagire di fronte alle difficoltà e di essere un partito vivo. Subito dopo il voto del 2014 abbiamo dato vita alla prima conferenza programmatica cittadina, importante momento di elaborazione e confronto da cui è uscita l’ossatura del programma per le regionali. Alle regionali del 2015, ad appena un anno da una sconfitta storica, abbiamo promosso un percorso di partecipazione dal basso di contenuti e candidature e la coalizione guidata da Catiuscia Marini ha vinto, anche se di misura, con il Pd al 35,12%; questo non è successo in molti territori dell’Umbria, a partire dai Comuni della Media Valle del Tevere, in molti dei quali la coalizione di centrosinistra non ha ottenuto la maggioranza. Abbiamo, inoltre, eletto quattro consiglieri regionali, risultato storico se si pensa che cinque anni prima le preferenze espresse avevano portato all’elezione di un solo rappresentante perugino”. E poi il referendum: “Perugia è tra i pochi capoluoghi e le poche città umbre – ancora Giacopetti – in cui vince il sì. Un risultato non scontato se pensiamo che a Terni e Foligno, seconda e terza città dell’Umbria dove siamo al governo, è successo l’opposto”. Solo nell’ultimo anno “abbiamo ospitato, dopo anni di assenza dalla città, una festa nazionale a Pian di Massiano, rivoluzionandone la formula e focalizzando l’attenzione su un tema strategico per il futuro, la cultura; e abbiamo promosso il report Barca sullo stato di salute del partito. Un lavoro importante per cui Perugia ha rappresentato quella che è stata definita una ‘anomalia positiva’”. Certo, di lavoro ne rimane da fare. “Restano problemi enormi e che pesano come macigni sull’attività del Pd a Perugia.

Il primo – segnala Giacopetti – ha a che fare con l’estremizzazione del correntismo – a Perugia come altrove, va detto – che mina la solidità e del Partito e scarica sui luoghi del confronto tensioni che si producono altrove e che non hanno a che fare coi contenuti. Quindi in molti, purtroppo, hanno scelto di fare della ‘latitanza’ una strategia politica: si va troppo spesso in ordine sparso e si scelgono altri luoghi per confrontarsi e dibattere. Così si svuota il partito della sua forza ma soprattutto della sua dignità. Questo non è più tollerabile”. Giacopetti auspica, sul punto, un chiarimento, un “confronto alla luce del sole”. “Ho detto a più riprese e ribadisco stamattina: se la mia figura rappresenta un alibi alla mancata partecipazione di qualcuno sono pronto a farmi da parte, per il bene del Pd, non sono certo attaccato alla poltrona. Ci si confronti, anche su questo, in percorsi limpidi e trasparenti, non alimentando chiacchiere nei corridoi o, peggio, organizzando caminetti. Altrimenti non si indugi ulteriormente alla finestra e ciascuno si prenda sulle spalle la sua quota di responsabilità”. “C’è da lavorare per portare il partito al congresso con un progetto condiviso – sottolinea Giacopetti – e che proceda su due binari: uno interno, di riorganizzazione del partito; uno esterno, che veda il nostro impegno per l’elaborazione di una nuova visione di città. Dal punto di vista della riorganizzazione, ad esempio, è arrivato il momento di rilanciare i circoli, rivedendone la geografia e riducendone il numero, magari agganciando il ragionamento sulla nostra nuova struttura a quello sull’istituzione dei consigli di quartiere”. Per quanto riguarda i contenuti “ci sono da organizzare degli appuntamenti tematici, in cui la partecipazione, l’apertura alla città, il confronto e il dibattito diano forma a una visione per il futuro di ‘Perugia come città delle opportunità’ e che accenda i riflettori su alcuni temi centrali: il lavoro e il modello di sviluppo della città, l’Università e la cultura. Su questo, con la segreteria, abbiamo pensato di organizzare due eventi entro la prossima primavera, che siano un’occasione di dialogo con la città”.

“E’ tempo di rimboccarci tutti le maniche – conclude Giacopetti – e restituire al Pd il ruolo che gli compete, che è quello di definire l’agenda politica della città, non di inseguirla, di produrre politiche, di rappresentare le istanze della comunità, di essere utile alla città. L’attuale giunta si limita a gestire il contingente, non ha progetti: scarsi i risultati sul centro storico, le politiche culturali si riducono alla rievocazione o poco più, sul Turreno si continua a non voler ascoltare quello che viene dalla città, le politiche per l’infanzia si piegano alle cifre ma non guardano alla qualità e all’universalità del servizio, ad accogliere i senzatetto ci ha dovuto pensare il Cardinale; e mi fermo qui. A questo dobbiamo contrapporre una risposta forte, un Pd solido, credibile. Non galleggiamo, dunque: parliamoci e capiamo dove vogliamo andare. Lo dobbiamo al Pd e a Perugia”.

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