Bilancio regione, Marini, serio e solido per lavoro 6 anni

Marini: "Abbiamo dato risposte sui diritti delle persone, non abbiamo aumentato le tasse e tracciato politiche pubbliche per il futuro"

Bilancio regione, Marini, serio e solido per lavoro 6 anni

Il bilancio 2016 tiene conto di un lavoro importante che abbiamo svolto negli anni. Solo grazie a questo lavoro di RAZIONALIZZAZIONE possiamo presentare un bilancio che dà risposte e servizi per le persone, che non agisce sulla leva fiscale, che non aumenta la tassazione, che contiene politiche strategiche sul futuro dell’Umbria. Le manovre di risanamento dello Stato, con i relativi tagli, sono state assorbite grazie ad un processo riformatore molto solido; grazie al fatto che tutte le agenzie e le partecipate regionali sono in equilibrio; grazie ad una forte riduzione della spese, che ha portato a non avere più sedi in affitto, a drastiche riduzioni dei costi del personale e di quelli di funzionamento generale; grazie alla ridefinizione della funzione strategica a diversi soggetti per rendere il sistema regionale efficace ed efficiente.

La PROGRAMMAZIONE STRATEGICA E FUNZIONALE rappresenta l’asse portante per dare risposte a politiche di lavoro e sviluppo. La capacità di cofinanziamento che noi mettiamo in atto è consistente ed è la risposta a molte politiche centrali per le imprese; è il grande asse per le politiche di sviluppo che mettiamo a disposizione per la competizione delle imprese, per gli assegni di ricerca, per le politiche attive per il lavoro. L’asse prioritario con il quale diamo risposte per il sostegno a settori competitivi, perché mentre c’è un Umbria che ha sofferto la crisi per fortuna c’è un pezzo di Umbria che fa da volano per l’export e per l’innovazione e che continua a chiedere giustamente un supporto.

Questo è un BILANCIO STRATEGICO che si fonda su alcuni pilastri: nessuna nuova tassa agli umbri, detassazione alle imprese più innovative. E che fa scelte politiche forti, a partire da quella di liberare risorse per lo sviluppo per spingere quella parte del sistema produttivo che vuole competitività e che significa anche più lavoro, anche per i giovani. Ma soprattutto la centralità delle POLITICHE DI SVILUPPO con il cofinanziamento delle politiche comunitarie, dei programmi proposti al governo. Altra gamba importante è la COESIONE SOCIALE che è fatta non solo da questi fondi per il fondo sociale europeo, ma anche dall’operazione sul fondo sanitario: un miliardo e 800 milioni è esempio della massima responsabilità politica che abbiamo per l’assistenza, la cura e il benessere ma anche per l’impresa, innovazione, il lavoro e la ricerca.

IL WELFARE È UN PILASTRO DELLA CRESCITA. E la coesione sociale non è solo il welfare dell’assistenza e della disabilità. E ricordo che solo l’Umbria e la Toscana sono le regioni che hanno norme a tutela dei malati di Sla. Ma coesione sociale significa anche istruzione e cultura, come pure i fondi che mettiamo sull’innalzamento delle competenze umane. Ad esempio l’Istituto tecnico superiore che abbiamo finanziato è il primo del nostro Paese ed è stato da poco premiato dal Miur per l’ancoraggio al sistema delle imprese. La regione quindi fa anche alta formazione, perfino in sostituzione di altri enti locali.

Questo significa che anche in questi anni difficili la REGIONE MANTIENE LE SUE FUNZIONI. Il 2016 è un anno importante perché vanno in porto scelte fatte negli di anni scorsi: ad esempio con l’apertura di INFRASTRUTTURE viarie come la Quadrilatero, o con l’operazione quinquennale per il finanziamento della E45, o con la conclusione della Terni-Rieti, o con il finanziamento della Orte-Civitavecchia. Non dobbiamo dimenticare il lavoro di SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA. Non credo che la Regione debba fare gestione, ma le agenzie, gli enti strumentali non devono arretrare ma si devono sviluppare come soggetti di applicazione della programmazione regionale. I cambiamenti che si stanno introducendo in Sviluppumbria e Gepafin vanno in questa direzione: alla Regione competono le politiche di programmazione, indicare gli obbiettivi, programmare le risorse, per poi assegnare l’attuazione e la gestione operativa agli enti e alle agenzie strumentali.

Il bilancio 2016 affronta una strategia per continuare l’opera di razionalizzazione e CONTENIMENTO COSTI, reggendo anche l’impatto della riforma delle province, innovando l’attuazione delle politiche comunitarie. Il SIA nasce anche grazie a una forte scelta politica, pensata insieme al governo nazionale, per dare una risposta non meramente assistenziale, ma che agisce sulle politiche attive del lavoro. Il bilancio dice agli umbri che grazie al lavoro serio di GESTIONE DELLE RISORSE non si chiede ai cittadini nessun sacrificio per tenere i conti in ordine o per finanziare le politiche di sviluppo. Risorse che sono trovare nella spending review riallocando una parte di risorse improduttive verso politiche di coesione e di sviluppo. Per il quindicesimo anno consecutivo non si agisce sull’addizionale Irpef, Irap e tassa automobilistica. E lo facciamo senza rinunciare alle funzioni strategiche regionali, come qualche regione ha scelto di fare. Certo, ulteriori efficientamenti sarebbero positivi. Per esempio sul sistema di funzionamento dei nostri enti, per consentire di recuperare ancora più risorse su sviluppo e servizi.

La regione in questo bilancio si fa carico di molti INTERVENTI DELLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI, anche dei capoluoghi di provincia, sulle politiche di sviluppo, culturali, sui mezzi pubblici, sulle politiche sociali e per le famiglie, sugli asili nido, sulla non autosufficienza, sulla mobilità alternativa. Dobbiamo difendere un’impostazione che mette AL CENTRO LE PERSONE e le direttrici future di sviluppo della regione. Rivendichiamo le scelte anche abbiamo fatto: risorse sulle politiche di sviluppo con il cofinanziamento della programmazione europea, no a maggiore tassazione, razionalizzazione, mantenimento della coesione, portare a termine alcune grandi infrastrutture che la regione attendeva da anni. È vero che il bilancio è sempre più rigido con meno risorse disponibili nella parte corrente. Ma questo è frutto dei vincoli dell’Unine Europea che noi vogliamo cambiare”.

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