Bilancio regione, Mancini, da una parte Pd è ”sfiducia”

Mancini: "Ci sono in sanità liste d'attesa lunghissime e non c'è un'azione per ridurle"

Approvato Bilancio Regionale Umbria, Mancini, Lega, critico ma si astiene

VALERIO MANCINI-LEGA NORD (RELAZIONE DI MINORANZA n.1): “BILANCIO MOLTO RIGIDO, CHE NON DÀ GROSSE SPERANZE. DOCUMENTO AMPIAMENTE INSODDISFACENTE, NON SOLO A GIUDIZIO DELL’OPPOSIZIONE MA ANCHE A DELLA STESSA MAGGIORANZA. Lo dimostrano gli emendamenti presentati da parte del Pd, la cui entità economica e portata politica ne fanno in sostanza una vera e propria mozione di sfiducia mascherata. Non si potrebbe definire altrimenti la vera e propria bocciatura di Sviluppumbria e del suo operato. Come si potrebbe spiegare la proposta di aumentare in maniera netta le risorse per il sociale senza una condivisione di tale azione con la Giunta? Gli interventi proposti negli emendamenti di parte del PD sono condivisibili e addirittura fondamentali.

Tuttavia non sono sufficienti ad assicurare a questa regione il progetto di sviluppo complessivo di cui ha disperato bisogno. Non bastano dei palliativi per risolvere la situazione: serve un programma pluriennale credibile e concreto, proprio quello che manca a questo bilancio. L’incapacità di programmare appare del resto in tutta la sua evidenza nelle previsioni di spesa indicate dalla maggioranza per il 2017 ed il 2018. Una previsione che costituisce il mero rispetto formale di un obbligo di legge, ma che certifica l’incapacità della maggioranza di guardare oltre il quotidiano.

Mentre gli indicatori continuano a certificare la crisi del sistema umbro tutti i nodi irrisolti vengono al pettine: dall’inadeguatezza dei collegamenti stradali, ferroviari ed aerei alla gestione fallimentare del sistema di gestione dei rifiuti; dall’incapacità di tagliare drasticamente le liste d’attesa nella sanità, fino all’incapacità di sostenere famiglie ed imprese in questo momento di crisi. Questo bilancio è poco flessibile: su un totale di entrate di 2,940 miliardi solo 383 milioni, pari al 13 per cento, sono autonome. Cifra che però si riduce al 2,9 per cento, cioè solo 85 milioni di euro, in base al materiale che ci è stato dato in Commissione.

C’è un aumento delle spese per il personale per l’effetto della farsa Renzi–Delrio: i costi sono stati spostati dalla Provincia alla Regione, facendo ingenti danni. Gli interventi settoriali diminuiscono per via dell’accantonamento a fondi di rischio obbligatorio che passano da 2 a 22 milioni di euro. Il bilancio dovrebbe inoltre mettere in campo politiche serie per l’invecchiamento della popolazione umbra. C’è pochissimo per il sostegno alle nascite. Anche con l’inclusione sociale qualcosa si sta facendo, ma per poche persone, con pochi soldi e per poco tempo. Sarebbe il momento di fare sforzi in più, riducendo la spesa corrente. Renzi non taglia un solo euro alla politica romana, ma pensa bene di rifarsi sui cittadini. Gli umbri sono un popolo che paga le tasse e quindi non è giusto tagliare loro le risorse. Il rapporto tra Stato e Regione è fondato sull’incertezza totale. Così la Giunta ha un atteggiamento opportunistico e poco collaborativo: ha presentato il bilancio a ridosso della data di scadenza, senza condividerlo con le opposizioni e soprattutto con le associazioni di categoria.

L’Assemblea è da anni concentrata sulla riduzione delle spese di funzionamento e dispone di un budget ormai sufficiente solamente per la propria sopravvivenza funzionale. Se si eccettuano le spese obbligatorie non resta poi molto per l’attività istituzionale. Invece l’Assemblea legislativa ha una funzione importantissima che richiede uno stimolo per creare figure che possano sostenere l’azione di ogni singolo consigliere per fornire sempre più supporto alla Giunta con un contributo democratico e costruttivo nella speranza dell’ascolto. Crediamo sia arrivato il momento di dare una svolta a questa Regione sempre più isolata anche nel settore trasporti dove abbiamo un piano regionale sconclusionato. Siamo di fronte al declino irreversibile della ex Fcu. Oltre la penosa vicenda dell’aeroporto S. Francesco, e anche sulla Corte di Appello rischiamo la stessa cosa, con un declassamento in favore di altre regioni. L’Umbria, nel 2014, ha perso 1111 giovani perché emigrati altrove, si parla di 1600 nel 2015.

Questa è la prova che tutto quello che facciamo non è sufficiente. Ci sono in sanità liste d’attesa lunghissime e non c’è un’azione per ridurle. Rischiamo di affossare la vitalità dell’agricoltura, un settore che porta avanti una tradizione radicata nel popolo umbro, con imprese che stanno competendo benissimo nel mondo. Anche per il sociale e per la disabilità si spendono un sacco di soldi per tenere in piedi una macchina burocratica che non fa arrivare i soldi a chi ha bisogno. Insomma, spero che ci sia una capacità di ascolto da parte della Giunta, proprio quella che è mancata negli ultimi mesi”.

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