Aeroporto, Solinas, necessario riattivare rotte soppresse

Per Solinas solo così si potrà “consentire ai cittadini dell'Umbria e delle regioni limitrofe di continuare a viaggiare con comodità e rapidità

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attilio solinas

Aeroporto, Solinas, necessario riattivare rotte soppresse

“L’aeroporto ‘San Francesco d’Assisi’ è una delle porte fondamentali di collegamento dell’Umbria con l’Europa e deve essere mantenuto in vita a tutti costi. Si devono riattivare le tratte aeree attualmente soppresse ed accrescere la qualità e il numero dei collegamenti, per consentire ai cittadini dell’Umbria e delle regioni limitrofe di continuare a viaggiare con comodità e rapidità verso altre città italiane (compresi i luoghi di vacanza) ed europee, così come ai europei di raggiungere l’Umbria”. Lo dichiara il consigliere regionale del Partito democratico *Attilio Solinas*.

“In questi giorni – spiega – si è parlato molto della situazione problematica dello scalo umbro, legata essenzialmente al venir meno di alcuni collegamenti, in particolare quelli gestiti dalla compagnia aerea nazionale Alitalia; tagli delle rotte che hanno penalizzato anche altri aeroporti italiani di piccole dimensioni, come Cagliari, Alghero e Catania.

La rotta Perugia-Roma verso l’hub di Fiumicino necessiterebbe di una quota di almeno 60mila passeggerei/anno: ne sono stati raggiunti al massimo 34.000, per cui Alitalia ha bloccato i suoi voli, avanzando una richiesta di 6milioni di euro”.

Solinas ricorda che “negli anni, è stata attuata dall’ingegner Mario Fagotti, presidente di Sase, una politica oculata, tesa ad un incremento progressivo dei vettori e delle rotte, puntando, prevalentemente all’incremento dei passeggeri in arrivo verso l’Umbria.

Si è passati dai 40mila viaggiatori del 2004 agli oltre 270mila attuali, senza aumento dei dipendenti dell’aerostazione. E questo è un risultato apprezzabile anche perché si stima che ogni passeggero che arriva in Umbria comporta un introito per l’economia regionale di circa 100-150 euro. Per non considerare poi l’indotto legato alle tasse aeroportuali, ai parcheggi e ai servizi vari presenti al ‘San Francesco’.

Si sono ottenuti, inoltre, l’inserimento del nostro aeroporto tra i 30 di interesse nazionale e la concessione ventennale da parte dell’Ente nazionale per l’aviazione civile: ciò facilita il perseguimento dell’obiettivo di incrementare e di promuovere il territorio umbro attraverso i collegamenti aerei”.

“È chiaro – aggiunge – che l’aeroporto umbro è una realtà che è arrivata un po’ in ritardo rispetto ad altre città italiane ed è contenuta in termini di numero di passeggeri e di collegamenti rispetto ad esempio a Bergamo o Ancona.

Inoltre, la vicinanza di aerostazioni ‘potenti’ come Firenze, Pisa o Ciampino penalizzano lo scalo di Perugia. Per mantenere la presenza delle compagnie aeree a Sant’Egidio e contenere i costi dell’aerostazione sono dunque necessarie risorse sempre più consistenti. Negli ultimi anni, la Regione Umbria, attraverso Sviluppumbria e insieme agli altri soci di Sase, l’azienda che gestisce l’aeroporto umbro (tra cui Fondazione Cassa di Risparmio PG, Associazione industriali e Confcommercio) è riuscita a ripianare quasi del tutto i passivi di bilancio.

I soci di Sase hanno tutti confermato la volontà di sostenere i servizi dell’aeroporto e contribuire, anche per il futuro, al mantenimento dei collegamenti aerei con le proprie quote di partecipazione azionaria. È chiaro che gli attori pubblici, come la Regione e i Comuni interessati, devono continuare a fare la loro parte per mantenere attiva una componente essenziale del sistema regionale dei trasporti”. “Tra qualche mese Sase – conclude Solinas – presenterà un’offerta pubblica per attirare risorse nuove sul ‘San Francesco’.

L’auspicio di tutti deve essere quello di riuscire a trovare aziende solide, seriamente interessate ad investire sul nostro aeroporto e sull’Umbria, puntando ad una quota di 400-500mila passeggeri all’anno. La proposta di una ‘public company’ per Sant’Egidio invece, pur apparentemente plausibile, difficilmente riuscirebbe ad ottenere capitali e risorse sufficienti a mantenere attiva l’aerostazione”.

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