Accoglienza dei richiedenti asili, Rosetti M5s, tanti soldi, ma nessuna trasparenza

La trasparenza non è nel DNA di questo Paese

Accoglienza dei richiedenti asili, Rosetti M5s, tanti soldi, ma nessuna trasparenza
cristina rosetti

Accoglienza dei richiedenti asili, Rosetti M5s, tanti soldi, ma nessuna trasparenza PERUGIA – La trasparenza non è nel DNA di questo Paese, tanto che anche dopo le tanto sbandierate modifiche al decreto trasparenza, l’utilizzo di denaro pubblico viene tenuto celato ai cittadini. In seno al Comune di Perugia, il M5S si è più volte occupato in via indiretta del tema dell’accoglienza ai richiedenti asilo, visto che plurimi immobili del Comune di Perugia, quindi, dei cittadini di Perugia, vengono utilizzati in un modo o nell’altro a tale fine.

Ricordiamo che l’Ostello della Gioventù di Ponte Felcino, che, da convenzione, doveva essere utilizzato quale struttura ricettiva a basso costo e per attivare scambi culturali tra giovani oltre che per l’animazione e politiche culturali e sociali rivolte ai giovani, ormai da due anni viene utilizzato esclusivamente quale centro di accoglienza e smistamento per i migranti, senza che alcuna modifica ci risulti fatta alla convenzione in essere.

Così, il M5S, vista l’entrata in vigore della normativa ancora più ampia sull’accesso generalizzato ha presentato istanza di accesso alla Prefettura di Perugia, per conoscere i bandi, le convenzioni in essere, i possibili inadempimenti contrattuali, le strutture indicate dai partecipanti al bando e utili all’aggiudicazione dello stesso (magari vi comparivano immobili comunali!), i provvedimenti del Prefetto con riferimento alla struttura di Ponte Felcino, visto che i gestori ci dissero che sarebbe stata proprio la Prefettura ad individuare la struttura quale centro di smistamento. Alla richiesta, la Prefettura risponde con un diniego totale.

Anche se trattasi di impiego di denaro pubblico, ai cittadini, anche se consiglieri comunali, è escluso qualsiasi accesso, visto che, secondo la Prefettra, non si tratta di atti oggetto dell’obbligo di pubblicazione. Una impenetrabilità totale, che fa molto riflettere. In fondo, si tratta di soggetti che hanno partecipato ad un bando pubblico, “retribuiti” con denaro pubblico. Quindi, mentre per il progetto Spraar gestito da comuni, almeno ai consiglieri comunali, è riconosciuto l’accesso allo scopo di esercitare l’attività di controllo che gli compete e quindi gli atti di fatto sono conoscibili, tutto quello che è gestito dalla Prefettura rimane non ostensibile, quindi, non accessibile, anche quando l’accoglienza si fa nel proprio comune e anche quando la si fa negli immobili comunali.

E pensare che sul sito della Prefettura, alla voce trasparenza si legge questo: “il principio della trasparenza, inteso come «accessibilità totale» alle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, è stato affermato con decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Obiettivo della norma è quello di favorire un controllo diffuso da parte del cittadino sull’operato delle istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. In particolare, la pubblicazione dei dati in possesso delle pubbliche amministrazioni intende incentivare la partecipazione dei cittadini per i seguenti scopi: assicurare la conoscenza dei servizi resi, le caratteristiche quantitative e qualitative, nonché le modalità di erogazione; prevenire fenomeni corruttivi e promuovere l’integrità; sottoporre al controllo diffuso ogni fase del ciclo di gestione della performance per consentirne il miglioramento. Questa è l’Italia. Ma non demordiamo.

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