Perugia, la legge contro l’omofobia passa emendamento Smacchi

Durante la seduta della mattinata Sergio De Vincenzi (Rp) ha illustrato la relazione di minoranza

Perugia, la legge contro l’omofobia passa emendamento Smacchi PERUGIA – La proposta di legge “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale”, di iniziativa dei consiglieri Solinas, Leonelli e Chiacchieroni, è tornata in discussione a Palazzo Cesaroni. Durante la seduta della mattinata Sergio De Vincenzi (Rp) ha illustrato la relazione di minoranza a cui hanno fatto seguito gli interventi di Marco Squarta (FdI), Giacomo Leonelli (Pd), Silvano Rometti (SeR) e Raffaele Nevi (FI). La discussione sulla legge, interrotta per mancanza di numero legale nella precedente seduta d’Aula dopo la RELAZIONE DI MAGGIORANZA esposta da Attilio Solinas (https://goo.gl/BbGm29), è ripresa con la RELAZIONE DI MINORANZA, non senza un tentativo di riportare l’atto in Commissione, suggerito da Sergio De Vincenzi, che è stato messo ai voti e respinto con 14 contrari e 6 favorevoli.

RELAZIONE DI MINORANZA SERGIO DE VINCENZI: “ATTO CHE NON RISPETTA LE REGOLE E DELEGITTIMA L’ASSEMBLEA, DISCRIMINA ANCHE QUELLI CHE VUOLE TUTELARE, PERCHÉ SANCISCE LA LORO DIVERSITÀ – Assoluta contrarietà perché si tratta di una legge ‘ad categoria’, fondata su dati sensibili, e come tali tutelati dalla privacy, quali orientamento sessuale e identità di genere, dati peraltro né verificabili né con caratteri di stabile definizione nel tempo. La condizione discriminatoria non è descritta nelle sue fattispecie, quindi la medesima violazione da accertare non sarebbe accertabile ma sarebbe in un ambito ipotetico, soggettivo e la legge non può fondarsi su un criterio di soggettività. Se la condizione discriminatoria non è definita non si comprendono le misure di prevenzione, per non dire che vengono sottratte risorse ad altre urgenze. La legge in questione non si fonda sulla conoscenza statistica, nonostante esista un documento Istat che però non è stato preso in considerazione. La legge si basa sui dati forniti dalle associazioni Lgbt, senza approfondimenti da parte dei consiglieri, nel rispetto del principio conoscere per deliberare.

É molto grave che la norma crei presupposti per limitare la libertà di pensiero e di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione solo nel percepito soggettivo e non dell’oggettivamente determinabile. Norma che discrimina altre categorie di cittadini e la stessa categoria che si afferma di voler tutelare, infatti ne sancirebbe la diversità annullando l’uguaglianza con gli altri cittadini e riconosce privilegi non giustificabili. Il testo nemmeno garantisce il rispetto dell’articolo 30 sul diritto dovere dell’educazione dei figli da parte dei genitori, volendo portare nelle scuole il tema. Non garantisce il pieno rispetto dell’articolo 33 sul libero insegnamento delle arti e delle scienze. Infine la teoria gender introdotta come condizione che divarica il binomio maschile e femminile e colloca le persone in un indefinito genere di variazione non individuabile. Innalza al rango di organizzazioni sindacali organizzazioni di cittadini senza potere di intervento in ambito lavorativo. La norma finanziaria è riferita al 2016, approvata in commissione dopo verifica della compatibilità, ma il suo mancato aggiornamento fa sì che l’atto, ancorché emendabile, non si basa su un congruo esame da parte degli uffici. Ora viene in Aula con riduzione del 20 per cento della copertura ma le cose previste dalla legge sono sempre le stesse e forse di più, con gli emendamenti. Soprattutto il rispetto delle regole è questione morale: non lo dimentichi questa maggioranza che governa con il 23 per cento dei consensi a fronte di un 50 per cento di astensionismo. Maggioranza piena di contraddizioni interne che impone con arroganza il proprio pensiero su diritti civili di poche minoranze, in tempi di grave crisi economica.

OSATE FORZARE LE NORME A VOSTRO PIACIMENTO per fare e disfare, giustificando il tutto con pareri dirigenziali di poche righe anziché una doverosa istruttoria finanziaria. Pareri in Aula che differiscono magicamente fra una seduta e l’altra. L’atto si inabissa nel limbo per una settimana, ma il 28 marzo riemerge intonso nella sostanza dell’impossibilità di essere iscritto all’ordine del giorno, ma per magia risulta iscrivibile. Ciò indigna, coinvolge tutti, umilia i consiglieri di minoranza e quelli che non vi hanno votato, che sono la maggioranza di questa regione.

ATTO CHE NON RISPONDE ALLE REGOLE e DELEGITTIMA IL NOSTRO CONSESSO ISTITUZIONALE. Facciamo commissioni sulla legalità ma non siamo capaci di rispondere ai regolamenti interni. Tutto questo vi cadrà sulla testa, nulla sarà più come prima, sarebbe stato sufficiente riportare la norma in commissione, fare l’istruttoria e aggiornare la norma finanziaria. Saremmo potuti stare a discuterla senza stressare la credibilità delle istituzioni. Non avreste perso la faccia. I consiglieri cattolici o presunti tali del Pd non avrebbero il fucile puntato sulla schiena. Come è possibile chiedere ai cittadini di rispettare le leggi se non lo facciamo qui dentro. Il rispetto delle regole è fondamentale, l’onestà intellettuale è andata perduta. Qualsiasi forma di discriminazione va condannata, ma nel rispetto della dignità e dell’uguaglianza della persona, nell’interesse collettivo. Inopportuno, invece, di fronte a tante emergenze investire cifre anche minime di fronte a chi ha a che fare con il terremoto, alle famiglie senza reddito, al problema della denatalità: riteniamo siano queste le vere priorità di questa regione e che questo atto sia un corrispettivo elettorale. Qualcuno può riuscire a essere più uguale degli altri, fino al punto di farsi fare una legge ad hoc. Non sappiamo se questo sia il mandato elettorale del Pd, ma qualche dubbio lo abbiamo. Un partito ostaggio di una evidente minoranza sociale, sia pure molto aggressiva sul piano verbale e mediatico, e questo è il primo vero scandalo. Norma ‘a la carte’, che oltretutto privilegia chi non ha bisogno di privilegi perché normodotata, a differenza di altre persone meno fortunate. Non vorrei questa norma diventasse testa d’ariete per sdoganare il reato di libero pensiero, viste anche le durissime critiche all’emendamento Smacchi, nei confronti del quale vi sono state esagerate reazioni”.

INTERVENTI: MARCO SQUARTA (FDI): “NON METTO LA FACCIA SU UNA LEGGE VUOTA, IDEOLOGICA E SBAGLIATA – Ho cercato sempre, sin dall’iter in Commissione, di pormi di fronte a questa proposta di legge senza alcun pregiudizio, perché continuo a pensare che sui diritti dell’uomo e sul sociale in genere bisogna confrontarsi al di la dell’appartenenza politica. Ho votato convintamente in Aula la legge sulle politiche di genere perché prevedeva strumenti efficaci sul contrasto alla violenza contro le donne e per molte altre azioni utili a combattere le discriminazioni. Questa però è una legge con più emendamenti che articoli, manifestando in pieno lo stato comatoso in cui versa il Partito democratico. Chiunque si batte per il riconoscimento dei propri diritti merita rispetto, ma in questa legge viene soltanto rimarcato il dettato costituzionale. Non prevede nulla. È soltanto una bandierina politica che non contrasta l’omofobia, ma cita soltanto alcuni principi generali. Si poteva dar luogo invece ad una iniziativa legislativa per combattere tutte le discriminazioni, a partire dal bullismo nelle scuole, ma che non fosse ideologica e con la previsione di azioni e misure concrete. Non posso mettere la faccia su una legge ideologica e sbagliata”.

GIACOMO LEONELLI (Pd): “NELLA SOCIETÀ ATTUALE C’È PERCEZIONE DI STIGMA RISPETTO ALL’ORIENTAMENTO SESSUALE – Questa legge ha registrato una forte tensione emotiva ed è positivo il fatto che la discussione abbia travalicato Palazzo Cesaroni. Ma questa tensione è anche frutto di suggestioni da evitare. Dagli interventi dell’opposizione è emerso allo stesso momento che è una legge inutile o che distrugge la famiglia: delle due l’una. In Commissione la proposta originaria ha subìto molte modifiche, molte delle quali proposte dalle opposizioni che hanno dimostrato un atteggiamento collaborativo, per poi invece abbandonarsi a tatticismi di posizionamento. E non è assolutamente vero che non vengono date le giuste priorità alla lotta alle povertà, dove sono state stanziate risorse per 12 milioni di euro. Abbiamo assistito a troppe forme di benaltrismo. Oggi purtroppo l’orientamento sessuale viene vissuto da una parte della società come elemento di disvalore. Questa legge, sulla quale all’interno del nostro partito si è sviluppata una discussione tra sensibilità diverse, rappresenta un passo in avanti sulla cultura della non discriminazione. Alla fine siamo arrivati ad una sintesi rispettosa nella consapevolezza che l’opposizione ha preferito giocare una partita diversa. L’auspicio è che in quest’Aula prevalga, da parte di tutti, la valutazione del merito sul tatticismo”.

SILVANO ROMETTI (SOCIALISTI): “PUNTARE A CREARE UN AMBIENTE IN CUI LA DISCRIMINAZIONE E LA VIOLENZA SIANO BANDITI – Una legge che ha un contenuto culturale e che copre un vuoto normativo nazionale, tenendo conto delle competenze normative delle Regioni. Si tratta di questioni fondamentali su cui non dovrebbero essere alimentate divisioni, che sono estranee al merito delle questioni discusse. La Spagna, così come nove Regioni italiane, hanno leggi come quella che stiamo discutendo. I tentativi di fare ostruzionismo sono fuori luogo. Dobbiamo sconfiggere culturalmente la paura che muove anche l’omofobo. Sarà importante valutare gli effetti che la legge saprà produrre, utilizzando la rete formata da Consigliere di Parità e Centro pari opportunità”.

RAFFAELE NEVI (FI): “UN TESTO PIÙ EQUILIBRATO AVREBBE PORTATO AD UN VERO AMPLIAMENTO DEI DIRITTI, INVECE SI È SCELTA UNA LEGGE CHE DIVIDE LA SOCIETÀ – Anche il Papa ci chiama ad essere attenti all’evoluzione del mondo occidentale, senza però perdere i nostri riferimenti. Il tema dei diritti civili è stato affrontato in maniera troppo ideologica e questo ha creato discussioni accese. La maggioranza ha scelto di sfruttare un problema serio, quella della discriminazione, per intraprendere una campagna ideologica motivata dalla ricerca di consenso da parte di alcune associazioni in campagna elettorale. Dalla norma emerge in vecchio vizio del Pci di ritrarre la famiglia e l’impresa come il luoghi del male. La scuola pubblica, in questa legge, dovrebbe intervenire per affermare la giusta linea rispetto a quella impartita dalla famiglia. Il grande numero di emendamenti, anche della maggioranza, dimostra che è stato fatto un pessimo lavoro. Ci sono emendamenti che rendono ancora meno comprensibile il testo, come quelli sull’identità di genere o quello che prevede un monitoraggio della Regione all’interno delle aziende. Regione che dovrebbe addirittura sensibilizzare le imprese su questi argomenti: concetto che non si capisce neppure cosa significhi, se non una velata minaccia di penalizzazione nei bandi. Questo è un modo folle di scrivere leggi, che poi non vengono neppure attuate”.

GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO

ATTILIO SOLINAS (MISTO-MDP): “QUESTA LEGGE AGISCE NEL MERITO CON STRUMENTI EFFICACI NELLA SCUOLA, NELLA SOCIETÀ, NELLE AZIENDE, A TUTELA DI CITTADINI CHE HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI ALTRI. Mdp sostiene questa che è una ha un legge di civiltà, ha il suo riferimento nella Costituzione italiana, e attende di essere approvata oramai da 10 anni. Omosessuali e transgender sono una realtà definita. L’Europa ci ha richiamato più volte per discriminazione e atti di violenza nei confronti di queste realtà. Ho ritirato i miei emendamenti in accordo con il gruppo del Pd, accettando una rielaborazione necessaria per mettere d’accordo le varie anime del Pd. Non ho firmato il pacchetto di emendamenti, ma li condivido, anche se alcuni li considero pleonastici. Questa mattina ho presentato un emendamento all’articolo 12 per una questione di conformità con la legge sulla parità di genere. Questo articolo diventa inutile ed è da togliere”.

VALERIO MANCINI (LEGA NORD): “QUESTA LEGGE CERCA DI FAVORIRE CERTI DIRITTI PREVARICANDONE ALTRI, QUINDI TRADENDO LO SPIRITO DELLA LEGGE STESSA. La Lega è favorevole alla difesa dei diritti, ma assolutamente contraria alle strumentazioni politiche e ideologiche alla base di questa legge. Un testo ideologico che punta ad imporre il gender nella società umbra. L’educazione è tema da famiglie, le associazioni devono restare fuori. Questo pdl poteva essere approvato un anno fa. Non è stato fatto perché è una legge che divide. Tante famiglie hanno manifestato per lanciare un appello affinché questa legge venga ritirata. Non è questa la politica di cui ha bisogno la nostra Regione. I 40mila euro potrebbero essere applicate in maniera più costruttiva. Con questa legge state privilegiando delle persone rispetto ad altre, ma non c’è qualcuno più uguale degli altri. L’Italia è un paese gay-friendly e non un paese omofobo, come dimostrano i dati del Ministero dell’Interno: i reati che voi ipotizzate sono stati 10 in tre anni”.

CLAUDIO RICCI (RP): “VOTERÒ NO A QUESTA LEGGE, SOPRATTUTTO PER ALCUNI PASSAGGI LEGATI ALLE INFORMAZIONI SULL’AFFETTIVITÀ, E PER QUEGLI AMBITI DOVE LA LEGGE INCIDE IN AMBIENTI SCOLASTICI E CULTURALI. Il disegno di legge vorrebbe ampliare ulteriormente le azioni culturali che possono evitare ogni forma di discriminazione. Ma il quadro legislativo nazionale può fare molto di più di quello regionale. Fino agli articoli 1 e 2 c’è stata ampia condivisione della norma. Ma articoli come il 3 e l’8 vorrebbe inserire questo tema in un quadro scolastico e familiare dove è giusto che rimanga un doverose rispetto delle peculiarità del nostro modello di società. Sono per la famiglia naturalmente costituita, con rispetto rigoroso per chi fa altre scelte. Il quadro dei diritti e tutela deve essere analogo per qualsiasi persona. Mi convincono alcuni aspetti della legge come la costituzione dell’Osservatorio per raccogliere informazioni utili a risolvere problemi e discriminazioni. Anche se gli osservatori regionali cominciano ad essere in un gran numero e forse andrebbero razionalizzati”.

ANDREA SMACCHI (Pd): “UNA LEGGE CHE DEVE TENERE UNITA LA COMUNITÀ REGIONALE – Questa è una legge che deve tenere unita la comunità regionale e non dividerla. È tempo di una buona legge, ma anche di far emergere la verità rispetto a quanto è stato detto e scritto. All’annuncio di un mio emendamento alla legge per apportare alcune modifiche, tra i commenti più teneri ricordo le definizioni di: vergogna, inutile e dannoso. Di fatto una campagna di screditamento congegnata con scrupolo da componenti del mio stesso partito. Vorrei però sottolineare che il contenuto della mia proposta è lo stesso contenuto in un emendamento presentato nel 2013 alla camera dal deputato Valter Verini e poi votato dalla maggioranza e dal Governo. Della tematica e della mia proposta si è parlato su Facebook. Poi persone di buona volontà, invece di mettersi davanti ad una tastiera, si sono messe intorno ad un tavolo per capire il perché dell’emendamento. Della legge c’è necessità, ma non deve essere ideologica, ma utile a tenere unita la comunità. Garantire i diritti a tutti significa rispettare tutti. In questo contesto si è pensato alle proposte migliorative. Rimangono chiaramente i princìpi di condanna verso tutte le discriminazioni ed verso ogni forma di violenza. Viene ribadita la libertà di manifestare opinioni e pensiero individuali ed in forma associata. Viene prevista invece la formazione per i soli insegnanti e genitori e non per gli studenti. Si ribadisce con forza l’articolo 30 della Costituzione secondo il quale l’educazione dei figli spetta ai genitori, con eventuali azioni di supporto se essi risultassero inadeguati. Altra proposta riguarda la possibilità che la Regione valuti la costituzione di parte civile in caso di violenze e discriminazioni varie. In ultimo si propone la presenza delle famiglie nell’ambito dell’Osservatorio. Su questi punti, su queste proposte migliorative ci impegniamo a votare la legge”.

SERGIO DE VINCENZI (Rp): “TUTELARE ED EDUCARE I FIGLI COMPETE AI GENITORI – Più volte si è fatto riferimento alla mia veemenza nella discussione. Ma questo non è per una questione ideologica. Anche nel corso dell’iter in Commissione ho sempre rimarcato come dietro questa legge ci sia una impostazione ideologica. Ho sempre chiesto di tenere fuori i bambini ed i giovani. Tutelare ed educare i figli compete ai genitori. Quindi incontriamo e formiamo i genitori che devono essere i primi responsabili dell’educazione dei figli. Gli incontri possono eventualmente essere fatti con i ragazzi delle scuole superiori, che hanno già un’età che gli permette una capacità critica”.

CARLA CASCIARI (Pd): “OGGI LE UNIONI CIVILI SONO LEGGE, MENTRE QUI SI CONTINUA A GIOCARE CON TATTICISMI POLITICI – Si tratta di una legge che l’Assemblea aspetta da due anni, ma partita nel 2014, nella precedente legislatura. Il lavoro della Commissione va rispettato perché si è basato su un costante confronto e partecipazione. Il Governo è andato avanti e le unioni civili oggi sono diventate legge, ma in quest’Aula si sta ancora giocando, con tatticismi politici. Credo che la politica debba uscire da questo contesto perché continuare sulla strada del rimpallo non serve a nessuno. Nella mia precedente esperienza di assessore regionale alle politiche sociali mi sono confrontata spesso sulla percezione di famiglia, e la legge regionale sulla famiglia credo sia stato un punto di arrivo per tutti, per tutti i mondi politici, per tutte le sensibilità, visto che alle famiglie, a tutte le famiglie, tradizionali e uni-personali venivano riconosciuti sostegni. Da una ricerca effettuata sui social emerge che l’Umbria, nonostante sia riconosciuta come regione tollerante ed inclusiva, viene collocata tra le regioni in cui gli insulti molto facilmente scrivibili nel linguaggio dei social risultano ancora essere una delle prime realtà in cui viene utilizzato un linguaggio offensivo per alcune categorie: soprattutto donne, omosessuali e disabili. E questa legge non fa altro che fornire qualche strumento in più per combattere le discriminazioni e per sostenere tolleranza e rispetto dei diritti individuali”.

MARIA GRAZIA CARBONARI (M5S): “PROBLEMI DI DISCRIMINAZIONE ESISTONO E VANNO AFFRONTATI. Le donne subiscono discriminazioni ogni giorno. Questa legge non lede i diritti di alcuno ma amplia quelli di tutti. Necessario fare un passo avanti”.

CATIUSCIA MARINI (PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE): “UNA LEGGE CHE PROMUOVE AZIONI POSITIVE, DIMINUISCE LA CONFLITTUALITÀ E TUTELA DIRITTI IMPORTANTI AFFERENTI LA SFERA PRIVATA – L’iter di questo provvedimento ha seguito correttamente il percorso del lavoro in commissione e ricordo che è possibile approvare leggi che non necessariamente comportino ulteriori spese. La materia di cui ci stiamo occupando compete assolutamente all’operato della Regione. La strada contro le discriminazioni è lunga e tormentata, fatta di piccole tappe. In altri Paesi si torna indietro, noi siamo in una parte del mondo che grazie a un mix di culture ha portato un grande arricchimento, elaborato gli ideali della democrazia e costituito il punto avanzato nella costruzione del diritto e nella tutela dei diritti degli uomini. Cosa c’è da tutelare di più importante dei diritti connessi alla propria vita privata e alle proprie scelte personali. La Costituzione chiede di rimuovere gli ostacoli al concetto di uguaglianza. La storia di questo Paese ci consegna una riflessione profonda: solo a fine anni Novanta è stato modificato il Codice penale per arrivare al reato di violenza sessuale come delitto contro la libertà della persona. Non si nasce omofobi, lo si diventa, attraverso l’educazione e le formazioni sociali e religiose cui apparteniamo. Tanti i luoghi dove può esserci una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere e comune e dove si costruisce un apparato culturale e si formano discriminazioni. Bisogna perciò assumere la responsabilità di far rispettare i diritti. Carta dei diritti fondamentali della UE per la prima volta afferma quello all’orientamento sessuale. Viene chiesto ai governi di contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Portiamo i nostri valori, ma anche una responsabilità pubblica e collettiva. Questa legge è un piccolo passo in avanti. Vorremmo una società meno razzista, meno antisemita, solo la democrazia, con la tolleranza e il dialogo, permette di farlo. Dialogo e comprensione contano più della difesa delle posizioni. Se anche ci fosse una sola persona che si sentisse discriminata, avremmo già buone ragioni per discuterne. A maggior ragione, se sono minoranze, serve una cultura che le protegga e le sostenga. Una legge che promuove azioni positive, tende a diminuire la conflittualità, a non accettare forme orribili di discriminazione, il pestaggio, chi non ce la fa più perché si sente rifiutato. Non vuol dire che non ci occupiamo delle altre grandi questioni. Mi auguro che le opposizioni siano al nostro fianco nelle politiche attive che affrontano i temi dell’esclusione sociale, che riguardano le famiglie, molte regioni, a differenza di noi, non hanno prodotto nessuna legge regionale sulla famiglia. Una discriminazione che attiene alla sfera privata deve essere di interesse regionale. Giusto che la Regione si doti di uno strumento che aiuti a colmare qualche piccolo ritardo che la nostra società ha in questo campo”.

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1 Commento

  1. Questo è un mercato: Lobbies che promettono finanziamento al “politico di turno” ormai fuori gioco, in virtù dei nuovi giovani rampolli del potere che lo hanno scalzato dallo scenario. Queste lobbies, motore della mercificazione dell’uomo, gli danno “nuova speranza”, per continuare a non fare i tanti mestieri che la nostra società avrebbe potuto loro garantire in passato. Che schifezza.. chi sa se hanno figli e nipoti? di che “gender” sono? I cattolici che hanno votato questa forzatura ne dovranno rendere conto ai loro elettori e a qualcun Altro. Gli altri.. beh! gli altri, un giorno, si dovranno guardare allo specchio.

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