Inaugurato dal cardinale Gualtiero Bassetti il presepe delle Logge di Braccio a Perugia

Che davvero la “Luce” di Betlemme possa illuminare ogni uomo e ogni donna di buona volontà, perché Gesù è venuto tra noi per questo

Inaugurato dal cardinale Gualtiero Bassetti il presepe delle Logge di Braccio a Perugia PERUGIA – «Quest’anno abbiamo voluto fare il presepe estremamente povero e Gesù Bambino non ha nemmeno la capanna, perché è il segno della nostra povertà. Siamo tutti poveri, peccatori e anche se crediamo di essere qualcuno, siamo tutti bisognosi di perdono e della misericordia di Dio». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha commentato l’allestimento del tradizionale presepe nelle Logge di Braccio adiacente alla cattedrale di San Lorenzo di Perugia, nella centralissima piazza IV Novembre, inaugurato e benedetto dallo stesso presule nel pomeriggio della II Domenica d’Avvento, il 10 dicembre, sfidando un gelido vento di tramontana.

All’incontro era presente anche il sindaco Andrea Romizi e un nutrito gruppo di fedeli tra cui alcuni giovani teologi dell’Università Lateranense in visita a Perugia e i cantori di Comunione e Liberazione che hanno animato con canti natalizi l’inaugurazione del presepe realizzato da alcuni ragazzi dell’Operazione Mato Grosso.

Il cardinale Bassetti ha proseguito la sua breve riflessione ricordando quando incontrò Madre Teresa di Calcutta. «Le chiesi chi fosse il povero del nostro tempo – ha detto il porporato –, ma lei non rispose menzionando né una categoria sociologica né moralistica, disse semplicemente: “tutti siamo poveri perché dobbiamo morire”.

Siamo tutti dei mendicanti di “Luce” e la “Luce” viene dal Natale, che è più soffusa rispetto a quella della Resurrezione che illumina con intensità ogni uomo che viene in questo mondo. Quella del Natale è la “Luce” della prima tappa del mistero di Cristo, della sua incarnazione, che rappresenta la sua venuta tra noi prendendo su di sé la nostra natura umana e noi non siamo più soli. Gesù è l’Emmanuele, è il Dio con noi».

«Ci prepariamo a vivere il Natale con tutta questa povertà del presepe – ha concluso il cardinale –, che esprime tante povertà, come quella del terremoto che ha colpito ampie zone del Lazio, delle Marche, dell’Umbria e l’Isola di Ischia, che ho visitato recentemente. Quanta povertà, quante persone con un lavoro precario o senza lavoro, quanti poveri vivono sulla strada…Questo presepe è il segno di tutte le nostre povertà materiali, spirituali e morali. Che davvero la “Luce” di Betlemme possa illuminare ogni uomo e ogni donna di buona volontà, perché Gesù è venuto tra noi per questo».

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