Educatrici nidi comunali in stato di agitazione, tanti i problemi e il comune che fa?

L'amministrazione vuole cambiare il contratto per quanto riguarda il calendario scolastico

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Educatrici nidi comunali in stato di agitazione, tanti i problemi e il comune che fa?

PERUGIA – Stato di agitazione del personale educativo dei nidi comunali di Perugia e in particolare del nido Tiglio 1. I motivi sono tanti, tra questi c’è il problema delle iscrizioni che stanno subendo dei ritardi mostruosi. “Negli anni precedenti  – ha comunicato una maestra nel nido comunale Tiglio 1 si facevano ad aprile per il mese di settembre, quest’anno saranno aperte, forse, dal 6 al 26 luglio, ma solo online”. Non tutte le famiglie sono a conoscenza di questo, e chi lo sa potrebbe, pure facendo l’iscrizione nei tempi prestabiliti, non rientrare nella graduatoria.

Ecco che qui entrano in gioco le strutture private. “E’ una chiara manovra politica per favorire le strutture private – hanno detto alcune famiglie -. Noi genitori siamo indignati da tutto ciò visto che in quel periodo saranno tante le famiglie che per svariati motivi non potranno accedervi, ritrovandosi costrette il prossimo anno a iscrivere i figli presso strutture private che in tanti non possono permettersi. Le strutture comunali stanno operando con battaglie sindacali che noi genitori appoggiamo e sosteniamo”.

 

Ma come detto, non c’è solo il problema delle iscrizioni. “Vogliono cambiare il nostro contratto per quanto riguarda il calendario scolastico – ha detto una educatrice -. Noi attualmente lavoriamo 42 settimane  all’anno, compreso Natale (8 giorni liberi) e Pasqua (3 giorni liberi) che siamo a disposizione. L’amministrazione vorrebbe che noi scorporassimo questi giorni in cui siamo a disposizione per allungare il periodo lavorativo fino a luglio. Loro vorrebbero rivoluzionare il tutto perché non va bene come facciamo. Siamo in lotta per questo. Siamo stanche fisicamente, con i bambini è faticoso, tra l’altro è stato aumentato il rapporto educatore-bambino, prima era 1 a 6, ora l’hanno portato 1 a 8 (ogni educatrice 8 bambini)”.

Bisogna poi lottare con il caldo. Alcune strutture comunali non hanno il climatizzatore d’aria. La temperatura, in questi giorni, a volte arriva anche a 37 gradi, creando disagi non solo alle educatrici, ma anche i bambini.

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