Perugia, 09/02/2012 ore 09.33

cronaca HP

TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO: AL VIA IL PROGETTO PILOTA SUL NUOVO PROGRAMMA DI SCREENING

Monia Rossi (TGCeventi)
13/07/2010 ore 16.39

(UJ.com) CITTA' DI CASTELLO - Spetta alla ASL1 collaudare il progetto con cui la Regione Umbria ha deciso di aggiornare il nuovo programma di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero sulla base del rischio diversificato per fasce di età.  La procedura di invito e di esecuzione del test è la stessa, salvo che alle donne con età compresa tra i 35 e i 64 anni sarà offerto un test per la ricerca del Dna di Papilloma virus, invece che il tradizionale esame citologico o Pap-test, con benefici certi tanto sul fronte diagnostico quanto su quello psicologico.

 

Il tumore del collo dell’utero è il primo tumore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce come sicuramente causato da un’infezione virale dovuta a Papilloma Virus umano (HPV), del quale alcuni tipi sono ad alto rischio oncogeno. La scelta di collaudare nella ASL1 questo nuovo programma di screening va cercata in due principali requisiti: il bacino di utenza dell’Alta Umbria, dove ogni anno sono invitate a fare lo screening circa 12.000 donne, e l’organizzazione, che vede cinque sedi maggiori dei consultori (San Giustino, Città di Castello, Umbertide, Gubbio, Gualdo Tadino e Fascia Appenninica), in cui operano  professioniste (ginecologhe ed ostetriche) di consolidata esperienza e competenza sulla prevenzione dei tumori del collo dell’utero.

 

“Questa nuova procedura, di sperimentata efficacia scientifica - precisa il direttore generale della ASL1 Emilio Duca – produce un duplice vantaggio. Il primo  vantaggio interessa  tutte le donne che eseguono il test (dai 25 ai 64 anni). La donna riceve l'invito a presentarsi al più vicino consultorio, ha ancora la possibilità di modificare l’appuntamento fissato in base alle sue necessità ed esegue il test come sempre, ma con la nuova metodica di prelievo, qualora sia necessario un esame di approfondimento, il laboratorio di citologia, che è quello della ASL2 di Perugia, sarà in grado di utilizzare lo stesso campione prelevato senza dover richiamare la donna.

 

In poche parole - conclude il direttore Duca - la donna sarà informata direttamente del risultato finale e le sarà risparmiato il disagio fisico ed emotivo di un nuovo prelievo. Il secondo vantaggio deriva dal fatto che il test tiene conto del differente rischio di progressione dell’infezione da papilloma virus in base all’età della donna. Infatti,  sopra i  35 anni l’infezione che dovesse persistere ha una maggiore probabilità di progredire e determinare lesioni cellulari pre-cancerose, perciò si va a ricercare direttamente nelle cellule prelevate il Papilloma Virus ad alto rischio”.  Per le ragazze dai 25 ai 34 anni, in cui l’infezione tende a risolversi spontaneamente in oltre l’80% dei casi, si continuerà a proporre il Pap-test che va a diagnosticare le alterazioni cellulari.

 

La responsabile del servizio di igiene e sanità pubblica Daniela Felicioni  spiega nel dettaglio  il percorso  del programma di screening: “La donna riceverà per posta un invito  ad  effettuare il test nel consultorio più vicino, con possibilità di  modificare  l’appuntamento in base alle sue necessità. Un’ostetrica preleverà  in modo  rapido e indolore un campione di cellule dal collo dell’utero che  sarà  sottoposto ad esame e, come sempre, il risultato del test sarà  comunicato  per posta. L’unica variazione riguarda la metodica: il prelievo  infatti non sarà più strisciato su vetrino (striscio), ma inserito in un contenitore con del liquido di fissaggio. Ciò permette  che,  nell’eventualità sia necessario fare altri test di  approfondimento (citologico o ricerca dell’HPV HR), possa essere utilizzato lo stesso  campione già prelevato, senza necessità di richiamare la donna. Solo  nel  caso in cui anche  il secondo test (tecnicamente detto “di triage”)  risulti  positivo, la donna sarà contattata per ricevere spiegazioni dettagliate e fissare l’appuntamento per l’approfondimento diagnostico  successivo: la  colposcopia”.

 

Va ricordato che il percorso del programma di screening, dal test  primario  agli approfondimenti ed eventuali trattamenti, è gratuito, non  necessita di  impegnativa del medico ed è garantito   direttamente dalle ostetriche della  ASL. E’ inoltre  importante rispettare i controlli programmati,  proposti  alla giusta scadenza.  Solo in questo modo la prevenzione sarà  efficace. La regolare esecuzione del test ogni tre anni permette di ridurre notevolmente la probabilità di avere un tumore del collo dell’utero: l’andamento di questo tumore nel nostro territorio negli ultimi 10 anni ha  mostrato infatti una netta riduzione tra le donne che eseguono  regolarmente  il test di screening, con tendenza alla scomparsa delle forme invasive.

 


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