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TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO: AL VIA IL PROGETTO PILOTA SUL NUOVO PROGRAMMA DI SCREENING
Monia Rossi (TGCeventi)
(UJ.com) CITTA' DI CASTELLO - Spetta alla ASL1 collaudare il progetto con cui la Regione Umbria ha deciso di aggiornare il nuovo programma di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero sulla base del rischio diversificato per fasce di età. La procedura di invito e di esecuzione del test è la stessa, salvo che alle donne con età compresa tra i 35 e i 64 anni sarà offerto un test per la ricerca del Dna di Papilloma virus, invece che il tradizionale esame citologico o Pap-test, con benefici certi tanto sul fronte diagnostico quanto su quello psicologico.
Il tumore del collo dell’utero è il primo tumore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce come sicuramente causato da un’infezione virale dovuta a Papilloma Virus umano (HPV), del quale alcuni tipi sono ad alto rischio oncogeno. La scelta di collaudare nella ASL1 questo nuovo programma di screening va cercata in due principali requisiti: il bacino di utenza dell’Alta Umbria, dove ogni anno sono invitate a fare lo screening circa 12.000 donne, e l’organizzazione, che vede cinque sedi maggiori dei consultori (San Giustino, Città di Castello, Umbertide, Gubbio, Gualdo Tadino e Fascia Appenninica), in cui operano professioniste (ginecologhe ed ostetriche) di consolidata esperienza e competenza sulla prevenzione dei tumori del collo dell’utero.
“Questa nuova procedura, di sperimentata efficacia scientifica - precisa il direttore generale della ASL1 Emilio Duca – produce un duplice vantaggio. Il primo vantaggio interessa tutte le donne che eseguono il test (dai 25 ai 64 anni). La donna riceve l'invito a presentarsi al più vicino consultorio, ha ancora la possibilità di modificare l’appuntamento fissato in base alle sue necessità ed esegue il test come sempre, ma con la nuova metodica di prelievo, qualora sia necessario un esame di approfondimento, il laboratorio di citologia, che è quello della ASL2 di Perugia, sarà in grado di utilizzare lo stesso campione prelevato senza dover richiamare la donna.
In poche parole - conclude il direttore Duca - la donna sarà informata direttamente del risultato finale e le sarà risparmiato il disagio fisico ed emotivo di un nuovo prelievo. Il secondo vantaggio deriva dal fatto che il test tiene conto del differente rischio di progressione dell’infezione da papilloma virus in base all’età della donna. Infatti, sopra i 35 anni l’infezione che dovesse persistere ha una maggiore probabilità di progredire e determinare lesioni cellulari pre-cancerose, perciò si va a ricercare direttamente nelle cellule prelevate il Papilloma Virus ad alto rischio”. Per le ragazze dai 25 ai 34 anni, in cui l’infezione tende a risolversi spontaneamente in oltre l’80% dei casi, si continuerà a proporre il Pap-test che va a diagnosticare le alterazioni cellulari.
La responsabile del servizio di igiene e sanità pubblica Daniela Felicioni spiega nel dettaglio il percorso del programma di screening: “La donna riceverà per posta un invito ad effettuare il test nel consultorio più vicino, con possibilità di modificare l’appuntamento in base alle sue necessità. Un’ostetrica preleverà in modo rapido e indolore un campione di cellule dal collo dell’utero che sarà sottoposto ad esame e, come sempre, il risultato del test sarà comunicato per posta. L’unica variazione riguarda la metodica: il prelievo infatti non sarà più strisciato su vetrino (striscio), ma inserito in un contenitore con del liquido di fissaggio. Ciò permette che, nell’eventualità sia necessario fare altri test di approfondimento (citologico o ricerca dell’HPV HR), possa essere utilizzato lo stesso campione già prelevato, senza necessità di richiamare la donna. Solo nel caso in cui anche il secondo test (tecnicamente detto “di triage”) risulti positivo, la donna sarà contattata per ricevere spiegazioni dettagliate e fissare l’appuntamento per l’approfondimento diagnostico successivo: la colposcopia”.
Va ricordato che il percorso del programma di screening, dal test primario agli approfondimenti ed eventuali trattamenti, è gratuito, non necessita di impegnativa del medico ed è garantito direttamente dalle ostetriche della ASL. E’ inoltre importante rispettare i controlli programmati, proposti alla giusta scadenza. Solo in questo modo la prevenzione sarà efficace. La regolare esecuzione del test ogni tre anni permette di ridurre notevolmente la probabilità di avere un tumore del collo dell’utero: l’andamento di questo tumore nel nostro territorio negli ultimi 10 anni ha mostrato infatti una netta riduzione tra le donne che eseguono regolarmente il test di screening, con tendenza alla scomparsa delle forme invasive.
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