Istituzioni
ISTITUZIONI - APPROVATA RIDUZIONE A 30 DEI CONSIGLIERI REGIONALI
(UJ.com) PERUGIA - Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza in seconda lettura (18 voti favorevoli e 9 astenuti), dopo il voto favorevole già espresso il 22 aprile 2009, il testo della legge che modifica lo Statuto regionale riducendo a 30 il numero dei componenti dell'Assemblea (articolo 1, votato all'unanimità) e ad un massimo di 8, oltre al presidente, il numero degli assessori (articolo 2, votato con 18 voti a favore e 9 contrari). Il consigliere Enrico Melasecche (Udc) ha espresso voto favorevole nelle 3 votazioni. Gran parte del dibattito ha riguardato anche le questioni relative alla legge elettorale regionale.
I lavori hanno preso il via dopo una pausa di 40 minuti richiesta dal capogruppo di An – Pdl Franco Zaffini che ha chiesto tempo per l'opposizione al fine di “riflettere sull'atteggiamento da tenere dopo che la maggioranza non ha rispettato l'ordine dei lavori concordato, che prevedeva la seconda lettura dello Statuto e la contemporanea approvazione della legge elettorale. Ora invece dovremmo votare una modifica dello Statuto senza alcuna garanzia su una legge elettorale che tuteli la governabilità ma anche la rappresentatività delle forze politiche”.
Alla ripresa dei lavori sono intervenuti OLIVIERO DOTTORINI (Verdi e civici) “NON PARTECIPERÒ AL VOTO PER PROTESTARE CONTRO LA LEGGE TRUFFA - Oggi ci troviamo a dare un parere su un pacchetto di proposte che riguardano sia la modifica dello statuto, sia i criteri che dovranno portare la nostra regione a una nuova legge elettorale. Sullo Statuto dobbiamo prendere atto dell’errore che cinque anni fa portò maggioranza ed opposizione unite a innalzare da 30 a 36 il numero dei consiglieri regionali. Oggi i tanti movimenti di protesta e il crescente disamore dei cittadini nei confronti della politica consigliano a quegli stessi gruppi consiliari di fare marcia indietro. Sembrano dire: 'ci abbiamo provato e siamo stati scoperti'. Siamo stupiti per l'assoluta mancanza di pudore che spinge oggi alla presentazione delle linee di una legge truffa, antidemocratica e ritagliata sul profilo di due o tre forze politiche. Non soddisfatti del disastro provocato attraverso la pretesa autosufficienza dell’aprile 2008, non soddisfatti dello sbarramento alle elezioni europee, la proposta avanzata oggi prevede un listino di sei persone non scelte dagli elettori, uno sbarramento che per la provincia di Perugia si aggira tra il 5,3 e il 5,8 per cento e per la provincia di Terni va oltre il 14 per cento: roba da fare impallidire chi, come Calderisi e il centrodestra, stanno tentando di inserire una soglia pari al 4 per cento nella legislazione elettorale relativa alle regionali. La proposta che viene avanzata oggi è concepita per avvantaggiare soltanto i due partiti maggiori. Stiamo parlando di una legge di dubbia costituzionalità, fatta su misura per due soli partiti, che decapita la democrazia ponendo sbarramenti che non esistono in nessuna regione d’Italia, che va oltre le più segrete fantasie del Veltroni dei tempi d’oro (quello che ha consegnato l’Italia a Berlusconi) o del Calderoli del 'Porcellum'. La proposta che abbiamo sempre sostenuto prevede quindi l’abolizione del listino, il premio di maggioranza alla coalizione vincente per consentire la governabilità, nessun capolista bloccato e quindi scelto dalle segreterie dei partiti, una soglia di sbarramento che sarebbe giusto non oltrepassasse il 3 per cento, ma che siamo pronti a fissare al 4 per cento, come pare chiedere la proposta avanzata dal testo in discussione in Parlamento. Senza penosi stratagemmi per avvantaggiare questo o quel partito. Non ci piacciono le strategie per assegnare più o meno seggi alla provincia di Terni sulla base degli interessi dei singoli gruppi: l’unico criterio deve essere quello relativo alla popolazione e non si possono individuare escamotage per dare contentini”.
FIAMMETTA MODENA (FI – Pdl) “FAVOREVOLI ALLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI CONSIGLIERI, NON ALLA GIUNTA DA 8 OLTRE AL PRESIDENTE. SERVE LEGGE ELETTORALE CONDIVISA – La riduzione del numero dei consiglieri regionali, con il ritorno a 30, ci trova concordie quindi voteremo a favore dell'articolo 1. Siamo invece contrari all'articolo 2 che fissa ad 8 il numero degli assessori. Resta comunque aperto il problema dei rapporti istituzionali tra maggioranza e opposizione: il percorso concordato doveva prevedere l'approvazione di una legge elettorale condivisa, sebbene questa fosse una scelta non facile dopo lo scontro tra maggioranza e minoranza seguito alla presentazione della prima bozza di legge elettorale. Ora invece ci riserviamo ogni tipo di iniziativa nel caso in cui la legge elettorale stravolga i principi della rappresentanza e della governabilità, andando ad incidere sulle normali regole democratiche. L'ordine del giorno sulla legge elettorale che doveva essere presentato tra la prima e la seconda lettura delle modifiche allo Statuto non si è visto, a dimostrazione delle difficoltà interne al centrosinistra. Esiste un reale problema di affidabilità nella interlocuzione istituzionale. Non condividiamo che le modifiche alla legge elettorale diventino un fatto politico legato alla costruzione delle alleanze. Non è un caso che la bozza della legge stessa sia stata modificata dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative”.
GIANLUCA ROSSI (Pd) “FONDAMENTALE GARANTIRE LA RAPPRESENTANZA DI TUTTI I TERRITORI REGIONALI – La riduzione del numero dei consiglieri regionali non è legata ad un problema di costi, ma rappresenta soprattutto una risposta al comune sentire dei cittadini. Cinque anni fa fu deciso di aumentare il numero a 36 per rimediare ad una legge che escludeva in modo sistematico alcune aree della regione dalla rappresentanza in Consiglio regionale. Chi non ha consensi sufficienti, questo è certo, non potrà entrare in Consiglio regionale, non è questo il problema. Bisogna invece assicurare la rappresentanza dei diversi territori regionali, la legge regionale verrà in un secondo tempo: quella attuale si è dimostrata carente e andrà modificata, secondo noi le linee da seguire sono quelle che abbiamo avanzato in Commissione Riforme. E non si potrà certo non tenere conto della proposta di legge nazionale Calderisi che impone una soglia di sbarramento del 4 per cento.
Riteniamo comunque punti imprescindibili per la nuova legge elettorale l'elezione diretta del presidente, il premio di maggioranza, la preferenza unica e il riequilibrio territoriale tra le province. Il confronto su questa materia si potrà sviluppare nella sede preposta, che è la Commissione speciale per le riforme statutarie, dove si potranno tirare le somme cercando di dare all'Umbria delle norme efficaci. Si tratta di una materia delicata che verrà affrontata con calma e attenzione una volta liberato il campo dalla questione Statuto, che oggi andremo a concludere. La modifica della legge elettorale, pur auspicabile, non è comunque obbligatoria, dato che altre Regioni hanno modificato lo Statuto senza toccare la legge elettorale”.
STEFANO VINTI (Prc-Se) “SIAMO AL DECLINO DELLA DEMOCRAZIA CHE AVEVAMO PREVISTO - Votammo contro l’aumento dei consiglieri regionali non per quella sorta di perbenismo che pratica certa antipolitica, ma perché il sistema fondato sul presidenzialismo non ha bisogno di più consiglieri. Oggi prendiamo atto di aver visto giusto: è peggiorato di molto il sistema politico istituzionale. In Italia le assemblee elettive vengono di fatto nominate, e sono diventate luoghi in cui non si decide nulla. E’ davanti a tutti lo svuotamento totale dei consigli comunali, provinciali e regionali. E’ l’inizio di una crisi della quale qui dentro c’è piena consapevolezza: dobbiamo dunque chiederci quale democrazia vogliamo. Non possiamo solo pensare ai destini personali. Dobbiamo parlare qui della crisi della politica, degli errori del presidenzialismo; del declino della democrazia; dei politici nominati; del fatto che Berlusconi ha riscosso il 35 per cento dei consensi e non il 90 come si cerca di far credere.
Per la configurazione complessa dell’Umbria, trenta consiglieri sono di fatto insufficienti, perché la democrazia deve consentire a tutti di essere rappresentati. Ma in queste ore l’introduzione di un ulteriore sbarramento in Parlamento indebolirà la democrazia togliendo altra voce alle minoranze. In questo consiglio c’è una maggioranza antipresidenzialista che allora non ebbe il coraggio di esprimersi. Pur contrari al sistema bipolare, causa evidente del declino della democrazia, abbiano annunciato un parere sostanzialmente favorevole alla proposta Rossi, ma osservo come la richiesta del Pdl di avere un consigliere in più con la elezione assicurata al secondo candidato presidente che ha perso, faccia a pugni con la morale di voler ridurre i costi il numero dei consiglieri. Voglio anche capire con quale spirito dovremmo lavorare ad una legge elettorale umbra mentre il Parlamento fa una legge per noi. Il problema vero è rivendicare la nostra autonomia che il Parlamento ci sta sottraendo”.
ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Cdl per l'Umbria) “UN PREMIO DEL 60 PER CENTO GARANTISCE LA GOVERNABILITÀ, MA NON SI PUÒ AMPLIARLO PER REGALARE PIÙ SEGGI A CHI VINCE - Nelle nostre posizioni c’è coerenza. Ricordo che al momento del voto di aprile difendendo il sistema presidenzialista, ci ponevamo problemi di governabilità per cinque anni, in un quadro di equilibrio di poteri. Per questo motivo non si può arrivare ad un demagogico taglio dei consiglieri. Se è giusto tagliare i consiglieri non ci si può fermare al 30 più uno, ma va esteso anche agli otto assessori che domani diventeranno nove come oggi. Altra questione: il legislatore nazionale nel 1993 rimarcò un premio del 60 per cento per garantire in modo sufficiente la governabilità, non per regalare seggi a chi vince le elezioni.
Se si vuole assicurare più rappresentatività territoriale alle due province è giusto mantenere il rapporto di tre ad uno che oggi caratterizza il numero degli abitanti fra Perugia e Terni. In questo contesto la governabilità al 60 per cento, non solo è equa ma garantisce anche il ruolo della assemblea, intesa come contrappeso dell’esecutivo. Gli esecutivi infatti non devono mai debordare, il controllo dell’aula deve sempre essere garantito. Il rischio che non vogliamo correre in questa parte dello schieramento è di avvantaggiare anche con la preferenza unica, il livello verticistico di chi già oggi detiene il potere. In questi pochi mesi che ci restano abbiamo il tempo necessario a varare una legge che garantisca il raggiungimento di un equilibrio delle forze: lavoriamo per questo”.
ENRICO MELASECCHE (Udc): “LA RIDUZIONE DEI CONSIGLIERI NON E’ LA PANACEA DI TUTTI I MALI DELLA POLITICA UMBRA, CHE VA RIPENSATA E RIQUALIFICATA - Voto favorevole al ritorno a trenta consiglieri regionali, perché un numero maggiore di rappresentanti dell’Assemblea garantirebbe una maggiore rappresentatività dei territori, ma porterebbe anche a situazioni ‘debordanti’, motivate da ben precisi interventi di partito. In ogni caso bisognerà successivamente anche riequilibrare la rappresentatività, fermo restando che non sia eletto chi non ha i voti necessari. Ad ogni modo la riduzione del numero dei consiglieri non è certo la panacea di tutti i mali della politica umbra: la riqualificazione passa per ben altri provvedimenti. E’ necessario ripensare il ruolo di una Regione Umbria che rischia di chiudersi in sé stessa, con il Nord del Paese sempre più egoista e il Sud che dà risposte dove non si parla di Nazione ma emergono posizioni personali, mentre le altre regioni del Centro Italia, Toscana, Emilia, Marche e Lazio, stanno guardando avanti. Penso al Piano energetico regionale, dove scelte ideologiche condizionarono la maggioranza sulla questione dell’inceneritore e oggi assistiamo al calo di centinaia di posti di lavoro nelle industrie umbre”.
MASSIMO MANTOVANI (FI-PDL): “TRENTA CONSIGLIERI VANNO BENE, MA GLI ASSESSORI POSSONO RIDURSI A SEI - Trenta consiglieri regionali sono un numero sufficiente per salvaguardare la funzionalità dell’Assemblea regionale, anche se riteniamo che 6 assessori possano bastare, contrariamente a quanto sostiene la maggioranza, perché se è vero che c’è stato un trasferimento delle funzioni alle Regioni, è vero anche che molte materie sono state affidate alle Province. Poi c’è il discorso della legge elettorale, imperfetta, da modificare, ma si badi bene che il Pdl affronterà le elezioni per vincerle, quindi non ci appassiona il ‘conto della serva’. Analogamente a quanto si discute in Commissione parlamentare, la soglia di partenza del premio di maggioranza al 60 per cento ci sembra che garantisca la governabilità ed una adeguata rappresentatività. Sullo sbarramento al 4 per cento, invito i colleghi Vinti e Dottorini, che hanno effettuato calorosi interventi contrari allo sbarramento, ma anche agli assenti Carpinelli e Mascio, a riflettere sul fatto che in tutta Europa il sistema politico evolve verso il bipolarismo, piaccia o non piaccia ad alcuni, senza che si arrivi a dire che le leggi elettorali europee sono tutte liberticide e antidemocratiche”.
ADA GIROLAMINI (SDI): “COSTRUIRE REGOLE ELETTORALI DEMOCRATICHE E CONDIVISE – Ho sempre sostenuto la riduzione a 30 del numero dei consiglieri regionali e non mi è stata imposta da nessuno, se non dal mio senso di responsabilità. Rispetto a quanto deciso nella precedente legislatura sull'aumento a 36 del numero dei consiglieri regionali la situazione è cambiata e siamo in grado di operare tornando a 30, dimostrando una sobrietà in sintonia con il senso comune del Paese e con le sue attuali difficoltà. La mia esperienza di consigliere regionale mi consente di affermare che, se messa nelle condizioni organizzative adeguate, l'Assemblea può fare di più, essere più efficiente, esprimere tutte le sue potenzialità di lavoro.
Molte Regioni hanno già deliberato la riduzione del numero dei consiglieri, come la Toscana che però non è certo da prendere come esempio perché ha aperto e rafforzato con la nuova legge elettorale il metodo delle liste bloccate, con consiglieri nominati dai partiti e non eletti. Certo la Toscana ha fatto anche cose positive, come la norma anti nepotismo nel settore sanitario. Non abbiamo portato in Aula una proposta di legge elettorale e neppure un ordine del giorno tra la prima e la seconda lettura delle modifiche allo Statuto, ma questo è avvenuto anche a causa delle novità importanti come quelle in discussione in queste ore alla Camera.
E comunque la democrazia suggerisce che le liste e i gruppi entrino in Consiglio regionale se hanno i numeri e la gente li riconosce utili per la comunità. Torneremo preso in commissione per la legge elettorale e gli istituti di partecipazione”.
ARMANDO FRONDUTI (FI-Pdl) “MERITO DEL PRESIDENTE BERLUSCONI AVER EVITATO L’OCCUPAZIONE DEL POTERE TANTO CARA ALLA SINISTRA” - Io che nel passato ho scritto un libro sul problema della governabilità prendo atto che questo tema importantissimo è stato il punto chiave del dibattito di oggi, ma lo fu anche alla base della accelerazione di qualche mese fa rispetto alla legge elettorale che avremmo dovuto fare. Devo anche constatare in relazione a quanto starebbe per votare il Parlamento con la proposta dell’onorevole Calderisi che non esiste un precedente di modifica della legge elettorale a pochi mesi dalla consultazione. A proposito dei partiti politici da legittimare, voglio qui difendere la figura del Presidente Berlusconi, proprio perché, con il suo operato ha evitato l’occupazione del potere tanto cara alla sinistra. Mi preoccupa l’intervento, dettagliatissimo e fine, del collega ed amico Melasecche: non vorrei che fosse finalizzato ad occupare in futuro qualche spazio nell’ambito della sinistra. Ricordo a lui che il suo partito, l’Udc, rappresenta al momento una importante possibilità di garantire l’alternanza politica in questa regione. Voglio anche ricordare a tutti noi che l’etica in politica non la prescrive solo l’Enciclica recente del Papa, o la Rerum Novarum di Leone XIII a fine Ottocento e la Populorun Progressio più vicina a noi. Credo infatti che la riforma elettorale debba contribuire, più di altre scelte, ad avvicinarci ai nostri cittadini, oggi troppo distanti da certa politica priva di comportamenti etici”. “Un provvedimento fondamentale per salvaguardare e accrescere la credibilità, l’autorevolezza e la vicinanza ai cittadini delle istituzioni umbre”.
Gianluca Rossi, capogruppo regionale del Partito democratico, commenta così la modifica statutaria, votata oggi in seconda lettura dall’Assemblea regionale, che riduce a 30 più uno il numero dei consiglieri regionali.
Rossi sottolinea con soddisfazione il cambio di posizione del centrodestra tra la prima e la seconda lettura: "Con il loro voto di astensione hanno testimoniato la giustezza della proposta di legge presentata dal Partito democratico. Apprezzamento – continua il capogruppo Pd – va inoltre a quelle forze politiche del centrosinistra e all’Udc, che con il loro voto favorevole hanno interpretato in maniera corretta e non strumentale lo spirito di questa importante riforma. La scelta fatta oggi – conclude Rossi – consentirà un dibattito più sereno e più proficuo sulla opportunità di dare all’Umbria una nuova legge elettorale che sia rispondente alla rappresentatività del nostro territorio regionale”.





