Perugia, 04/02/2012 ore 11.32

Ecologia

CRITICITÀ E POTENZIALITÀ DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA NEL CONVEGNO CHE A VALFABBRICA HA APERTO BIOFEST

Fabio Nucci
03/09/2010 ore 15.23

Post il Dir @ (UJ.com) VALFABBRICA - L’agricoltura biologica può diventare una colonna portante della green economy a patto che sia adeguatamente sostenuta sia snellendo gli iter burocratici cui è sottoposta che in termini di promozione delle produzioni. Il tema è stato al centro del convegno che a Valfabbrica ha aperto Biofest, la manifestazione itinerante organizzata dalla Provincia di Perugia per la promozione integrata dei territori e delle loro peculiarità naturali, storiche ed artistiche, e delle produzioni biologiche. L’incontro “Agricoltura biologica e green economy”, aperto dal sindaco di Valfabbrica, Ottavio Anastasi, è stato occasione per focalizzare criticità e prospettive del settore agricolo, biologico in particolare, con il contributo di esperti ed esponenti delle organizzazioni di categoria.

 

“La scelta di Valfabbrica quale prima città ad ospitare Biofest non è stata casuale – spiega Anastasi – essendo il cuore del sentiero francescano e di valori che la città è riuscita a trasferire anche in un’offerta agrituristica di qualità e in un approccio verde allo sviluppo che passa ad esempio tramite la realizzazione del parco fotovoltaico realizzato nel comune”. “Sviluppo sostenibile ed economia verde sono due capisaldi del programma amministrativo della Provincia di Perugia – sostiene il presidente Marco Vinicio Guasticchi - il cui territorio riveste un ruolo cruciale nello sviluppo dell’Umbria. Parlare di green economy significa promuovere il ricorso alle energie rinnovabili ed al risparmio energetico, ma anche promuovere tutela e valorizzazione dell’ambiente e di coretti stili di vita.

 

E il progetto “Biofest si muove proprio in tale direzione, sostenendo lo stretto legame tra turismo, territorio e agricoltura biologica”. L’assessore provinciale al Turismo ed allo Sport, Roberto Bertini sottolinea l’importanza del settore biologico “che in Umbria rappresenta una realtà consolidata contando 1.346 operatori (Sinab, 2009) dei quali 1.018 produttori esclusivi. Il progetto Biofest, attivato con fondi del Programma di sviluppo rurale della Regione, risponde all’esigenza di promuovere e apprezzare l’agricoltura biologica quale modello di economia basata su elementi quali valorizzazione dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità visti anche come arricchimento dell’offerta turistica del territorio”. Non solo pale eoliche o bio masse. L’economia verde è soprattutto un processo strutturale nel quale l’agricoltura biologica svolge anche un ruolo di presidio e garanzia di tutela del territorio. Un concetto ripreso dall’assessore regionale alle Politiche agricole, Fernanda Cecchini che ricorda come in Umbria circa 32mila ettari (il 3,2% della superficie nazionale) siano dedicati a produzioni biologiche. “L’agricoltura biologica rivendica a ragione un ruolo importante nell’economia della regione e per questo dopo l’insediamento della giunta ho ascoltato volentieri i rappresentanti del biologico che lamentavano disattenzione da parte delle istituzioni”.

 

L’assessore ha evidenziato la necessità per il settore di avviare processi di aggregazione per garantire produzioni maggiori in grado di rifornire, ad esempio, anche le mense scolastiche. Tra i progetti a sostegno del biologico, c’è quello finanziato nell’ambito del Piano agricolo nazionale Bio per circa 100mila euro e che riguarda azioni a favore della ristorazione collettiva e “strade del bio”. “Altri 260mila euro nazionali – spiega Cecchini – saranno veicolati per progetti di informazione e per iniziative di formazione sull’uso di prodotti fitosanitari e diserbanti consentiti dal metodo “bio””. Dai rappresentanti delle organizzazioni agricole, la richiesta di semplificazione e di una maggiore attenzione in termini di sostegno al settore biologico. “Ad una maggiore attenzione al territorio ed all’ambiente – ha detto Catia Mariani, direttore generale della Cia dell’Umbria – corrisponde un minor premio riconosciuto dal Piano di sviluppo rurale alle aziende agricole biologiche”.

 

Mariani ha anche chiesto alla Provincia maggiore celerità nella gestione delle pratiche del fotovoltaico e degli impianti a bio masse e bio gas “per le quali si assiste ad un’empasse” auspicando omogeneità e certezza delle regole, “anche quando gli iter sono affidati ai comuni”. “Riproponiamo anche per il biologico la battaglia su etichettatura e certificazione del prodotto per difendere produzioni nazionali e locali”, osserva Roberto Montagnoli, vicedirettore regionale Coldiretti. “Occorre dare a tutti la possibilità di passare al biologico, ma enti locali e operatori si devono adoperare per stringere i controlli”. Lanfranco Bartocci, presidente Agroenergia di Confagricoltura Perugia ha proposto un marchio comune per tutte le produzioni biologiche umbre. “Il problema è che non sempre conosciamo la provenienza dei prodotti: il biologico è un mezzo per diversificare l’attività agricola, valorizzare i prodotti locali e trasmettere i valori di tale agricoltura al turista o al cittadino che vuole saper come tale prodotto viene coltivato”. Il ruolo crescente che ortofrutta, latticini, formaggi e carni biologiche stanno rivestendo nei consumi degli italiani è confermato dalle statistiche Anabio.

 

“Per il quarto anno consecutivo i consumi di biologico sono cresciuti del 7-10% – spiega la presidente nazionale Pina Eramo – e la crescita della vendita nei negozi specializzati prova che le persone sono sempre più convinte del biologico trovando in tali esercizi anche altra merce oltre all’alimentare (cosmetici, detersivi)”. Piergiorgio Oliveti, direttore Cittaslow International ha auspicato un ripensamento delle economie alimentari, anche locali. “Il valore del cibo locale, i vantaggi delle piccole produzioni e non industriali si sta trasformando in un valore economico”. Al convegno ha preso parte anche Gaetano Paparella, presidente nazionale Icea. “La certificazione è determinante per garantire qualità e comunicazione all’esterno, ma va accompagnata a scelte politiche e imprenditoriali determinanti, collegando agriturismo a turismo responsabile e modelli biologici”. Un modo per attirare più persone e affermare un modello economico ed uno stile di vita anche a livello internazionale.


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