UNIONI DEI COMUNI, PRESIDENTE ANCI BOCCALI AL COMITATO DI MONITORAGGIO E VIGILANZA

BOCCALIgrinta(umbriajournal.com) PERUGIA – Il presidente dell’Anci Umbria Vladimiro Boccali ha partecipato stamani alla
riunione del Comitato Monitoraggio e Vigilanza del Consiglio regionale,
invitato dalla presidente Maria Rosi per fare il punto sull’attuazione della
legge regionale ’18/2011′ per la parte riguardante la costituzione delle
Unioni speciali dei Comuni. Boccali ha fatto sapere che “i Comuni che
dovranno dar vita alle previste 8 Unioni speciali sono impegnati
nell’approvazione degli Statuti a cui faranno seguito gli atti costitutivi.
L’auspicio è che si possa mettere in atto la riforma regionale, in maniera
completa, nei giusti tempi. Ai cittadini e alle imprese – ha ribadito – va
data la certezza del buon funzionamento e della semplificazione della filiera
amministrativa”.
“I Comuni che dovranno dar vita alle previste 8 Unioni speciali sono impegnati nell’approvazione degli Statuti a
cui faranno seguito gli atti costitutivi. L’auspicio è che si possa mettere
in atto la riforma regionale, in maniera completa, nei giusti tempi. Ai
cittadini e alle imprese va data la certezza del buon funzionamento della
filiera amministrativa”. Così Vladimiro Boccali, sindaco di Perugia e
presidente dell’Anci-Umbria, oggi in audizione al Comitato Monitoraggio e
Vigilanza del Consiglio regionale, invitato dalla presidente Maria Rosi per
fare il punto sull’attuazione della legge regionale ’18/2011′ per la parte
riguardante la costituzione delle Unioni speciali dei Comuni.
Nel sottolineare l’importanza di “mantenere il processo democratico dei
Consigli comunali, puntando al contempo a ridurre le centrali di erogazione
di servizi”, Boccali non ha mancato di rimarcare come “lo stato di
attuazione della legge ’18/2011′ è inserito in un contesto particolarmente
complesso. Soprattutto per i Comuni più piccoli la riorganizzazione in base
a questa legge, rientrare nei parametri del patto di stabilità, la
difficoltà di fare i bilanci, sono questioni che, di fatto, complicano la
loro vita. La strada dell’applicazione della riforma è comunque
irreversibile. La costituzione dell’Unione speciale dei Comuni è stata di
fatto confermata da un apposito disegno di legge del Governo Letta. Giusta
quindi la scelta della Regione Umbria di arrivare alla costituzione
dell’Unione speciale dei Comuni per la gestione delle funzioni che erano in
capo alle Comunità montane per le parti amministrative. È evidente che le
difficoltà dovranno essere superate nel corso dei vari passaggi propri
dell’applicazione della legge. Attualmente i Comuni sono impegnati
nell’approvazione degli Statuti, da qui si passerà agli atti costitutivi, di
seguito al trasferimento del personale impiegatizio delle Comunità montane.
Ai cittadini e alle imprese va data la certezza del buon funzionamento della
filiera amministrativa. Il processo va avanti comunque con qualche
difficoltà, perché oltre alla funzione amministrativa, viene rivista anche
la modalità dello svolgimento dell’esercizio democratico e la funzione delle
Assemblee consiliari, delle Giunte e dei sindaci. Un passaggio importante è
che la Regione non vieta che le Unioni possano accorparsi e diventare anche
meno di otto, né di aggiungere altre funzioni che i Comuni gestiscono in
proprio. La strada è quella di mantenere il processo democratico
partecipativo proprio dei Consigli comunali, ma tenendo conto dell’obbligo di
ridurre le centrali di erogazione di servizi amministrativi”.
Al termine della relazione di Boccali, sono intervenuti alcuni commissari.
Per Lamberto Bottini (Pd), “Il percorso della riforma presenta oggettive
difficoltà, ma bisogna procedere spediti in questa prospettiva che impegna
l’intero sistema istituzionale umbro. È necessario andare anche oltre il
quadro di incertezze che riguarda il futuro delle Province. I Comuni, anche
quelli più piccoli vanno assolutamente mantenuti, ma sono chiamati a
condividere alcune rilevanti funzioni amministrative. Ai Comuni va comunque
garantita l’autonomia economica ed in questo caso il patto di stabilità
rappresenta uno dei paradossi italiani”.
Gianluca Cirignoni (Lega nord): “I Comuni sono uno dei simboli della
rappresentatività democratica. L’istituzione delle Unioni speciali dei
Comuni è un passaggio positivo se riusciranno a svolgere, oltre alle
funzioni delle ex Comunita montane, anche altri servizi per i cittadini, come
ad esempio la gestione della Polizia locale. L’abolizione delle Province, per
l’Umbria, rappresenterebbe un sicuro vantaggio”.
Massimo Buconi (Psi): “Quanto detto dal presidente dell’Anci, Boccali, dà
conforto alla nostra scelta di riforma del sistema amministrativo regionale.
Oggi c’è la necessità oggettiva di organizzare i servizi su scala più
ampia e per questo l’unione speciale dei Comuni può essere davvero la
migliore risposta. Dobbiamo puntare sempre più alla sburocratizzazione
amministrativa come importante risposta all’efficacia alla reale
semplificazione”.
SCHEDA: UNIONI SPECIALI DEI COMUNI. Il Piano di riordino territoriale con il
quale si individua la dimensione territoriale omogenea di queste forme di
aggregazione è stato approvato nei termini (30 giugno 2012); le Unioni
speciali dei Comuni che dovranno essere costituite sono 8. Dovranno svolgere
funzioni associate in materia di politiche sociali, turismo, agricoltura,
boschi e terreni sottoposti a vincoli idrogeologici, raccolta funghi e
tartufi, bonifica (nei territori in cui non operano i consorzi). Ad oggi
nessuna delle otto Unioni speciali ha ancora approvato l’atto costitutivo e
lo statuto (il termine era fissato entro il 23 settembre 2012). Oltre a
quanto stabilito dalla legge regionale c’è anche la legislazione nazionale
che, con il decreto legge “Spending review” (“95/2012”), stabilisce
l’obbligo della gestione associata di funzioni fondamentali per tutti i
Comuni cosiddetti minori, quelli cioè che hanno fino a un massimo di 5000
abitanti, che scendono a 3000 per quelli classificati come montani. In Umbria
queste disposizioni, che riguardano 45 Comuni, non sono state adempiute
essendo successive alla normativa regionale la quale potrebbe necessitare di
interventi di “manutenzione”. Se i Comuni non rispettassero l’obbligo
dell’esercizio in forma associata stabilito dal decreto entro i termini
stabiliti (1 gennaio 2013 per almeno tre funzioni; 1 gennaio 2014 per le
restanti sei) il Prefetto potrebbe stabilire un termine perentorio, decorso
il quale si attiva il potere sostitutivo del Governo.

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