SOPPRESSIONE DEI GIUDICI DI PACE: «DISAGI PER TUTTI E INCREMENTI DEI COSTI DELLA P.A.»

Giudice di pace(umbriajournal.com by AKR) – CASTIGLIONE DEL LAGO – Mancano pochi giorni all’entrata in vigore della soppressione dei Giudici di Pace. L’avvocato Francesca Traica, consigliere comunale di opposizione a Castiglione del Lago, ha inviato un comunicato nel quale esprime la sua contrarietà alla riforma, che avrà ripercussioni organizzative che rallenteranno la “macchina giudiziaria” e sicuramente procurerà disagi e maggiori costi per i cittadini: Francesca Traica non esclude anche aumenti di costi per la pubblica amministrazione, tradendo totalmente lo spirito da “spending review” che ha mosso questa riforma. «Non può e non deve passare inosservato quanto sta accadendo agli uffici dei Giudice di Pace locali – ha scritto l’avvocato Traica – i quali, a seguito di un decreto ministeriale, saranno sacrificati e accorpati. è indubbio il ruolo centrale che gli stessi hanno rivestito negli ultimi vent’anni di esistenza, un ruolo di fondamentale importanza per i cittadini che hanno potuto rivolgersi con maggiore facilità e minori spese all’Organo giudiziale per vedersi riconoscere le proprie ragioni. Da debiti non pagati a rimborsi assicurativi negati, da ricorsi nei confronti di Pubbliche Amministrazioni talvolta “troppo invadenti”, il Giudice di Pace ha reso, spesso in tempi molto più brevi rispetto ai normali iter giudiziari, giustizia nelle piccole e grandi questioni che complicano la vita quotidiana dei cittadini. Il Decreto Legislativo n. 14 del 19 febbraio 2014 ha disposto la chiusura di moltissimi uffici locali dei Giudici di Pace e conseguente loro centralizzazione presso gli uffici dei rispettivi capoluoghi di appartenenza: nel solo circondario di Perugia sono e saranno soppressi gli uffici di Assisi, Castiglione del Lago, Città di Castello e Gubbio; Todi sarà invece accorpato all’ufficio di Spoleto, mentre Città della Pieve a quello di Orvieto. E’ di tutta evidenza come questo costerà ai cittadini maggiori disagi e spese per recarsi presso gli uffici centralizzati, più lontani, dove i tempi di attesa e le code si allungheranno per l’inevitabile sovraffollamento delle cancellerie.

Tra gli aspetti più sorprendenti di questi accorpamenti, è che anche per quei Comuni che nell’ambito della nuova normativa avrebbero potuto mantenere aperta la propria sede, hanno invece subito la stessa sorte degli altri. Si vociferava dell’esistenza di un presunto “gentleman agreement” o “protocollo d’intesa” che dir si voglia, tra i rappresentanti della Regione Umbria, la Corte di Appello di Perugia ed il Ministero di Grazia e Giustizia, sulla revisione territoriale dei circondari, che tenesse in maggior conto delle esigenze dei diversi Comuni: esempio eclatante è il caso di Deruta che pur situato a pochi chilometri da Perugia, dovrà invece far riferimento al Giudice di Pace di Spoleto, o ancor più gli uffici di Città della Pieve e Castiglione del Lago che avevano presentato domanda di accorpamento pur di mantenere la propria esistenza e che invece verranno accorpati rispettivamente ad Orvieto e Perugia, così come Lisciano Niccone che dovrà far riferimento a Perugia e Paciano ad Orvieto. A pochi giorni dall’acquisizione di efficacia del decreto nulla è dato sapere. Qualche direttiva al riguardo dovrebbe pervenire dal Ministero competente nelle prossime settimane, con la stesura di un elenco in risposta alle istanze presentate dai Comuni interessati. Viene da sola la considerazione di carattere generale: in nome di una “spending review”, tutta da dimostrare, il decreto che cambia la geografia giudiziaria, produce un immediato danno erariale dovuto in primis alle forti spese di chiusura e trasferimento degli uffici ed al reperimento e sistemazione dei locali presso le sedi unificate dei Giudici di Pace, oltre che alla necessità di potenziamento delle cancellerie dei Giudici di Pace centralizzati, con relativi costi di trasferimento del personale già gravemente sottodimensionato. La somma di tutti questi costi a livello nazionale, con un impatto inevitabile sul bilancio dello stato, non potrà essere coperta nel breve e medio periodo dai risparmi sovrastimati ed incerti di questo intervento legislativo; certo è che il passaggio ai Comuni che si erano dichiarati disponibili, avrebbe sgravato il costo centralizzato del ministero, e risparmiato in buona parte i costi denunciati. Come moltissimi provvedimenti legislativi degli ultimi anni, studiati a tavolino dai tecnocrati che non hanno mai vissuto da vicino le problematiche coinvolte, anche questa legge avrà costi altissimi e produrrà effetti negativi per tutti i cittadini con la perdita di un servizio importante ed inevitabili riflessi sulle economie locali. Il risultato per il cittadino è e resterà uno soltanto: “Nulla funziona… e io pago!”».

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