PERUGIA, EX MERLONI, RISOLUZIONE APPROVATA, URGENTE CONFRONTO IN SEDE MINISTERIALE

Ex Merloni, Vincenzo Riommi
Ex Merloni, Vincenzo Riommi
Ex Merloni, Vincenzo Riommi

(umbriajournal.com) PERUGIA – L’Assemblea legislativa ha approvato all’unanimità un documento che chiede al Governo nazionale di “convocare con urgenza un tavolo di confronto in sede ministeriale per affrontare compiutamente la delicata vertenza in atto”. Il voto sul testo ha fatto seguito ad una lunga informativa dell’assessore Riommi sulla situazione del sito produttivo e sugli esiti dell’accordo di programma.

Dopo la relazione dell’assessore Vincenzo Riommi sulla situazione degli stabilimenti e del sito produttivo ex Merloni il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato all’unanimità il testo di una risoluzione (che fa seguito a quella già approvata nella seduta del 23 settembre 2013, goo.gl/NNvrhk), stilata durante una riunione della conferenza dei capigruppo, che “nell’esprimere forte preoccupazione per le implicazioni negative che la sentenza del tribunale di Ancona determinerebbe sulla tenuta economica e sociale dell’intero territorio, in particolare sul futuro dei mille dipendenti della ex Merloni, chiede al Governo nazionale di convocare con urgenza un tavolo di confronto in sede ministeriale per affrontare compiutamente la delicata vertenza in atto”.

Nella sua lunga informativa, l’assessore Riommi ha riferito ai consiglieri che “ il Tribunale di Ancona, sezione fallimentare, ha annullato in primo grado la procedura riferita alla cessione del compendio ex Merloni alla JP Industries. Le conseguenze a medio termine della vicenda giudiziaria non possono determinare l’interruzione della limitata attività produttiva e lavorativa esistente, affinché non siano i lavoratori a pagare le vicende di carattere giudiziario. La Giunta ha già rappresentato al Governo, questa prima esigenza, avanzando alcune richieste. Evitare che diventasse immediatamente esecutiva quella sentenza, attendendo dunque il secondo grado di giudizio.

E su questo abbiamo ricevuto rassicurazioni. Garantire alla JP Industries le condizioni creditizie per poter continuare a operare. Su questo è in piedi un lavoro di sensibilizzazione da parte dell’autorità di Governo nei confronti del sistema del credito per verificare un diverso atteggiamento, perché un conto è il ricorso che hanno fatto sulla vicenda Merloni, altro conto è scontare le fatture di un’azienda che dovrebbe avere la normale agibilità bancaria come qualunque altra azienda. Cercare la soluzione della vertenza ex Merloni basandosi sulla cessione degli asset a un nuovo soggetto e rimettere a punto un accordo di programma la cui evoluzione non è adeguata alle aspettative.

A questo proposito sottolineo che il Tribunale di Ancona avrebbe potuto fare scelte diverse su quella transazione, se il progetto industriale avesse camminato bene, senza dare la sensazione che la parte industriale poco era rilevante, ma era più rilevante il valore immobiliare del capannone. Dal punto di vista dell’occupazione, dentro quella vicenda abbiamo circa 350 (teorici) lavoratori umbri e altrettanti marchigiani riassunti. Ma abbiamo centinaia di lavoratori delle Marche appesi alla procedura relativa all’accordo di programma.

Le Regioni Umbria e Marche da tempo hanno segnalato che esso non procede, non solo perché la difficoltà del momento, ma anche per l’operatività garantita sul versante degli investimenti: in Umbria abbiamo avuto 44 imprese che hanno chiesto di poter accedere alla procedura accordo di programma, nessuna delle quali è stata in condizione di fare niente. Alcuni investimenti sono stati fatti, ma senza incentivi, non riassorbendo il personale ex Merloni e andando a cercare quelli che costavano di meno: imprenditori prevalentemente del luogo hanno preferito andare in banca piuttosto che prendere l’incentivo di Invitalia. Da tempo le due Regioni avevano chiesto di sbloccare l’accordo di programma cambiando alcune regole, tra l’altro il Ministero su questo è perfettamente d’accordo e ha già predisposto per il provvedimento.

Avevamo posto un altro problema al Governo: oltre all’investimento, il bonus occupazionale era l’altro elemento che aiutava, se il bonus occupazionale rimane a 5 mila euro e dall’altra parte le nuove leggi per l’assunzione prevedono cinque anni di decontribuzione se si assume un giovane con meno tot anni, qualunque imprenditore che va a assumere chiama il più giovane. Nessun artigiano o nessun imprenditore ci ha chiesto i soldi per poterlo fare perché gli costa di meno farlo con altri strumenti. Ammesso che si disinneschi il problema immediato della sentenza, ammesso che trovino un po’ di liquidità, c’è un altro tema: a novembre finisce la cassa integrazione.

Esistono le condizioni per porre il tema, e poter accedere con la vicenda Merloni ad un ulteriore periodo di carattere speciale, cosa già avvenuta per altri lavoratori in procedura. I problemi della vicenda Merloni ci sono ancora tutti, non se ne è risolto nessuno in maniera adeguata e la sentenza è solo un ulteriore elemento di preoccupazione”.

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