PERUGIA, DONNE E LAVORO, RESOCONTO DEI DATI SULL’OCCUPAZIONE FEMMINILE

lavoro_donne_provinciaPERUGIA – La Provincia di Perugia, come ogni anno, ospita iniziative in corrispondenza dell’8 marzo dedicate alla donna, non certo come mera occasione di festeggiamenti, ma piuttosto per riflettere sulla condizione femminile che in Italia non consente certo di rallegrarci. Che viviamo una società dominata da forti valori di tipo patriarcale, all’insegna della preminenza dei maschi, è noto e la conseguenza più diretta è la disparità di genere, a sfavore delle donne, nei posti di comando in campo politico, economico, sociale e culturale. Nel Global gender gap report 2013 stilato dal World economic forum il nostro Paese è al 71esimo posto su 133 paesi presi in esame, per quanto riguarda la parità di genere, addirittura sotto la Cina che si piazza al 69° posto della classifica. Le disparità tra i sessi sono diminuite nella maggior parte dei Paesi, l’Italia ha fatto un progresso microscopico, passando al 68% nel 2013 rispetto al 67% di 7 anni fa sul 100% del totale che rappresenta il massimo livello di uguaglianza tra gli uomini e le donne. Ad offrire questo spunto di riflessione è il Vice Presidente della Provincia di Perugia Aviano Rossi, che in qualità di assessore alle politiche del lavoro, sottolinea che “nel nostro paese le donne studiano di più, lavorano di meno, guadagnano meno e raggiungono di meno posizioni di responsabilità, anche presso la nostra Provincia”.

I dati recuperati da diverse fonti e dallo stesso forniti, indicano infatti che in Italia la forza lavoro femminile tra i 25 e i 64 anni nel 12,1% dei casi è in possesso della laurea, contro l’11,1% degli uomini. Tra le fasce giovanili la maggior propensione femminile allo studio si fa ancora più evidente: la quota di donne laureate si attesta al 17,4% contro il 12,2% degli uomini. Migliori anche le performance universitarie: il 20,4% delle ragazze si laurea in corso, contro il 16,7% dei ragazzi. Sempre il Global gender gap report 2013 indica che nel divario tra salari femminili e maschili, l’Italia si classifica al 124° su 133 paesi nel 2013. I diplomati che svolgono un lavoro continuativo a tempo pieno guadagnano in media 889 euro, le donne circa 125 euro in meno. Se gli uomini che guadagnano al massimo 800 euro al mese sono circa il 37%, per le donne tale quota sale al 55,2%. Nella fascia retributiva più elevata (oltre mille euro) si concentrano quasi il 22% degli uomini ma appena il 10% delle donne.

“Abbiamo praticato politiche del lavoro che tengono conto di questa analisi – afferma Aviano Rossi – ed i risultati presso la nostra Provincia, pur se sensibilmente, ne risentono in positivo”. Da gennaio a dicembre 2013 nei Centri per l’Impiego della Provincia di Perugia si sono registrate infatti 11.022 nuove dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro (D.I.D) da parte di donne, pari al 53% del totale, a sottolineare che la crisi pesa ancora sulle donne. Lo stock di iscritte alla data del 31 dicembre 2013 ammonta 52.626, pari al 57,4% del totale. “Il dato – afferma Rossi – dimostra che la percentuale totale (57,4%) sta sensibilmente diminuendo nelle nuove disoccupazioni (53%), pur se le donne disoccupate sono ancora tendenzialmente più della metà”. Dato invece molto interessante sono gli avviamenti lavorativi, (oltre 130.000) che nel 50,4% dei casi hanno interessato le donne. “E’ questo il frutto di una azione mirata – per Rossi – finalizzata ad operare politiche di genere in tutti gli strumenti di politiche attive del lavoro, a cominciare dalla formazione professionale”. Rimane il dato negativo della tipologia di contratti, che sono a tempo indeterminato sono solo ne 9,2% dei casi, di quasi tre punti percentuali inferiori a quelle della componente maschile. “Che l’8 marzo sia una occasione di riflessione e di impegno per tutti coloro che hanno a cuore il nostro paese e che occupano posizioni di responsabilità sociale – conclude Rossi – perché valorizzando il genere femminile, potremo non solo smettere di vergognarci delle classifiche sulla disparità di genere, ma anche avvalerci della risorsa più colta ed intraprendente di cui disponiamo e magari ricordare il sacrificio di Margherita e Daniela in coerenza con quello che anche loro, con il loro lavoro, stavano cercando di dimostrare a tutti noi”.

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