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PERUGIA, DAP 2014, ASSEMBLEA REGIONALE, DISCUSSIONE DEL DOCUMENTO

Manlio Mariotti
Manlio Mariotti

(umbriajournal.com) PERUGIA – L’Assemblea regionale dell’Umbria ha iniziato la discussione sul Dap 2014/2016 con le relazioni svolte dai consiglieri Manlio Mariotti (Partito democratico), per la maggioranza, e da Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d’Italia) per l’opposizione. I lavori proseguiranno con il dibattito sul Dap, la presentazioni delle risoluzioni di accompagnamento, il voto degli emendamenti e dei testi definitivi.

Il relatore di maggioranza, Manlio Mariotti, ha illustrato il Documento annuale di programmazione mettendone in evidenza le linee essenziali: “Le SFIDE PRINCIPALI che la Regione dovrà affrontare nel 2014 riguardano il completamento delle riforme istituzionali; l’uso delle risorse comunitarie; la specializzazione e l’innovazione del sistema produttivo; il rafforzamento, in termini di istruzione e formazione, del capitale umano; la tutela delle risorse territoriali; la promozione di politiche inclusive e il mantenimento dell’universalità del sistema sanitario regionale. Si tratta di una manovra che dovrà riorientare e razionalizzare le spese, che valorizzi la scelta dell’invarianza fiscale e della rimodulazione delle aliquote.

Il QUADRO GENERALE vede l’Umbria alle prese con una crisi non ancora alle spalle e un consistente numero di piccole e piccolissime imprese che non sembrano ancora in grado di ripartire. Indicatori macroeconomici negativi, calo dell’occupazione e dei consumi sono stati affiancati da un progresso nell’export e da una buona tenuta degli investimenti. Le difficoltà del sistema economico regionale ora rischiano di mettere in discussione gli standard di benessere dell’Umbria, questo richiede una discontinuità rispetto alle politiche seguite fino ad ora, puntando molto sulle risorse comunitarie, sull’innovazione, sull’apertura al cambiamento.

Le risorse della nuova programmazione europea, pure determinanti, non basteranno a sostenere il ‘SALTO PER LO SVILUPPO’ DELL’INTERA SOCIETÀ REGIONALE. Si dovrà puntare sulla specializzazione intelligente del sistema economico e produttivo, su GREEN ECONOMY, RICERCA E INNOVAZIONE. Andranno usate tutte le risorse disponibili e non ancora utilizzate per attivare misure di natura anticiclica e a carattere strutturale. Le politiche di sviluppo del prossimo settennio dovranno basarsi sull’alleanza tra le eccellenze del territorio, sostenendo le aggregazioni spontanee in grado di alimentare progetti di ricerca e di qualità.

Per quanto riguarda i fondi del periodo 2007/2013 verranno attivate azioni per velocizzare i pagamenti e mettere in circolazione un pacchetto di 35 milioni di euro. Si punterà poi sugli interventi per: facilitare l’accesso al credito, sostenere le misure di Agenda digitale e il progetto Perugia 2019, far partire il Programma commerciale triennale che rafforzi il connubio tra commercio e turismo, dare impulso al settore agricolo puntando anche su Expo 2015, attuare il Piano triennale per l’occupazione, sistematizzare il sistema di formazione professionale in obbligo, riorganizzare i servizi per il lavoro e puntare sulle work experiences formative.

Per la tutela delle RISORSE TERRITORIALI saranno prioritari la Strategia energetica regionale, il Piano dei trasporti e quello per la qualità dell’aria, le politiche in materia di rifiuti incentrate sul massimo recupero dei materiali e sull’impiantistica per la chiusura del ciclo, gli interventi contro il rischio idrogeologico e e idraulico. La promozione delle POLITICHE INCLUSIVE si fonderà sul nuovo Piano sociale, sul Piano regionale contro la povertà, sul Piano per la non autosufficienza, sul diritto alla casa. Andrà data piena attuazione alla riforma sanitaria, che prevede un riassetto istituzionale, il riordino dei servizi e i provvedimenti di spending review.

I TAGLI AI TRASFERIMENTI hanno comportato la riduzione delle risorse regionali per la sanità, l’inasprimento del patto di stabilità, l’azzeramento di risorse prima destinate a capitoli prioritari (come ambiente, trasporto pubblico, viabilità), annullamento della capacità di indebitamento. Appena 14 saranno i milioni di euro disponibili e non vincolati, contro i 43 del 2013. La spesa regionale dovrà quindi essere razionalizzata e riorientata”. Per il relatore di minoranza, Andrea Lignani Marchesani, invece si tratta “di una inevitabile PRESA D’ATTO DELLA DIFFICILE SITUAZIONE UMBRA. Da cui scompare l’Alleanza per l’Umbria e tutta l’impalcatura ideologica che gli era stata costruita intorno. Siamo all’anno zero, in cui tanti nodi stanno venendo al pettine.

La Regione Umbria ormai non cerca di agganciare le Regioni del centro-nord, ma lotta per non retrocedere ai livelli del Mezzogiorno, con i PARAMETRI MACROECONOMICI che però non lasciano spazio a dubbi. I dati su Pil pro capite, consumi delle famiglie, valore aggiunto e disoccupazione sono impietosi. All’inizio degli anni 2000 il dato umbro rispecchiava quasi in fotocopia il dato nazionale; oggi ne è pesantemente al di sotto. In sostanza, la crisi ha colpito in Umbria in maniera molto più dura che nella media italiana e la colpa è anche istituzionale e non solo una questione di contingenza dimensionale.

I risultati dell’azione dell’Esecutivo nell’ambito della SEMPLIFICAZIONE ISTITUZIONALE e delle riforme sono deludenti. Manca il coraggio di fare un cammino deciso e radicale, come nel caso della riforma delle Comunità montane e dell’Agenzia forestale e di Sviluppumbria, dei testi unici che ritardano. La nuova governance sul decentramento delle funzioni e sull’ottimizzazione dei servizi ha creato una giungla normativa in cui districarsi, con le Unioni speciali dei Comuni che non decollano e si sovrappongono a macchia di leopardo a quelle ordinarie del livello nazionale, creando disfunzioni istituzionali evidenti.

L’Ambito unico regionale in materia di rifiuti si sovrappone agli Ambiti territoriali integrati i quali, seppure aboliti, restano ancora in funzione e definiscono politiche in materia ambientale e di rifiuti che determinano un impazzimento tariffario ed impiantistico, oltre che rendere nebulosa una strategia invece necessaria ed urgente di carattere regionale sulla chiusura del ciclo. La riforma della sanità ha creato contenziosi, come nel caso dei Dipartimenti di prevenzione, gelosie territoriali e gap decisionali, senza aver risolto i problemi delle liste di attesa, mettendo a serio rischio i principi di universalità ed appropriatezza che vorrebbero invece caratterizzare il servizio sanitario regionale umbro.

Mancano politiche coraggiose in materia di commercio, con evidenti concessioni alle esigenze clientelari periferiche rispetto alle esigenze di esercizi commerciali che, per rendersi competitivi in una logica di offerta turistica internazionale, non possono continuare a subire concorrenze sleali. Non si intravedono azioni efficaci in materia di TURISMO E CULTURA: la promozione legata alla mostra Sensational Umbria ha di sensazionale solo il compenso di McCurry ed incrementa solo il turismo degli altri, grazie alle comitive di politici e burocrati umbri che si muovono in continuazione per andare ad inaugurare detto evento nei luoghi più disparati del pianeta. Sulle problematiche infrastrutturali e della mobilità: l’Azienda Unica regionale è a dir poco fallimentare.

Le piastre logistiche devono assolutamente basarsi sulla intermodalità. La trasformazione in autostrada della E45 non potrà avvenire senza l’intervento dei privati. I margini di flessibilità del BILANCIO REGIONALE sono minimi: l’anno scorso la cifra si attestava intorno ai 56 milioni di euro mentre quest’anno scende addirittura a 13 milioni. Quanto basta per fare della partita dei fondi europei un asset strategico non solo per il futuro dell’Umbria, ma anche per il destino della rappresentanza democratica regionale. Non si può pensare a questi fondi come ad un evento messianico risolutivo, ma è assai meglio collocarli nell’ambito di un contesto di ammortizzatore sociale, con approcci che devono tener conto di una pesante compartecipazione regionale e dell’ingombrante presenza della neo-costituenda Agenzia di coesione territoriale.

Si deve pensare a come spendere bene i fondi a disposizione, anche mediante inserimenti più puntuali di clausole valutative nei processi normativi e di tempistiche certe e maggiore trasparenza nei bandi. È inconcepibile che, in una simile situazione, continuino ad esistere aziende private che diventano appendici standard della macchina regionale e ci siano d’altro canto briciole a pioggia di clientela spiccia. I risultati deficitari sono evidenti. Da un lato la Regione Umbria si vanta di essere tra le Regioni che lasciano meno inutilizzate le risorse europee, ma dall’altro l’impietosa analisi dei parametri economici e sociali dimostra quanto male siano poi spesi questi fondi.

Sul fisco, la cosiddetta ‘operazione Robin Hood’ è inutile, perché non produce flusso alle casse pubbliche, e dannosa, perché priva le classi medie di una cifra che poteva invece essere immessa nel circuito economico e che, oltretutto, certo non ristora le classi povere. Inoltre ancora una volta, alla fine continueranno a non pagare falsi poveri ed evasori. Infine, nonostante il divieto di poter far ricorso al mercato, la Regione voglia comunque attivare mutui non ancora stipulati e che fanno riferimento alle annualità precedenti detto divieto. Indebitare ancora di più le nuove generazioni non ci sembra scelta saggia e, in ogni caso, vista l’eccezionalità del momento chiediamo che il Consiglio regionale sia messo a conoscenza e possa esprimersi prima di qualsivoglia stipula”.

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