Perugia, dalla Cgil un secco no all’ipotesi di un Cie

CIE

cie(umbriajournal.com) PERUGIA – Da giorni imperversa la polemica innescata dalle dichiarazioni del Segretario comunale del PD sull’istituzione di un CIE a Perugia e al momento l’idea non sembra aver generato molti entusiasmi, ma piuttosto numerose critiche con motivazioni diverse, alle quali ci uniamo convinti. Non solo riteniamo che l’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione non possa in alcun modo essere la risposta ai problemi di sicurezza di Perugia, che anzi verrebbero alimentati, ma soprattutto ci appare quanto mai bizzarro il fatto che nel mentre un Ministro della repubblica lavora alacremente per promuovere l’integrazione dei molti cittadini immigrati che vivono lavorano e producono nel nostro paese e nella nostra regione, anche con l’obiettivo di chiudere i famigerati CIE, un esponente del suo stesso partito ne promuova la apertura anche a Perugia.
Il CIE non è la risposta ai problemi di insicurezza che vivono i perugini, insicurezza spesso alimentata da una cultura basata sulla paura del diverso, fondata sul presupposto che chi non è come noi è necessariamente peggiore.

La delinquenza va combattuta senza ombra di dubbio, ma va combattuta verso tutti, immigrati e non.
La terra che è stata di San Francesco e di Aldo Capitini e che da sempre vanta un livello di accoglienza e integrazione alto, rischia di inviare messaggi contrari ai valori che da sempre hanno caratterizzato questo territorio.
I ragazzi delle nostre scuole vanno a visitare i campi di concentramento nelle speranza che l’orrore generato da quei luoghi resti nella mente, insieme all’idea che mai più si debba operare nell’ottica della persecuzione e della segregazione, solo in virtù del colore delle pelle o dell’etnia di appartenenza. Molti i NO che si sono levati e che speriamo possano avere la meglio su un’idea balzana quanto infausta.

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