Perugia, Criminalità, commissione consiglio Umbria approva relazione

droga_fontivegge (1)PERUGIA – Approvata dalla Commissione d’inchiesta “Analisi dei fenomeni di criminalità organizzata e tossicodipendenze” dell’Assemblea legislativa dell’Umbria la relazione 2014 sull’attività svolta finora. Istituito, per la prima volta, un Osservatorio regionale sulle infiltrazione mafiose e l’illegalità, composto dai rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni che operano nel settore (Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Cittadinanzattiva, Legambiente e Mente Glocale). Aperto anche un sito internet dedicato: www.antimafia.regione.umbria.it . La relazione sarà discussa in Aula nella prossima seduta.

L’attuale fase di lavoro della Commissione, dopo un primo periodo dedicato alle audizioni conoscitive con i rappresentanti delle forze dell’ordine e i soggetti impegnati nel recupero dalle dipendenze, si è incentrata sul problema del consumo di stupefacenti e dello spaccio, che è radicalmente mutato rispetto alle analisi di qualche anno fa, quando veniva messo in relazione al problema della tossicodipendenza. Oggi, i consumatori rappresentano un’area vasta, che va ben oltre l’effettiva tossicodipendenza, una vera e propria massa di consumatori, non più assimilabili a quelli tradizionali dei contesti di emarginazione e fragilità personale.

Il consumo di stupefacenti è divenuto un’occasione di condivisione di esperienze emotive e sensoriali, spesso collegate a occasioni di incontro e di divertimento. La percentuale di uso e abuso di sostanze stupefacenti, spesso in combinazione con gli alcolici, è altissima e arriva a coinvolgere anche ragazzi delle scuole medie. “Non c’è più una categoria circoscritta di assuntori di droga ma siamo alle prese – si legge nella relazione – con una comunità con dimensioni di massa che risulta contigua al mondo degli stupefacenti, fossero pure quelli di minore impatto, recentemente depenalizzati dalle nuove direttive del governo”. Preoccupano le nuove dipendenze come quella del gioco patologico, che ha una platea vasta, composta da molti over 65, e numeri impressionanti: 2 milioni di euro di giocate giornaliere in Umbria (dati riferiti al primo semestre 2013). Inoltre, la legalizzazione del gioco d’azzardo non ha eliminato il gioco illegale che, anzi, prospera grazie a proposte specializzate e aumentando i corrispettivi delle vincite. Su questi dati si innesta una considerazione politica da parte della Commissione di Palazzo Cesaroni: “Il fatto che la legalizzazione del gioco d’azzardo abbia aumentato il rischio di cadere in comportamenti compulsivi assimilabili a quelli di un tossicodipendente, fa propendere verso la tesi che la legalizzazione favorisca gli abusi”.

DROGA. “Perugia non sarà la capitale della droga – è scritto nella relazione della Commissione d’inchiesta – ma è comunque un mercato fiorente e diffuso per le province contermini, come dimostrano le identità dei morti per overdose, che molto spesso sono persone provenienti da varie parti dell’Italia centrale. La droga arriva a Perugia dallo scalo aeroportuale di Roma e dal porto di Napoli, trasportata dai cosiddetti ‘ovulatori’, il cui arresto ha permesso di individuare i luoghi di provenienza. I grossisti, invece, appartengono a organizzazioni mafiose. L’intera catena distributiva è nelle mani di organizzazioni straniere: i nigeriani importano gli stupefacenti e sfruttano la prostituzione, come fanno anche gli albanesi, in territori riservati dove gli uni non invadono quello degli altri. Lo spaccio al dettaglio, invece, viene affidato, quasi in esclusiva, ai nordafricani.

E’ provata l’esistenza di una organizzazione criminale che ha la sua testa in Tunisia. Quando arrivano attraverso i canali dell’immigrazione cladestina i rimpiazzi di quelli che non spacciano più perché colpiti dai provvedimenti delle forze dell’ordine, questi hanno indirizzi che fanno corrispondere una via di un quartiere di Tunisi ad una via di Perugia. Sono state rinvenute mappe del capoluogo umbro con i nomi delle piazze e delle strade ribattezzate secondo la toponomastica tunisina, per rendere più agevoli gli spostamenti della manovalanza criminale fin dal primo giorno di arrivo in Umbria”. La relazione si sofferma anche su quella che è emersa come “ZONA GRIGIA”, consistente in un appoggio logistico di vario genere per gli spacciatori. Innanzitutto, ognuno di essi circola con una minima quantità di droga, quella consentita per uso personale. Questo fa sì che sia molto difficile raggiungere in sede giudiziaria prove sufficienti a configurare il reato di spaccio e alimenta il fenomeno degli arresti seguiti il giorno successivo dai rilasci.

“C’è un insieme di professionisti e imprenditori – si legge nella relazione – che forniscono allo spacciatore arrestato documenti validi di soggiorno, attestazioni di occupazione stabile, seppure fittizia, e indirizzi di residenza. Le stesse difese degli imputati di una medesima etnia sono monopolizzate da pochissimi legali sui quali, per le modalità con cui vengono loro effettuati i pagamenti delle spettanze per prestazioni giudiziarie, è necessario attirare l’attenzione del fisco”. Accanto al consumo di droghe, fra cui preoccupa il ritorno dell’eroina che oggi viene “fumata” anziché iniettata in vena, c’è il netto aumento del consumo di alcol, specie fra i giovani e in particolare crescita fra le adolescenti femmine. “Occorre che gli operatori chiamati a contrastare questi fenomeni – si legge nella relazione – vengano messi in condizione di cogliere appieno i nuovi meccanismi compulsivi che si registrano, in particolare l’alcolismo giovanile e la ludopatia, che non appaiono confinati né in alcune classi di età né in definite classi sociali. LUDOPATIA. Se ampie rappresentanze dell’universo giovanile (e non solo) si trovano alle prese con l’uso di stupefacenti e alcol, il gioco d’azzardo è la dipendenza degli over 65, ma anche dei giovani. Secondo una ricerca di Auser e Libera, in Umbria un anziano su tre è a rischio dipendenza, la metà gioca regolarmente e comunque la febbre del gioco contagia tutti. Dai dati forniti alla Commissione dalla Guardia di Finanza, le sole giocate elettroniche superano i 2 milioni di euro al giorno. Nel periodo gennaio-giugno 2013 gli incassi sono stati di oltre 200 milioni per le new slot e oltre 165 milioni per le videolotterie (il totale fa 365 milioni di euro in sei mesi).

A Perugia sono attive 14 sale dove si gioca con le videolotterie, con 4.130 apparecchi in funzione ogni giorno (una slot ogni 40 abitanti) e circa una settantina di altri luoghi sparsi in tutta la provincia. Giocano di più i cittadini di Terni, con oltre 20 punti videolotterie attivi in città. Nel solo mese di giugno 2013 gli incassi di videolotterie e new slot in provincia di Perugia hanno raggiunto i 40 milioni di euro. E a queste cifre si devono aggiungere i proventi del gioco clandestino, soprattutto via internet, che hanno dimensioni simili. INFILTRAZIONI CRIMINALI IN UMBRIA. La relazione riporta i contenuti delle audizioni effettuate a Palazzo Cesaroni, in cui sono emersi di volta in volta vari aspetti e valutazioni dei fenomeni: la Commissione manifesta “perplessità” circa l’affermazione che “il pericolo del diffondersi di azioni criminali sia piuttosto un rischio ‘percepito’ ma non reale”.

Alcuni fatti di sangue avvenuti con modalità efferate non si erano mai verificati nella comunità regionale ed appaiono strettamente connessi all’emergenza originata dalla catena spaccio-prostituzione. Non può essere in alcun modo sottaciuto che lo spaccio e il consumo di droghe è venuto acquisendo gli attuali, pericolosissimi connotati in un processo durato anni, durante i quali l’azione delle amministrazioni e quella di contrasto sembrano non essere stati all’altezza. La Commissione valuta con favore e intende sostenere tutte le iniziative volte a dare continuità all’impegno profuso dalle forze dell’ordine, che hanno intensificato la repressione con maggiori controlli e rimpatri di clandestini dediti allo spaccio. L’impegno contro le mafie va perseguito nel momento della legiferazione, attraverso un atteggiamento più conflittuale nei confronti delle organizzazioni criminali, a maggior ragione quelle dedite al narcotraffico. E ai più giovani, che si indignano per i grandi fatti connessi alla criminalità mafiosa, va fatto capire che anche un loro accesso alle sostanze stupefacenti va a finanziare la mafia e tollerare lo spaccio è un modo di sottrarsi alla lotta alle mafie italiane e straniere. PROPOSTE.

La Commissione sottoporrà agli organi competenti, alle istituzioni e alla società civile una serie di proposte: COSTITUZIONE DI UNA “INTELLIGENCE” REGIONALE sul problema delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sulla organizzazione dello spaccio di sostanze stupefacenti, con approfondimenti sui temi emergenti del racket e dell’usura; stabilire meccanismi di comunicazione continua e di condivisione di dati e informazioni fra i vari soggetti istituzionali e con le associazioni che operano in questo settore, utilizzando sia l’osservatorio sia il sito regionale dedicati a ciò; non duplicare le strutture di inchiesta e di indagine tra l’Assemblea legislativa dell’Umbria e la Giunta, per evitare confusione di ruoli e conclusioni divergenti, lasciando alle strutture dell’Assemblea legislativa il compito di indagine e di elaborazione istituzionale e alla Giunta quello degli interventi operativi; effettuare una mappatura completa dello spaccio, del consumo e dei morti per overdose in Umbria. PERUGIA. Valorizzare il centro storico del capoluogo di regione e potenziare i sistemi di illuminazione e di sicurezza passivi; attivare maggiori controlli nei processi di locazione in nero per le abitazioni in determinati quartieri delle città umbre.

MONITORAGGIO degli esercizi commerciali quando uno stesso negozio passa di mano troppo frequentemente.

COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE. Attivare meccanismi di collaborazione politico-investigative con le ambasciate albanesi, tunisine e nigeriane

INIZIATIVE. Organizzare a Perugia la prima Conferenza delle Commissioni antimafia per stabilire protocolli d’intesa comuni, scambiarsi le pratiche più riuscite; incoraggiare, attraverso la futura legge sulle ludopatie, interventi a protezione delle fasce più anziane, quindi meno attrezzate a riconoscere ill proprio stato di dipendenza; iniziativa con le scuole per stimolarle sul binomio “spaccio uguale mafia”, evidenziando che una militanza antimafia può e deve essere condotta anche in casa propria; riflessione generale, con eventuale convegno, sul ruolo dei testimoni di giustizia, coloro che, a differenza dei pentiti, non sono mai stati collusi con la mafia e sono nel sistema di protezione, anche con una forma di “adozione” da parte di ciascuna regione.

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