PERUGIA, BIKE SHARING, PESARESI “RISPETTATA LA LEGGE. TUTTO E’ GIA’ SUL SITO DEL COMUNE”

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L'Assessore Pesaresi
L’Assessore Pesaresi

(umbriajournal.com) PERUGIA – “Sulla presunta “congiura” volta a nascondere chissà quale informazione alla cittadinanza in merito alla realizzazione dell’opera “Bike Sharing” – afferma l’assessore Lorena Pesaresi (Politiche Ambientali ed energetiche) – ci sono due immediate precisazioni da fare che danno il senso della natura meramente strumentale della richiesta e delle accuse mosse dal “Movimento per Perugia”.

La prima. La realizzazione dell’opera pubblica denominata Bike Sharing è stata oggetto di una gara pubblica. La specifica normativa in materia di appalti impone al Comune di Perugia di pubblicare tutti i dati afferenti all’appalto anche nel sito internet comunale. Pertanto, tutti i dati richiesti dal Comitato sono già stati pubblicati in modo accessibile a tutti: è stata pubblicata l’intera documentazione tecnica (leggi “Progetto esecutivo”), tutta la documentazione economica (leggi “costo complessivo dell’intervento”), il soggetto aggiudicatario che ha realizzato i lavori, il loro inizio e l’ultimazione.

Insomma tutte le informazioni relative all’opera in oggetto. La seconda. All’inizio del percorso ciclo pedonale è ancora ben visibile il cartello del cantiere in cui, tra l’altro, è riportato, sempre ben visibile, il costo complessivo dell’opera e il soggetto aggiudicatario. Se ciò non bastasse, c’è un terzo, prioritario e imprescindibile elemento: la legge, che è nazionale e non certo comunale. E mi spiego. I funzionari pubblici sono tenuti (cioè obbligati) al rispetto di diversi principi, sanciti già a livello costituzionale, tra cui, in particolare quello di legalità che significa, in modo molto semplice ed elementare “rispetto della legge”. Una legge, ribadisco, che non è fatta dal Comune di Perugia ma dal parlamento nazionale.

Nel caso in cui alcuni politici non la conoscessero, è bene menzionarla. Già a partire dal 1990 con la legge n. 241 è stato “imposto” alle pubbliche amministrazioni di operare una distinzione nell’ambito delle richieste di accesso agli atti amministrativi tra quelle sorrette da uno specifico interesse del richiedente, ovvero per quei soggetti che hanno uno giusto interesse legittimo riferito al Procedimento tecnico – amministrativo di riferimento (la legge parla infatti di interesse “diretto, concreto ed attuale)”, dalle richieste meramente “strumentali”, volte cioè solo a far perdere del tempo al personale comunale con dispendio anche di risorse pubbliche in una estenuante ed inutile ricerca dei più vari documenti amministrativi.

Anzi, la legge sopra richiamata è andata ben oltre e con l’aiuto della giurisprudenza amministrativa ha “vietato” all’amministrazione pubblica di evadere richieste di accesso agli atti finalizzate esclusivamente ad attuare un controllo generalizzato sull’operato dell’amministrazione. Essendo questo il quadro normativo di riferimento, si impone ai pubblici funzionari di vagliare e verificare a priori l’interesse qualificato e differenziato di ogni soggetto richiedente. Questa è la legge, come direbbero i latini “dura lex, sed lex”. Anche perché tutto ciò ha una precisa logica sottesa: se tutti potessero chiedere tutto, i funzionari e i dipendenti della pubblica amministrazione passerebbero buona parte del loro tempo a ricercare documenti, fotocopiare atti, senza poter svolgere, di fatto, l’ordinaria attività lavorativa, con costi anche importanti per l’Amministrazione e quindi per la collettività.

Pertanto sia da un punto di vista formale, sia sostanziale, cioè afferente al merito, la risposta data dalla struttura comunale è perfettamente corretta, legittima e rispettosa delle norme. Trita polemica anche la tempistica della risposta del Comune: questa è stata predisposta perfettamente nel rispetto dei tempi previsti dalla legge, entro i trenta giorni massimi che statuiscono le norme sul diritto d’accesso. In buona sostanza, pur comprendendo la polemica data l’imminente votazione per la scelta del primo cittadino di Perugia e quindi la campagna elettorale oramai dilagante, le accuse avanzate sono prive di fondamento”.

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