ORVIETO, DISCORSO EMMA BONINO AL CONGRESSO COSCIONI

Emma Bonino
Emma Bonino
Emma Bonino

(umbriajournal.com) ORVIETO – Il Ministro degli Esteri Emma Bonino ha concluso ora il suo discorso ai lavori del X Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, in corso ad Orvieto:

“Non è confortante constatare come questo luogo -il luogo radicale dell’associazione Luca Coscioni- sia l’unica sede politica dove in questi giorni (ma potremmo dire in questi mesi) si discute di obiettivi di libertà civili per il nostro Paese. E se ne discute non per farne oggetto di dotte elucubrazioni sulla laicità e il laicismo, ma per riuscire a ottenere concretamente ciò che in altri Paesi europei è legge già da anni o decenni: delle regole decenti sulla fecondazione assistita, sul testamento biologico, sulla ricerca con le cellule staminali, sull’eutanasia.

Proprio perché non è confortante constatare l’eccezionalità di questo luogo,  ho ritenuto indispensabile non farmi prendere io stessa dallo sconforto (il cosiddetto dibattito politico italiano ne offrirebbe molti motivi), ed essere presente qui oggi, anche in mezzo alle tante urgenze alle quali devo fare fronte nell’ambito delle mie responsabilità di Ministro. Sia detto per inciso, se ritenessi che l’affermazione dei diritti individuali non abbia nulla a che fare con la politica estera ed internazionale, non mi sentirei al mio posto qui, come invece mi sento oggi.

E un’ultima riprova di quanto diritti umani e relazioni internazionali siano interconnessi c’è l’ha data nei giorni scorsi la sentenza con la quale un tribunale italiano ha deciso di recepire direttamente una decisione della corte europea dei diritti umani contro la legge 40, proprio su un ricorso seguito da questa associazione con Filomena Gallo.

L’Associazione Luca Coscioni, e in particolare l’azione martellante, cocciuta di Filomena nel provare a smantellare le proibizioni incostituzionali e contrarie al diritto internazionale contenute nella legge 40, ha ottenuto questo  straordinario risultato, che è anche uno splendido esempio di come, se non ci si rassegna, si possono ottenere grandi risultati anche quando tutta -ma proprio tutta – la politica è in tutt’altre faccende affaccendate.

Non voglio entrare più di tanto nelle faccende della politica italiana, con le sue risse e le consunte sceneggiate, i colpi di scena che non colpiscono più nessuno, le minacce che non spaventano nemmeno più perché ormai siamo tutti -e da tempo- prontissimi al peggio a cui non c’è mai fine, e ci stupiamo solo quando qualcuno bada agli interessi del Paese, come fosse un animale raro. Una cosa mi importa dire in questa sede: di fronte allo stato permanente di crisi e di emergenza nella quale le istituzioni versano, si fa strada un equivoco pericoloso su cosa sia invece la “stabilità” politica e il suo valore. Proprio perché sono -insieme ai radicali- tra quelli che riterrebbero una iattura per il Paese aggiungere allo stato di crisi permanente l’ulteriore destabilizzazione di una prova elettorale, sono altrattanto convinta che la “stabilità politica” si raggiunga non restando fermi, ma andando avanti; non tentando di tenere assieme dei pezzi e dei cocci di partiti, ma aggregando entusiasmo e consenso attorno a proposte concrete di governo del Paese, ciascuno secondo i propri compiti e secondo le proprie responsabilità.

Ecco come intendo io il significato del titolo di questo congresso: “e ora, laiche intese!”. L’associazione Luca Coscioni ha chiaramente individuato delle urgenze, che si aggiungono alle urgenze radicali e referendarie sulla legalizzazione dello Stato e della giustizia, prima tra tutte quella per la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, oltre alla difesa del metodo scientifico sul fronte della ricerca  dal caso stamina alla sperimentazione animale. Avete anche individuato degli interlocutori, che, rispetto alla questione eutanasia, sono i Parlamentari tutti, di qualsiasi colore e orientamento politico, ai quali chiedete di considerare -laicamente, appunto- i vantaggi e gli svantaggi del passare dall’eutanasia clandestina all’eutanasia legale, come fu fatto per l’aborto, come sarebbe tempo di fare per le sostanze stupefacenti.

Su un obiettivo concreto, vi ponete e siete uno strumento a disposizione di chiunque sia interessato ad affrontare il tema non attraverso le lenti dell’ideologia, ma considerando gli effetti sulla vita della gente. Io vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che ha già dato ottimi risultati, e non solo in Italia, visto il ruolo che avete e abbiamo avuto, insieme al Partito radicale, nei pronunciamenti della Corte Interamericana dei diritti umani a difesa del diritto di fecondazione assistita.

Per andare avanti dobbiamo tenere bene in mente quale è il nostro avversario più forte e insidioso. Non è, di tutta evidenza, l’opinione pubblica, né il contesto internazionale, dal quale pare ogni giorno arrivarci una grossa mano, di consenso delle opinioni pubbliche in tutto il mondo ogniqualvolta si afferma un avanzamento in termini di libertà civili. Il nostro più forte avversario non è persino più un certo potere religioso vaticano, dopo che Papa Francesco ha invitato la Chiesa non certo a dismettere le proprie posizioni, ma a liberarsi, questo sì, dall’ossessione di trasformare dogmi e precetti in crociate politiche. No, il nostro avversario è l’indifferenza, che in Italia è il prodotto di una censura feroce di qualsiasi possibilità di dibattito davanti a milioni di persone sui temi delle libertà civili, della nascita, della vita, della famiglia, della morte. Per censurare questo dibattito sono censurati i radicali.

Come sta avvenendo oggi sulla malagiustizia che sembra interessare una sola persona, ma invece riguarda migliaia di persone, fuori e dentro le carceri. Proprio come cercarono di cancellare Luca Coscioni, assieme ai 50 premi Nobel che ne sostennero la capolistura con la ListaBonino. Nonostante la nonviolenza, gli scioperi della fame e della sete, ricordo bene come un minimo di conoscenza della sua lotta fu concessa solo sopo la sua morte, quando in vita persino il suo nome nel nostro simbolo portò il centrosinistra a rifiutare l’ospitalità alle nostre liste, consentendo così al centrodestra di fare agevolmente altrettanto. Se Luca, e noi radicali con lui, non fossimo stati trattati in quel modo, e se il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare non fosse stato calpestato in quel modo, oggi forse non ci troveremmo nelle stesse sabbie mobili che sembrano paralizzare le nostre istituzioni.

E se oggi non fosse calpestato il diritto a far conoscere l’urgenza di interrompere le condizioni di illegalità del nostro sistema di giustizia e delle carcere, il dibattito politico potrebbe sollevarsi dalla rissa quotidiana offrire soluzioni di legalità e legalizzazione. Luca non si rassegnò allora. Noi non ci dobbiamo rassegnare oggi. Ecco perché ho voluto essere con voi.”

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