Lavori di pubblica utilità da parte di imputati, sottoscritta convenzione

Lo scopo dell’istituto è di favorire la risocializzazione dei soggetti con carico penale pendente

Lavori di pubblica utilità da parte di imputati, sottoscritta convenzione

Sono stati il sindaco di Perugia Andrea Romizi ed il presidente del Tribunale di Perugia Aldo Criscuolo a sottoscrivere, questa mattina nell’ufficio del presidente dl Tribunale, la convenzione per lo svolgimento del lavori di pubblica utilità da parte di imputati per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore a quattro anni di reclusione, ai fini della loro “messa alla prova”.

La convenzione va ad integrare quella già vigente tra le parti dal 2011, con cui era stato disciplinato lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità da parte dei condannati ammessi a scontare il residuo di pena in forma sostitutiva.

Nella convenzione si prevede che il Comune non potrà impiegare nei lavori di pubblica utilità più di otto imputati contemporaneamente. I soggetti ammessi, nel dettaglio, potranno operare presso una delle seguenti strutture comunali: Area Risorse Ambientali – Smart City e Innovazione; U.O. Edilizia Scolastica, Verde e Sport; U.O. Manutenzioni e Decoro Urbano; U.O. Acquisti e Patrimonio; U.O. Attività culturali, Biblioteche e Turismo; U.O. Servizi alla Persona. Tuttavia, laddove i soggetti da accogliere dovessero essere in possesso di specifiche competenze o professionalità, potranno essere adibiti anche ad ulteriori servizi dell’ente.

L’attività sarà, ovviamente, non retribuita e verrà svolta sulla base di specifici programmi di trattamento definiti dall’UEPE a seguito dell’accordo individuale sottoscritto da imputato e referente dell’Ente. “E’ un piacere poter collaborare in maniera proficua –ha detto il sindaco Romizi- con l’intento di costruire per le persone che saranno individuate, giovani e meno giovani, un percorso educativo, con il quale si rendano utili alla comunità”.

L’istituto della messa alla prova è stato disciplinato dalla legge 67 del 2014 e prevede che il Giudice, su istanza dell’imputato, può disporre la messa alla prova con sospensione del procedimento penale sulla base di un programma di trattamento elaborato d’intesa con l’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) competente per territorio. Il progetto, in sostanza, prevede che l’imputato possa svolgere, in alternativa alla pena ordinaria, lavori di pubblica utilità in favore della collettività presso lo Stato, le regioni, le province, i Comuni, le aziende sanitarie o presso enti ed organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.

Le attività che possono essere svolte devono avere: finalità sociali e sociosanitarie; finalità di protezione civile; riguardare la fruibilità e la tutela del patrimonio ambientale o la fruibilità e la tutela del patrimonio culturale e archivistico; oppure sono previste prestazioni per la manutenzione e fruizione di immobili e servizi pubblici e da ultimo mansioni inerenti a specifiche competenze o professionalità del soggetto.

Lo scopo dell’istituto è di favorire la risocializzazione dei soggetti con carico penale pendente ed, in caso di esito positivo della messa alla prova, di consentire di dichiarare il resto estinto.

Lavori di pubblica utilità

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