Impianti radioelettrici: approvate le nuove linee guida regionali

Arrivano le nuove linee guida per l’elaborazione dei piani di rete e programmi di sviluppo e l’installazione di nuovi impianti radioelettrici o la modifica di quelli esistenti per attivare i piani di risanamento. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle infrastrutture tecnologiche, Stefano Vinti, ha approvato due documenti che saranno utili per le amministrazioni comunali e per i titolari e gestori degli impianti stessi, per regolare questo settore molto delicato. Nel primo documento si indicano le azioni necessarie per un censimento della situazione attuale nella nostra regione, mentre nel secondo vengono date indicazioni sulla costruzione di nuovi impianti e l’adeguamento di quelli già esistenti.

“Le linee guida approvate – ha affermato l’assessore Vinti – vanno a colmare un vuoto normativo che dura dal 2002, quando fu approvata la legge regionale 9 e costituiscono il presupposto per creare un quadro di collaborazione istituzionale con Arpa Umbria e con gli uffici della Giunta Regionale, vera novità nel panorama nazionale di regolamenti simili in materia, anche per affrontare e risolvere congiuntamente situazioni pregresse notevolmente delicate”.

Il primo documento, che riguarda la localizzazione degli impianti esistenti, è suddiviso in tre parti che riguardano, appunto, i criteri per la presentazione dei piani di rete e dei programmi di sviluppo, i criteri per il rilascio dei titoli legittimanti all’installazione e alla modifica degli impianti radioelettrici, ed infine le procedure per l’elaborazione e l’attivazione dei piani di risanamento degli impianti radioelettrici.

“Nella prima parte (criteri per la presentazione dei piani di rete e dei programmi di sviluppo) – ha spiegato l’assessore – si è partiti dalla necessità di un censimento di tutti gli impianti di telecomunicazione esistenti. Per fare questo sarà utilizzata una modulistica predisposta dalle linee guida, in cui i titolari e gestori degli impianti (ma anche gli enti locali titolari di frequenze e/o di postazioni) presenteranno la loro situazione attuale. La Regione, sentita l’Arpa e il Comune interessato, prenderà atto della distribuzione territoriale degli impianti, con una schedatura tecnica, nella cartografia ufficiale della Regione e nel piano regolatore comunale, parte strutturale; il Comune, nel piano regolatore, parte operativa, individuerà le aree o porzioni di territorio per gli impianti tecnologici in uso; i titolari e gestori degli impianti, compresi gli enti locali titolari di frequenze e/o di postazioni, elaboreranno e presenteranno un iniziale piano di rete e programma di sviluppo. Il piano di rete e programma di sviluppo dovrà essere rinnovato ogni anno.

La seconda parte (criteri per il rilascio dei titoli legittimanti all’installazione e alla modifica degli impianti radioelettrici), invece, dettaglia con maggior precisione alcuni aspetti delle norme di riferimento legate sostanzialmente al Codice delle Comunicazioni Elettroniche.

“Verranno però anche considerate le situazioni amministrative degli impianti esistenti – ha aggiunto Vinti – al fine ultimo di porre sullo stesso piano tutte le apparecchiature tecniche oggi esistenti e funzionati, in una sorta di “anno zero” delle infrastrutture per le telecomunicazioni, da cui partire per un serio e concreto studio circa una possibile razionalizzazione di tale importante settore della comunicazione.

La parte terza (procedure per l’elaborazione e l’attuazione dei piani di risanamento degli impianti radioelettrici) è legata invece alla normativa nazionale e regionale in ambito di inquinamento elettromagnetico, che stabilisce in modo chiaro come valutare e misurare le situazioni di superamento dei limiti per impianti radioelettrici ma non è altrettanto chiara nel definire le procedure operative nel caso in cui l’organo di controllo, ovvero Arpa Umbria, verifichi il superamento dei limiti di legge.
Questa parte delle linee guida ha lo scopo di individuare le azioni che gli Enti, a vario titolo coinvolti, possono mettere in atto nelle situazioni di superamento dei limiti per impianti radioelettrici e prevede tre fasi: la verifica del superamento, la riduzione a conformità ed il risanamento.

Come per le infrastrutture di telecomunicazione ubicate nel sottosuolo, anche per quelle soprassuolo la legge regionale umbra prevede la costituzione di un catasto delle infrastrutture vista anche che per queste esiste già un buona banca dati predisposta da Arpa Umbria.

Partendo da quello che già esiste, quindi, sarà possibile effettuare un puntuale e preciso aggiornamento di quello strumento attraverso l’esame dei diversi piani di rete e programmi di sviluppo che i titolari e gestori degli impianti dovranno presentare”.

Il secondo atto approvato dalla Giunta regionale invece riguarda le linee guida per l’installazione di nuovi impianti e l’adeguamento di quelli esistenti. Come è facilmente intuibile, le problematiche appartenenti a questo particolare ambito tecnologico variano in relazione al contesto (naturale o antropico distinto, in quest’ultimo caso, tra urbano e rurale) e coinvolgono in modo diverso rapporti e relazioni con le caratteristiche morfologiche, orografiche, vegetazionali, storico-culturali e simboliche dell’intorno nel quale sono inseriti gli impianti.

“Data la natura molto variegata dei sistemi di trasmissione, che possono variare in relazione al contesto naturale o antropico e distinto, e urbano o rurale e coinvolgono in modo diverso rapporti e relazioni con le caratteristiche morfologiche, orografiche, vegetazionali, storico-culturali e simboliche dell’intorno nel quale sono inseriti gli impianti, – ha dichiarato l’assessore Vinti – le linee guida hanno individuato una suddivisione dei criteri di localizzazione distinguendo tra grandi e medi impianti, ovvero strutture puntuali posizionate su sostegni (pali, tralicci, torri) per i quali, rispetto al contesto territoriale, potrebbe essere necessario verificare l’incidenza paesaggistica dovuta alle dimensioni soprattutto altimetriche degli impianti, sia dell’elemento tecnologico sia del supporto degli stessi e piccoli impianti, ovvero impianti di debole potenza e ridotte dimensioni, generalmente “diffusi” rispetto al contesto territoriale, per i quali è opportuno disciplinare la collocazione spaziale per eliminare o, almeno, mitigare l’effetto visivo di “disordine spaziale” dovuto alla collocazione degli impianti apparentemente casuale.

Per i grandi e medi impianti – ha concluso Vinti – sono stati definiti dei criteri generali per l’inserimento paesaggistico, criteri per la scelta della localizzazione, criteri per la redazione dei progetti e criteri di posizionamento delle antenne e dei relativi supporti.

Per i piccoli impianti, di più contenuto impatto ma diffusissimi in tutto il territorio regionale, sono stati definiti criteri di localizzazione e criteri per la redazione dei progetti”.

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