FONDI STRUTTURALI EUROPEI: LA PRESIDENTE MARINI PRESENTA LINEE DI INDIRIZZO

856116-marini_c(umbriajournal.com) PERUGIA – La presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, ha partecipato questa mattina ai lavori della Seconda commissione di Palazzo Cesaroni per illustrare ai consiglieri il documento “Verso il Quadro strategico regionale 2014/2020”, che contiene i principi e le linee di intervento per l’impostazione della politica regionale di coesione del prossimo settennio. Si è trattato di un primo confronto sulla destinazione e l’impiego futuro dei fondi strutturali europei (Fondo sociale, Fondo di sviluppo regionale e Fondo agricolo per lo sviluppo rurale) che vedrà impegnate anche le altre Commissioni del Consiglio regionale.

Una prima fase di elaborazione del QSR dunque, che punta tra l’altro a: valutare gli effetti regionali dei principali interventi delle precedenti programmazioni; indicare come mettere a coerenza la programmazione economica con l’analisi delle debolezze e dei punti di forza del sistema produttivo regionale; rapportarsi con le diverse forme di governo del territorio, anche al fine di contestualizzare priorità, vincoli e strumenti di intervento; indicare le priorità relative agli obiettivi, agli strumenti, ai metodi di attuazione in riferimento alla governance regionale; fornire indicazioni sui metodi di concertazione istituzionale, con particolare attenzione al ruolo delle città e delle aree interne.

La presidente Marini ha evidenziato che “quattro sono le azioni prioritarie decise dalla Commissione europea: sviluppare un ambiente favorevole all’innovazione delle imprese; realizzare infrastrutture performanti e assicurare una gestione efficiente delle risorse naturali; aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, promuovere l’inclusione sociale e migliorare la qualità del capitale umano; favorire la qualità, l’efficacia e l’efficienza della Pubblica Amministrazione. Le scelte della Regione risentono – ha spiegato – anche di fattori legati ai ritardi europei nella definizione delle nuove regole della programmazione, che dovrebbero arrivare al Parlamento europeo in autunno. Ci sono poi le difficoltà con l’Università di Perugia, a cui vengono destinati molti fondi per la ricerca ma che si trova con organi di governo in scadenza. Il Governo nazionale inoltre non ha definito la ripartizione dei fondi per lo sviluppo e la coesione.

Dalla crisi non sarà facile uscire e non basteranno certo l’azione della Regione Umbria e le risorse dell’Unione europea. Occorrerà finalizzare al meglio questi strumenti, massimizzando gli effetti strutturanti sul sistema economico regionale e partendo dalle criticità che emergono dal contesto regionale. Non si tratta naturalmente di lasciare al proprio destino il grosso del sistema delle imprese, quelle micro, quelle artigiane: sono e saranno la gran parte della base produttiva, creano e creeranno comunque occupazione, valore aggiunto, ricchezza. Si tratta piuttosto di trovare un mix adeguato di politiche che consenta di far crescere le ‘punte di freccia’, farle emergere e possibilmente moltiplicare, perché esse trainino l’intera struttura produttiva. Per fare questo la Regione punterà a perseguire 11 obiettivi tematici, suddivisi in 4 macro aree: Ricerca, Innovazione e competitività del sistema produttivo regionale; Ambiente e cultura; Lavoro, qualità della vita e inclusione sociale; Istruzione, formazione e competenze”. Marini ha osservato che “i fondi europei possono essere utilizzati dalle Regioni all’interno di precisi parametri stabiliti dal Governo nazionale e dalla Comunità europea. La programmazione dei fondi strutturali deve avere coerenza con le scelte politiche ordinarie del Governo, che dovrebbero andare nella stessa direzione.

L’Umbria ha predisposto molte azioni mirate alla valorizzazione della filiera Turismo–ambiente –cultura, ma saranno possibili anche interventi che coinvolgono più Fondi comunitari contemporaneamente e questo potrebbe permettere interventi di sistema per attivare politiche di sviluppo in favore delle aree più colpite dalla crisi, come la Fascia appenninica o il Ternano, e progetti territoriali che uniscano inclusione sociale e sostegno all’agricoltura, come nella zona del Lago Trasimeno o nelle aree interne dell’Umbria, dove si sovrappongono questioni rurali, ambientali e turistiche. Gli interventi non saranno però suddivisi tra singoli Comuni e territori, dato che esistono importanti realtà produttive, che fanno export e innovano, che si trovano in piccoli centri della Regione. Sui settori e le imprese ad alta potenzialità di mercato, con particolare attenzione ai settori emergenti collegati alla Green Economy ed all’ecoinnovazione, si concentreranno interventi ed azioni mirati a: rilanciare della propensione agli investimenti; sostenere le aree territoriali colpite da crisi delle attività produttive; incrementare il livello di internazionalizzazione dei sistemi produttivi e dell’attrattività degli investimenti esteri; aumentare delle risorse umane qualificate e delle competenze manageriali e migliorare dell’accesso al credito”.

La presidente della Giunta regionale ha concluso rilevando che “per affrontare i gravi problemi nel mercato del lavoro e le nuove fragilità socio-economiche nelle persone e nelle famiglie generati dalla crisi, con quote crescenti di marginalizzazione, deprivazione e vera e propria povertà, la sfida delle politiche inclusive della Regione è quella di incrementare l’occupazione di tutte le componenti attive della società e costruire un welfare che ponga un’attenzione particolare alla centralità della persona, al supporto ed al sostegno alle famiglie, alla qualità e alla flessibilità dei servizi, alla valorizzazione e alla messa in rete delle risorse del territorio, valorizzando il capitale umano e innovando i sistemi di istruzione e formazione”.

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