Club Pallotta, Tamburi, “Cerchiamo di vedere il problema senza pregiudizi”

da Giampiero Tamburi (Club Pallotta Perugia)
“Il problema dell’accattonaggio nasce quando, nel medioevo la Chiesa fece percepire a tutta la società che aiutare i bisognosi era un dovere per ogni buon Cristiano sicuramente premiato con il Paradiso e per questo stato di coscienza indotto il primo risultato fu che l’accattonaggio divenne un mezzo come un altro per vivere, con il vantaggio indubbio di non dover pagare tasse e cosa ancor più grave, con il proliferare di criminali che speculavano sulla buonafede di persone sovente più bisognose di loro.

Nella società moderna oltre che questi problemi ancora esistenti ne sono sorti altri perché si è trovata impreparata: dato che avendo l’illusione che lo Stato sociale pensa a tutto, ci ha fatto ignorare che comunque esistono sempre una certa percentuale di individui che non ci riesce ad inserirli nel sistema e che per molti di questi soggetti è un buon affare abbinare i benefici che Stato gli eroga, con quelli derivanti da un comportamento fuori da certi obblighi nei confronti della società in cui vivono.

Gente che ben volentieri ricevono sussidi, alloggi sociali, scuole, assistenza, senza però rinunziare ai guadagni illeciti e senza comportarsi adeguatamente arrivando, in qualche caso ad una forma di parassitismo puro, con risvolti criminali là dove bambini o veri miserabili vengono brutalmente sfruttati o dove i profitti vanno a beneficio di organizzazioni criminali (parlando in modo generale che interessa tutta la Nazione).

Questo stato di cose, sicuramente, non può essere gradito a chi è abituato a vivere in uno Stato ordinato, arrivando sovente, a non tollerare persone nullafacenti per SCELTA PERSONALE, non dimenticando che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, cioè sul lavoro di tutti e non su quello di pochi e perché dobbiamo pagare soldi per l’assistenza anche a chi, facendosi gli affari propri, non contribuisce e, qualche volta, anche mettendo in mostra finte miserie oltre che essere di molestia per gli altri.

La stessa Caritas non controlla l’effettivo stato di indigenza di chi chiede assistenza. Non è possibile tollerare l’immagine di una società civile faticosamente conquistata, deturpata da profittatori. Purtroppo continua ad operare nella nostra mente l’imprinting che ci fa sentire con la coscienza sporca se non si dà l’elemosina; e quelle teorie secondo cui quando una persona sta male è sempre colpa della società, non aiutano di certo a liberarcene razionalmente: quantomeno bisogna avere ben chiaro che povertà e accattonaggio sono fenomeni ben diversi, da affrontare in modo diverso.

In Francia le autorità locali possono vietare con ordinanze la mendicità in certi luoghi o con certe modalità, molti Stati, fra cui la Germania e l’Austria, vietano la mendicità aggressiva, molesta o petulante; in Austria il mendicante che incassa più 650 Euro al mese deve pagare le tasse sul reddito. Persino a Lourdes hanno dovuto decidersi ad adottare provvedimenti severi contro bande organizzate di mendicanti dell’Est Europa che ossessionano i fedeli anche durante la preghiera.

Indubbiamente le soluzioni non sono facili, il mendicante non si elimina di certo con le sanzioni pecuniarie, che non pagherà mai, ma occorre qualche misura più severa; sebbene la miseria simulata costituisca una truffa, la mendicità petulante costituisca molestia, lo sfruttamento di bambini o incapaci un delitto grave, ciò che blocca i legislatori e gli amministratori è il problema di distinguere i mendicanti per bisogno da quelli che lo sono per scelta interessata e il timore che scelte repressive vengano sfruttate politicamente presentandole come espressione di loro insensibilità.

Eppure è proprio una questione di giustizia sociale aiutare solo chi ne ha effettivamente bisogno, non disperdere le poche risorse per aiutare i parassiti, tutelare i cittadini da molestie materiali e morali. Nella maggior parte dei casi, oltre a perseguire i reati, basterebbe l’allontanamento forzato dal luoghi di “lavoro”.

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