CITTA’ DI CASTELLO, PREMIO LETTERARIO, BRACCO “PAESE DEVE RICONOSCERE VALORE CULTURA”

Assessore Bracco
Assessore Bracco
Assessore Bracco

(umbriajournal.com) CITTA’ DI CASTELLO – “I Premi letterari come questo di Città di Castello, in un Paese che tra le sue notevoli difficoltà vive quella di aver smarrito il senso e il valore della cultura come fondante della collettività nazionale, ricordano a tutti che per procedere sul cammino della crescita e dello sviluppo si deve partire dalla rivitalizzazione morale e culturale”.

L’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco, intervenendo alla cerimonia di premiazione della settima edizione del Premio letterario internazionale “Città di Castello” (che “la Regione Umbria – ha ricordato – sostiene convintamente fin dall’inizio”), ha espresso apprezzamento per il “lavoro meritorio svolto dagli organizzatori, che con ostinazione difendono e fanno crescere un Premio che è sì riconoscimento di una passione, ma anche dell’importanza del lavoro intellettuale”.

“Un Paese che non riconosce, e valorizza, il lavoro di scrittori, poeti, ricercatori, musicisti, attori, studiosi, artisti, la fatica e la dedizione alla base delle loro attività – ha detto – è un Paese che non ha futuro. Spero – ha aggiunto – che dopo aver conosciuto un grande passato costruito sulla letteratura, la poesia, le arti, lo studio, l’Italia si incammini verso un grande futuro tornando a riconoscere il valore e l’importanza della cultura”.

Il Premio letterario “Città di Castello”, che quest’anno ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, promosso dall’associazione culturale “Tracciati virtuali”, ha istituito dal 2012 la sezione speciale “1970-2020: Verso il 50° anniversario della Regione Umbria”, in collaborazione con l’Isuc (Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea) e dell’Icsim (Istituto per la cultura e la storia d’impresa) “Franco Momigliano), con l’obiettivo di promuovere studi in questo specifico ambito di ricerca per “ancorare ancora di più il Premio alla realtà regionale – ha rilevato Alberto Stramaccioni, docente dell’Università per Stranieri di Perugia, autore di numerosi studi storico-politici, fra i componenti della giuria – e approfondire gli studi su una Regione che ha un’identità meno definita rispetto ad altre”.

Il primo premio è stato attribuito a Valerio Marinelli, autore di una raccolta di documenti e materiali sull’Umbria dall’Unità d’Italia agli anni Novanta che sarà così pubblicata nella collana “Studi storici” del Premio. Da quest’anno, inoltre, è stata attivata la nuova sezione “Mondi e Culture sulle sponde del Mediterraneo” con l’obiettivo di promuovere la conoscenza, la cooperazione e l’interazione tra la cultura italiana e la cultura araba dei Paesi della Riva sud del Mediterraneo.

“Il Premio letterario ‘Città di Castello’ – ha sottolineato Antonio Vella, presidente dell’associazione culturale ‘Tracciati virtuali’ – è l’unica iniziativa del genere in Italia che a partire da quest’anno avrà stabilmente una sezione speciale permanente dedicata a promuovere la conoscenza, la cooperazione e l’interazione tra la cultura italiana e la cultura araba dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, soprattutto dopo i fermenti culturali che, anche se con risultati politici alterni, stanno ispirando le primavere arabe”.

Per la prima edizione, il Premio è stato attribuito allo scrittore egiziano Ibrahim Sonallah che si è detto “fiero e onorato” del riconoscimento che “esprime quel rapporto speciale che da sempre lega il popolo egiziano e quello italiano”. Sonallah ha richiamato l’attenzione anche sulla situazione che sta attraversando l’Egitto: “Nel mio soggiorno tifernate – ha detto fra l’altro – ho avuto l’opportunità di ammirare le opere dei vostri grandi artisti, quali Alberto Burri.

Ne emerge la forza della creatività e dell’innovazione, minacciata nel mio Paese”. La Giuria dell’edizione 2013 è composta dal presidente Alessandro Quasimodo, (figlio del premio Nobel Salvatore), critico letterario, regista e attore teatrale; dall’Ambasciatore d’Italia Claudio Pacifico fino a poco tempo fa Ambasciatore in Egitto e precedentemente in varie capitali del mondo arabo; dal docente di Storia Contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia Alberto Stramaccioni; dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi; dalla giornalista Barbara Palombelli; dal critico d’arte e Segretario generale della Società Dante Alighieri Alessandro Masi (gli ultimi tre assenti ieri alla cerimonia, ndr).

Sono state iscritte al Premio 311 opere tra Narrativa (129), Saggistica (36) e Poesia (146), di scrittori provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero (Francia, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Israele, Cuba, Santo Domingo). Sono state selezionate le dieci opere ritenute più meritevoli per ognuna delle tre sezioni. Nella sezione Narrativa il primo premio – consistente nella pubblicazione dell’opera – è stato vinto da Antonella De Bei, di Chioggia, con il romanzo “Chiara che si mangiò il lupo”; nella sezione Saggistica da Giorgio Bertolizio, di Brescia, e nella sezione Poesia da Rodolfo Vettorello, da Milano, con la silloge “Non so restare e non so andare via”.

Nel corso della cerimonia, è stato letto il messaggio pervenuto agli organizzatori dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha formulato i “migliori auguri” per il Premio che ha saputo “nel tempo accreditarsi come punto di riferimento nel panorama letterario italiano”, rimarcando l’attenzione particolare dedicata ai mondi e alla culture dell’area del Mediterraneo.

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