Casa: presentato il rapporto abitare in Umbria

Duemila 547 alloggi realizzati per una spesa di quasi 150 milioni di euro, attraverso i due piani triennali di cui si è dotata la Regione Umbria a partire dal 2006 ed altri 600 alloggi realizzati attraverso i PUC: sono questi i dati che emergono dal Rapporto “Abitare in Umbria” che è stato presentato nel pomeriggio di oggi, mercoledì 25 marzo, nella Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia.

Il rapporto, redatto dalla Direzione regionale programmazione, innovazione e competitività dell’Umbria, ha preso in esame tutti gli interventi regionali messi in campo nel settore della casa, dalla realizzazione di nuovi alloggi al sostegno all’affitto, per cercare di garantire un’abitazione a tutte quelle famiglie in difficoltà. “Appare evidente che la crisi economica che investe l’Italia, – ha affermato l’assessore regionale alle politiche abitative Stefano Vinti – ha una ricaduta diretta sulle condizioni di vita dei cittadini e impone alle Istituzioni un ripensamento delle politiche di garanzia dei diritti fondamentali.

E quello della casa è sicuramente uno dei diritti fondamentali in cui non si può accettare nessuna sottovalutazione e soprattutto nessun taglio di risorse. Oltre al crescente numero di famiglie che rischiano di perdere la propria casa per la difficoltà di pagamento dei mutui, non si può non citare l’impressionante numero di sfratti per morosità incolpevole. Oppure i problemi della sicurezza e della accessibilità delle abitazioni per anziani e portatori di handicap, l’aumento delle coabitazioni (in Umbria quasi il venti per cento in più). Oltre naturalmente al problema di vecchie e nuove famiglie che invece una casa proprio non riescono ad averla.

La Regione dell’Umbria, nonostante le grandi ristrettezze economiche in cui sì è trovata ad operare, dovute anche ai consistenti tagli di trasferimenti da parte dei governi nazionali, ha testardamente fatto la propria parte per alleviare il disagio abitativo: interventi diretti per l’acquisto della prima casa, convenzione con gli istituti di credito per facilitare l’accesso ai mutui, sostegno all’affitto per categorie sociali deboli, valorizzando l’affitto a canone concordato e potenziando la disponibilità di appartamenti a canone sociale dei comuni e dell’Ater. Tutto ciò – ha sottolineato Vinti – tenendo sempre conto della qualità del vivere ed usando le politiche abitative anche per il recupero del patrimonio edilizio esistente, in particolare nei centri storici. Dall’ultimo censimento è emerso un dato: un alloggio su sei in Umbria non è occupato”.

“Ed allora siamo sempre più convinti – ha detto Vinti – che sia inutile e dannosa un ulteriore espansione e consumo del territorio e che sia invece necessario aumentare l’offerta abitativa in affitto intensificando il recupero qualitativo e funzionale del patrimonio edilizio esistente, anche nelle periferie e nei quartieri di edilizia pubblica. Sarebbe molto utile, a livello nazionale, la costituzione di un Osservatorio sulla condizione abitativa per programmare, attivare ed indirizzare le iniziative in materia di politiche abitative.

Occorre cioè riportare al centro del dibattito politico il tema del ‘diritto all’abitare’ che in un Paese civile dovrebbe essere garantito a tutti”. Il rapporto, che è stato illustrato da Giuliana Mancini del Servizio “Politiche della Casa e Riqualificazione Urbana” e da Marta Scettri del Servizio “Statistica e Valutazione degli investimenti”, ha anche evidenziato i cambiamenti registrati in Italia ed in Umbria nelle tipologie di famiglie e dunque gli “aggiustamenti” che si sono resi necessari per cercare di intercettare al meglio i bisogni sociali. In Umbria le due tornate censuarie hanno rilevato nel 2001 313.629 famiglie e nel 2011, 367.335: l’incremento risulta essere più consistente del dato nazionale, con un tasso di variazione pari a 17,1%.

Famiglie però meno numerose, molto ridotte le coppie con figli ed in invece in aumento le famiglie monoparentali o single, giovani ed anziani, è stato sottolineato. Nel 2001, la tipologia familiare più consistente è costituita dalle famiglie unipersonali: quasi una su quattro, quota che ai avvicina al 30% sul totale per le famiglie senza nucleo (per nucleo si intende l’insieme di persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore–figlio). È proprio per le famiglie senza nucleo che si registra un considerevole aumento tra il 2001 e il 2011, con un tasso di crescita che in Umbria si attesta al 30,7% e in Italia al 23,4%; un incremento analogo si osserva per le famiglie unipersonali, sia in termini di valore assoluto che a livello territoriale.

Molto rilevante anche l’incremento della percentuale di famiglie unipersonali in coabitazione (160,4% sul 2001). E’ probabilmente il segnale da un lato di un fenomeno di costume (sempre più coppie giovani vanno a vivere insieme senza sposarsi) e dall’altro di una difficoltà economica crescente che spinge alla coabitazione. Il trend di molte persone che vivono da sole è il risultato di rapidi cambiamenti nello stile di vita: donne che vivono più a lungo dei loro compagni; tassi crescenti di divorzi e separazioni; persone in grado di vivere da sole per scelta, ed il graduale spostamento di popolazione verso i centri urbani.

Per questi motivi, le persone che vivono da sole coprono l’intera gamma delle età e un’ampia casistica di situazioni personali, inclusi i giovani studenti e i nuovi assunti che scelgono di vivere da soli, i divorziati o gli anziani che sopravvivono ai coniugi”. Considerando le famiglie con un nucleo, nel 2011 oltre la metà è composta da coppie con figli (53,5% in Italia, 51,9% in Umbria); all’interno di questa categoria prevale la non coabitazione. A seguire, circa un terzo delle famiglie con un nucleo sono costituite da coppie senza figli. La percentuale di famiglie con un nucleo caratterizzate dalla presenza della madre con figli è pari al 12,6% in Italia e al 12,3% in Umbria. In particolare, l’incremento percentuale, in Umbria, per le madri con figlio in coabitazione, raggiunge il 48,6%.

Infine occorre rilevare, tanto in Umbria quanto in Italia, la forte crescita dei padri con figli in coabitazione: in Umbria la variazione percentuale di padri con figli in coabitazione è più che doppia rispetto a quelli non in coabitazione. In Umbria infine il numero delle famiglie proprietarie è proporzionalmente più elevato, circa il 74% del totale, il numero delle famiglie in affitto è più basso rispetto al dato nazionale (14,6%) mentre è leggermente superiore quello delle famiglie con altro titolo di godimento (11,4%).

Questo spiega i motivi per cui il numero delle famiglie italiane che partecipano ai bandi regionali per l’acquisto o per l’affitto di alloggi sono proporzionalmente minori rispetto alle famiglie provenienti da altri paesi. “E questi dati, – ha concluso l’assessore Vinti – compreso ovviamente quello derivante dalle difficoltà economiche, hanno portato a privilegiare la costruzione di alloggi più piccoli ed a calibrare diversamente le varie priorità di aiuto. Non a caso la Regione dell’Umbria, nel 2014, ha emanato ben 10 bandi a seguito dell’analisi del contesto regionale umbro ed anche dell’ascolto dei vari soggetti pubblici e privati che compongono questo variegato settore”.

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