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Asili Perugia, oggi lo sciopero delle educatrici, il sindaco si scusa con la città

Il Sindaco: "Non c’è nessuna strategia o piano da parte nostra per indebolire gli asili pubblici"

Educatrici del Comune di Perugia: sospesa la modifica del calendario

Asili Perugia, oggi lo sciopero delle educatrici, il sindaco si scusa con la città

PERUGIA – Il sindaco Andrea Romizi, oggi pomeriggio in consiglio comunale, ha fatto le sue di scuse a proposito delle iscrizioni agli asili che quest’anno, a differenza di quelli scorsi, partiranno in enorme ritardo. Erano presenti le insegnanti del Comune che avevano scioperato. «Voglio porgere le mie scuse alla città, non è stata una buona prova né della parte politica né di quella della dirigenza». Il sindaco ha parlato dei motivi che hanno portato al ritardo e ha voluto rassicurare le educatrici presenti.

C’erano anche militanti di Omphalos, venuti per il caso del piccolo Joan. «Non c’è nessuna strategia o piano da parte nostra per indebolire gli asili pubblici» – ha aggiunto il sindaco. Giovedì si terrà un nuovo incontro e Romizi ha promesso che si parlerà approfonditamente di tutto. Intanto lunedì è andato in scena lo sciopero: le maestre di fronte a Palazzo dei Priori hanno chiesto al Comune di cambiare la rotta sui servizi educativi, lamentando l’assenza di una politica complessiva su questo settore.


LA LETTERA INVIATA IN REDAZIONE QUALCHE GIORNO FA

Caro Genitore,
che porti il tuo bambino in un nido comunale di Perugia, vorremmo dirti perché le educatrici di tuo figlio sono così agitate e arrabbiate con l’amministrazione comunale, tanto da partecipare in massa alla sciopero di un’ora del 20 giugno 2017 e, nell’assemblea del giorno dopo, proclamarne un altro per il 3 luglio 2017, stavolta per l’intera giornata. Sicuramente conosci la professionalità delle educatrici comunali e sai bene che dietro al sorriso che vi accoglie ogni mattina c’è un’organizzazione ferrea, con dei protocolli lavorativi consolidati da anni di esperienza.

Il lavoro di educatrice è un lavoro che necessita dei tempi di riposo adeguati ed è stato riconosciuto tra i lavori usuranti, sia per la sollecitazione fisica che comporta accudire e sollevare più volte al giorno i bambini, sia per la sollecitazione psichica e la responsabilità che deriva dalla gestione di un gruppo di bambini così piccoli e con esigenze diverse.

All’amministrazione comunale si è chiesto di aspettare a modificare l’organizzazione del lavoro e di attendere il nuovo Contratto collettivo nazionale la cui firma arriverà a breve. Il nuovo contratto dovrà chiarire in particolare la questione del calendario scolastico (articolo 31), che attualmente si presta alle più “ardite” interpretazioni degli enti e dei giudici.

La sintesi di quello che ci dice l’amministrazione è: per ora faccio quello che ritengo più opportuno, poi mi adeguerò. Questo non ci sembra un modo serio di comportarsi, e tanto meno aperto alla discussione, come stanno invece sbandierando sui giornali.

Di fatto, agli utenti non cambierà nulla , non pagherete di meno la retta, non avrete più servizio. Potrebbe invece succedere, cari genitori, che le educatrici di vostro figlio non riescano ad accogliervi con lo stesso sorriso di ora.

Che sia chiaro, ce la metteranno sempre e comunque tutta per dare il massimo, ma potrebbe succedere che siano più sollecitate psicologicamente e fisicamente, in certi casi portate a non reggere lo stress e quindi ad ammalarsi di più, con dei costi per l’ente, che dovrebbe a quel punto sostituire temporaneamente il personale, sicuramente maggiori.
L’altro motivo è che non c’è nessuna intenzione di assumere personale.

Nel piano del fabbisogno il Comune trasforma l’unico posto di educatrice in un posto da geometra e questo sta a significare che questa amministrazione non ha intenzione di sostituire il personale educativo che va in pensione e nemmeno di ricoprire i posti vacanti, nonostante il D.L. 113/2016 all art 17 dia la possibilità di assumere al 100% .

E come mai non si assume? Che cosa si pensa di fare? Per caso si pensa di esternalizzare alcune strutture educative? E in che modo? Quali? Non ci è dato di sapere!

Che fine ha fatto il fantasioso project financing? Su questo argomento si era espressa tutta la città in un consiglio grande a maggio dell’anno scorso. Che cosa ha compreso l’Amministrazione di Perugia da quella democratica iniziativa? Vi ascolto tutti, aspetto un po’ di tempo e poi faccio come mi pare? Senza tenere conto di quello che ha detto la cittadinanza in maniera forte e chiara: vogliamo che i servizi educativi comunali pubblici con personale pubblico di questa città rimangano pubblici e con personale pubblico.

Nell’incontro con le Organizzazioni Sindacali e le educatrici, a precisa domanda sull’argomento posta al signor Sindaco non è arrivata una risposta chiara e comprensibile, ma un paragone con la procedura adottata per la pubblica illuminazione. Peccato che i bambini da 0 a 3 anni non siano proprio come i pali della luce!

Il fatto è che questa amministrazione comunale eredita un servizio che funzionava e lo sta smontando. È in ritardo sulle iscrizioni, sulle assunzioni e persino sull’affidamento ai privati. In più, penalizza il personale che andrebbe valorizzato per l’impegno, la professionalità e la disponibilità che ci mette tutti i giorni, nonostante gli arredi malconci e le strutture obsolete.

Ecco, questi sono in sintesi i motivi della protesta. Rimaniamo a vostra disposizione per eventuali approfondimenti e anche per organizzare una riunione con tutti i genitori per spiegare ulteriormente la vicenda

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