Unioncamere Umbria, Sos investimenti per la ripresa economica

da Sergio Sacchi (docente presso il Dipartimento di Economia)
Gli esiti dell’indagine congiunturale tra le imprese dell’Umbria, effettuata da Unioncamere per lo scorso secondo trimestre, ci sottopongono alcuni aspetti controversi utili a introdurre alcune considerazioni, generali e di merito, in tema di incertezza del contesto, e dunque di capacità di gestire il rischio e, in definitiva, di prospettive di uscita dalla crisi ancora in atto.
Le evidenze principali che emergono dall’indagine congiunturale sono, ad avviso di chi scrive, le seguenti:

a) alla difficoltà complessiva che il nostro sistema economico incontra nel cercare di affrancarsi dal morso della crisi si affiancano una discreta tenuta delle imprese più grandi che però è più che compensata dal progressivo indebolimento delle unità produttive di minor dimensione;

b) il fatto che quando le difficoltà marcano in modo sistematico l’andamento della produzione, del fatturato e molto spesso anche degli ordinativi, le aspettative ne risultano condizionate e si evidenziano linee di divisione sulla base delle dimensioni delle unità produttive oppure del mercato di destinazione dei prodotti;

c) la distinzione di umori tra industria e servizi si rivela ora, più che in passato, piuttosto labile e incerta dal momento che procedono in parallelo le valutazioni espresse dalla prima e quelle formulate dei secondi.

Tanto i risultati, resi noti nei giorni scorsi, quanto i primi commenti confermano la delicatezza del periodo, soprattutto per quanto riguarda la tenuta delle risorse di imprenditorialità disponibili in Italia e, per quanto qui più ci interessa, in Umbria.

Infatti, da un lato è facile ed anche, per certi versi, doveroso immaginare che prima o poi si possa avviare un processo di ripresa e crescita.

Tuttavia, la ripresa per avviarsi richiede più di un sussulto di domanda aggregata (equivalente a modesti voli di rondine che non fanno primavera): la si riconoscerà quando si vedranno apparire all’orizzonte file di investimenti, compresi, questo è da tenere ben presente, quelli relativi alla rimessa in servizio dei cantieri chiusi, degli stabilimenti col fermo macchine, dei negozi con la scritta “cedesi attività”.
Per ora, nell’orizzonte degli operatori, in Italia e ancor più in Umbria, prevale l’attenzione a comprimere le componenti di rischio.

Certo, è sempre piuttosto difficile definire rigorosamente e soprattutto quantificare il rischio di impresa. Si può comunque affermare l’esistenza di una relazione diretta tra rischio e investimento e di relazioni inverse tra rischio e capitale proprio e tra rischio ed autofinanziamento che mettono in gioco il temperamento degli imprenditori, le vicende passate, le fasi del ciclo, le dimensioni dell’impresa, eccetera.

Si tratta di elementi che influiscono notevolmente sia sulla capacità di valutazione del rischio sia sul premio richiesto per coprire l’alea dell’investimento sia, infine, sulla stabilità del sistema economico.

Ora, se si mettono insieme gli elementi condivisi circa il quadro della struttura produttiva regionale si possono ricostruire i termini, almeno qualitativi, dei fattori in grado di favorire o meno un tempestivo aggancio alla ripresa economica quando dovesse dispiegarsi seriamente.

Tra gli elementi condivisi vi è il riconoscimento del fatto che le imprese umbre sono più giovani di quelle di altre regioni. Si è inoltre concordi nel ritenere il nostro sistema produttivo un po’ più minuto di altri, più fragile, per mancanza di reti di sostegno, e anche meno incline al rischio in quanto ancora caratterizzato da numerose imprese terziste (sub-fornitrici).

Tale è dunque il sistema produttivo che deve affrontare congiunture che si susseguono promettendo svolte che non si vedono e allo stesso tempo nascondono gli orizzonti oltre i quali si potrebbero individuare lidi più tranquilli.

In tali circostanze, l’aumento dell’incertezza si traduce in aumento del premio di rischio a beneficio di chi concede prestito e a scapito di chi quel prestito lo richiede e dunque in un aumento dell’altezza degli ostacoli da superare.

Riprendere sarà dunque processo lungo, oltremodo impegnativo e tormentato. Ma non impossibile se si formulano obiettivi chiari e si predispongono politiche adatte, anche battendo nuovi sentieri.

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