UMBRIA, FONDI EUROPEI: CONSIGLIO REGIONALE VARA RISOLUZIONE UNANIME

Politiche giovanili, approvato disegno di legge della giunta
Consiglio Regionale
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(umbriajournal.com) PERUGIA – Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità (27 sì) la proposta di risoluzione unitaria elaborata  dalla Prima Commissione sulla gestione e l’utilizzo dei Fondi strutturali europei per i quali la Giunta regionale sta predisponendo il ‘Quadro strategico’ per il prossimo settennio 2014-2010. Il documento contiene alcune “raccomandazioni” per l’Esecutivo: migliore definizione delle tipologie di intervento; semplificazione del sistema procedurale, partecipazione e capillare informazione; rigorosa verifica dei  risultati; coerenza delle filiere agricole di qualità e della green economy; produzione energia da fonti rinnovabili; definizione con il Governo del ruolo della nuova Agenzia nazionale di coesione territoriale. Nel dibattito, concluso dall’intervento della presidente Marini, sono intervenuti i consiglieri Brutti (Idv), Chiacchieroni (PD), Goracci (Comunista umbro), Nevi (Pdl), Lignani Marchesani (Fd’I). Il consigliere Brutti ha presentato un emendamento interamente sostitutivo della risoluzione unitaria che puntava l’attenzione sulla necessità di prevedere precisi obiettivi occupazionali nell’assegnazione dei
finanziamenti comunitari. Successivamente Brutti ha ritirato il proprio atto e presentato con un emendamento aggiuntivo alla risoluzione unitaria (cofirmato da Chiacchieroni) in cui riproponeva i contenuti sostanziali del primo documento; questo atto è stato bocciato con 19 no, 4 sì (Goracci, Dottorini, Brutti, Chiacchieroni) e 3 astenuti (Marini, Bracco Lignani Marchesani).

Uguale esito per un altro emendamento aggiuntivo presentato da Chiacchieroni (e cofirmato da Brutti) che puntava l’attenzione sulla necessità di intervenire sulle aree urbane dismesse: 19 no, 5 sì (Chiacchieroni, Dottorini, Brutti, Goracci,
Riommi), 3 astenuti (Marini, Rosi, Mantovani). Oliviero Dottorini (relatore unico-presidente Prima Commissione): “le priorità programmatiche delineate nel documento dovranno essere in grado di attivare percorsi virtuosi capaci di dare risultati di sistema nel medio e lungo periodo – Il documento traccia un’analisi a tratti impietosa del contesto di partenza nel quale si trova l’Umbria dove la crisi strutturale e globale è stata più accentuata rispetto alla media nazionale. Permangono elementi di debolezza nel nostro tessuto economico produttivo che devono rappresentare il punto di partenza per mettere a punto le scelte circa l’utilizzo dei fondi strutturali comunitari. Le priorità programmatiche delineate nel documento dovranno essere in grado di attivare percorsi virtuosi capaci di dare risultati di sistema nel medio e lungo periodo.

Il significativo incremento demografico dell’ultimo decennio, non è stato accompagnato da un corrispondente incremento del Pil, del reddito e dei consumi. Da registrare una  crescita maggiore della media nazionale del settore dei ‘servizi non di mercato’ rispetto a quelli del cosiddetto terziario di mercato, commercio e turismo innanzitutto. L’evoluzione strutturale evidenzia un
sistema industriale caratterizzato da una grande frammentazione delle unità produttive, dal micro-dimensionamento delle imprese e dalla prevalenza delle attività di subfornitura, da bassi margini operativi e dalla grave crisi di comparti specifici che tradizionalmente hanno giocato un ruolo trainante per l’economia umbra, come ad esempio l’edilizia e il suo indotto. L’Umbria sembra tenere, in particolare, nella coesione sociale e nell’istruzione, mentre accumula difficoltà proprio nelle aree di tradizionale ritardo, principalmente legate allo sviluppo economico e all’innovazione.

Nell’indicare le mission e gli obiettivi scelti, il documento mette in risalto come l’Umbria non possa prescindere dal tentativo di perseguire con tutte le risorse a disposizione gli obiettivi di promuovere la competitività delle piccole e medie imprese e del settore agricolo, di promuovere l’occupazione, l’inclusione sociale e combattere la povertà, di investire nelle competenze, nell’istruzione e nella formazione permanente e di sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni in tutti i settori. È importantissimo orientare le politiche verso una crescita intelligente e indirizzare le risorse concentrandole in maniera selettiva. Di fatto è importante ricercare reti e alleanze strategiche tra le eccellenze del territorio, la razionalizzazione ed il miglioramento del contesto
infrastrutturale, sia materiale che immateriale, a disposizione del sistema produttivo, ma soprattutto l’individuazione dei settori collegati alla Green economy quali settori ad alta potenzialità di mercato sui quali, quindi concentrare le risorse. Per il settore agricolo, puntare sulle filiere corte, sulle filiere agro-alimentari e sul no-food. Indirizzare la strategia energetica regionale verso la riduzione del consumo, l’incremento dell’efficienza e la produzione di energia da tutte le fonti rinnovabili. Superare la logica della mera assistenza economica in favore della presa in carico di persone e famiglie attraverso l’istituzione di modelli di servizio integrati fra pubblico e privato sociale. Bene il rafforzamento dell’economia sociale
e dell’innovazione sociale, attraverso il sostegno del terzo settore.

Gli indirizzi di attuazione delle misure dovranno privilegiare criteri di orientamento al risultato, valutazione d’impatto, uso integrato di fondi, selezione e concentrazione degli stessi su specifici temi ed obiettivi assunti come prioritari e di valenza strategica. Necessaria la misurazione dei risultati economici, sociali ed occupazionali quale strumento di valutazione oggettiva dell’efficacia dei progetti cofinanziati con risorse comunitarie. Garantire a tutta la comunità regionale la possibilità di accedere alle risorse. Per questo va definito un sistema metodologico e procedurale improntato ai principi di massima semplificazione, partecipazione, coinvolgimento, trasparenza e corretta e capillare informazione di tutti i soggetti potenzialmente  destinatari e/o utilizzatori dei finanziamenti del quadro comunitario strategico, al fine di consentire pari opportunità di accesso a tutta la comunità regionale. Sulle politiche energetiche, puntare su un mix equilibrato di fonti rinnovabili programmato sulla base delle reali potenzialità e compatibilità ambientali espresse dal territorio regionale. Puntare sulla tipologia di fonti rinnovabili, legate alle agro-energie.

Per quanto riguarda il settore agricolo, invece, sono state evidenziate alcune incongruenze tra i criteri generali di intervento individuati nel documento, ampiamente condivisi, con alcune indicazioni di indirizzo in merito a comparti specifici da selezionare tra quelli sui quali investire. Sulla volontà, espressa dal governo nazionale, di andare alla costituzione di una specifica Agenzia Nazionale di Coesione Territoriale quale supposto strumento di attivazione ed ‘efficientizzazione’ della capacità di spesa delle risorse comunitarie da parte delle Regioni, si rischia l’invasione dello Stato nelle competenze in capo alle Regioni. Sul tema relativo all’incertezza sul livello nazionale delle risorse, legato alla riduzione del cofinanziamento statale che sembra sarà collocato al minimo rispetto a quanto richiesto dalla Commissione Europea, la Giunta è chiamata a sollecitare il Governo a definire con celerità e certezza nella sua quantificazione il cofinanziamento governativo nazionale del nuovo quadro comunitario strategico regionale 2014/2020 per mettere nelle condizioni la nostra Regione di assumere gli eventuali interventi che si dovessero rendere necessari all’interno del proprio bilancio ed al fine di evitare ulteriori vincoli di gestione e rigidità dello stesso”. Gli Interventi Paolo Brutti (IDV): “servono obiettivi precisi e azioni in favore della crescita dell’occupazione.” Dopo aver letto la risoluzione ho osservato che non compare mai esplicitamente la questione del lavoro e dell’occupazione. Si punta a rafforzare il sistema  economico e sociale della regione ma bisognerebbe chiedersi quale è il motivo per il quale noi finanziamo pubblicamente, con denaro pubblico, un progetto che ci viene presentato da un soggetto privato.

Se un progetto persegue un interesse pubblico allora è necessario che, oltre ai miglioramenti tecnologici, ai posizionamenti internazionali, al rafforzamento del quadro strutturale dell’impresa, si ponga l’obiettivo prioritario della difesa e della crescita dell’occupazione. Se c’è solamente un miglioramento competitivo e non crescita dell’occupazione significa che l’iniezione di risorsa pubblica immessa nell’impresa serve solo a migliorare quell’interesse importante, ma privato, che consiste nei conti, nei bilanci dell’impresa stessa. Quindi se un’impresa vuole concorrere alla realizzazione di un progetto, deve dire con precisione
quanta occupazione immagina che nasca da questo progetto, quanto miglioramento nel capitale umano, quanto cresce la qualità occupazionale, come si migliora la struttura interna dell’impresa.

In fase di valutazione dei progetti si potrà così preferire quelli che creano più occupazione. E in fase di valutazione dell’efficacia del progetto si dovrà valutare quanta di questa occupazione è stata effettivamente creata. Avrei preferito una mozione meno tecnica e meno prolissa, ma più attenta alle questioni occupazionali. E spero che la risoluzione approvata dalle Prima commissione possa essere integrata con le mie proposte in tema di creazione di occupazione, aggiungendo: che il Consiglio regionale impegna la Giunta a che gli obiettivi contenuti nei fondi strutturali (promuovere l’occupazione, sostenere la mobilità, promuovere la coesione sociale…) siano rispettate pienamente dalla programmazione regionale dei fondi comunitari che si rispecchino nei bandi e nei progetti selezionati costituendone anzi motivo di esclusione qualora tali obiettivi non fossero pienamente rappresentati. In particolare, ogni progetto dovrà contenere un vero e proprio bilancio occupazionale, verificabile sia nel corso del progetto che al suo compimento, l’indicazione dei risultati aspettati sul sostegno alla mobilità dei lavoratori, gli effetti di inclusione sociale attesi, la previsione della riduzione dei livelli di povertà che si vuole ottenere, la quantità attesa di nuovi laureati assunti, le indicazioni precise
sugli incrementi di produttività derivanti dalla maggior utilizzazione delle tecnologie, in particolare nel settore Ict.

Se questo dispositivo viene accolto e inserito, nei suoi punti fondamentali, nella risoluzione conclusiva, sono pronto a ritirare l’emendamento di modifica complessiva. Gianfranco Chiacchieroni (PD): “industria di base, green economy e filiera tac obiettivi prioritari” – Ci troviamo di fronte a un’occasione per definire le linee di marcia, di intervento, di tendenza che l’Umbria deve mettere a punto per unire gli sforzi e cogliere alcuni obiettivi, insomma fissare una strategia che ricollochi l’azione. Oggi siamo dentro una fase in cui le risorse sono finite e dentro questo quadro gli interventi, che saranno pochi, debbono cogliere qualche iniziativa simbolo. Una è quella che ci ricordava il senatore Brutti, ma non può essere la sola. Dobbiamo chiamare tutto il complesso della società regionale a dare una direzione di marcia, continuando a perseguire la filiera turismo ambiente cultura. Gli sforzi che si stanno facendo penso che debbano rappresentare in maniera univoca la linea di tendenza declinati certo con questa nostra impostazione che è la green economy, e su questo chiamare il mondo della ricerca a dare un contributo.

Manifatturiero, industria di base e Tac possono stare insieme con alcune iniziative, e c’è un anello di congiunzione che le
tiene insieme e che può fare dell’Umbria un’ulteriore indicazione di modello. Tutta la partita dell’archeologia industriale rientra nel versante della filiera turismo – ambiente – cultura. Altro settore da sostenere è il manifatturiero delle produzioni di qualità, da collegare alla filiera Tac e all’industria di base che sceglie la green economy. Servono interventi che siano di direzioni, interventi simbolo a partire dalla questione occupazione ma senza smarrire la questione della strategia dei programmi di sviluppo della nostra Regione, perché guai se noi abbandonassimo questa strada che ha portato a fare crescere le imprese e gli addetti del settore del turismo e dell’accoglienza, ha portato a qualificare l’offerta culturale, ha portato a fare diventare l’Umbria sempre più elemento attrattivo. L’altra questione è la scommessa fra industria di base e la compatibilità ambientale che dobbiamo anche qui fare appello alla ricerca e all’innovazione per stare dentro questi processi. E dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per tenere insieme due elementi: industria di base e compatibilità ambientale, questa è la questione che abbiamo di fronte”. Orfeo Goracci (Comunista Umbro): “superare le rivendicazioni territoriali per attuare una programmazione solidale, equilibrata, sostenendo i territori più deboli – Voterei in maniera più convinta la risoluzione se vi fosse contenuta la sottolineatura proposta da brutti su occupazione e lavoro – Che rappresentano la vera priorità in Umbria. La nostra regione regge sul piano dell’istruzione, della formazione e della coesione sociale ma il problema da aggredire è quello dell’occupazione verso cui bisogna orientare tutte le azioni della futura programmazione . Sulla questione della ‘green economy’ siamo tutti d’accordo, ma non si può negare che finora gli atti con cui questi vengono concretizzati in Umbria determinano grossi problemi, per le sbagliate modalità tecnico-politiche. I vari territori dell’Umbria viaggiano a velocità diverse alcuni, soffrono più di altri, e l’Eugubino è tra questi. Occorre perciò che si superino le pur legittime rivendicazioni
territoriali che ognuno porta avanti per attuare una programmazione solidale, equilibrata e in grado di colmare i gap territoriali, sostenendo i territori più deboli.

Raccomando alla presidente Marini di tener conto di queste indicazioni in vista dell’incontro che avrà nei prossimi giorni con il Commissario straordinario di Gubbio”. Massimo Buconi (Psi): “attenzione al rischio di parcellizzazione degli
interventi. operare quelle scelte prioritari che possano garantire i maggiori risultati – Bene la scelta di discutere preliminarmente in Aula le linee di indirizzo che informeranno la programmazione futura: sono stati rispettati i ruoli di Esecutivo e Assemblea. Grande attesa ora di conoscere entità delle risorse che dovranno essere utilizzate per interventi a sostegno dello sviluppo del tessuto produttivo e sociale e per far ripartire ‘l’ascensore sociale’ umbro. Attenzione al rischio di parcellizzazione degli interventi, determinata dalla quantità dei problemi da risolvere. Occorre avere il coraggio di operare quelle scelte prioritari che possano garantire i maggiori risultati. Obiettivi di primo piano piano sono la qualificazione delle imprese, l’incremento dell’occupazione, ma anche il mantenimento mantenere quella attuale. Per far questo sono necessarie analisi concrete e scelte chiare, adottate sulla base di criteri precisi che consentano di intervenire su quegli ambiti che garantiscano i massimi risultati. Necessario poi valutare gli interventi anche in corso d’opera e non solo a consuntivo per valutare in maniera dinamica l’appropriatezza delle azioni che saranno attuate”.
Raffaele Nevi (Pdl): “confronto su documento utile e positivo. saremo ora attenti e vigili nella fase successiva mirando a rigore, efficacia e velocizzazione delle procedure – Il Pdl ha affrontato il confronto in Commissione sul documento con la volontà di incidere nella realizzazione della futura programmazione comunitaria in maniera utile allo sviluppo delle imprese. Questa prima parte del confronto all’interno della Commissione e con le categorie è stato utile e positivo, saremo ora attenti e vigili nella fase successiva in cui si daranno gambe concrete a queste linee di indirizzo, indicando obiettivi, azioni e risorse.

Condivideremo quelle azioni concrete ed efficaci che agiranno a sostegno della qualità delle imprese, della loro capacità di internazionalizzazione, della sostenibilità ambientale. Non tutte le imprese sono attrezzate su questi livelli, ma occorre fissare obiettivi che incentivino esse ad aumentare la propria capacità di innovazione, per meglio competere nel mercato globale. Sul tema delle infrastrutture, occorre selezionare gli interventi e le risorse, concentrandosi sui nodi veri che impediscono alle imprese di essere competitive. Anche in questa occasione la maggioranza non ha retto sul piano politico: gli interventi di esponenti della sinistra radicale come Brutti e Goracci lo dimostrano e denunciano la persistenza dei residui di una impostazione dirigistica che niente di positivo ha portato finora. A i due colleghi voglio ricordare che la questione occupazione è stata ben presente nel confronto in Commissione, insieme alla consapevolezza che la soluzione di questo problema è collegata in maniera strettissima alla salute e qualità delle imprese. Gli interventi di programmazione mirati a qualificare il tessuto imprenditoriale possono rappresentare una
modalità concreta di affrontare anche le questioni dello sviluppo occupazionale. Fattore decisivo per una programmazione realmente efficace è la velocità di erogazione delle procedure e, conseguentemente, delle risorse; occorre perciò superare la modalità ‘bandi’ per passare alla modalità ‘sportello’. Nella prossima programmazione la ‘velocizzazione’ dovrà essere la modalità caratterizzante delle azioni. Bene aver inserito lo strumento del fondo rotativo per le imprese, perché il problema della restrizione del credito rappresenta un tema ancora centrale, rispetto al quale occorre qualificare ancor più il ruolo di Gepafin e dei Consorzi fidi”. Andrea Lignani Marchesani (FD’I): “trasparenza e diffusione dei bandi, riduzione dei tempi per i finanziamenti – Il coinvolgimento del Consiglio regionale (che un’iniziativa dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale vuole rendere cogente e non una graziosa concessione della Giunta) nella discussione sui fondi comunitari è un fatto positivo. Un passo avanti che sicuramente noi apprezziamo e di cui come opposizione vogliamo essere attori. C’è il rischio che, essendoci pochi soldi per le scelte, si usino questi fondi in maniera quantomeno inappropriata come è stato fatto in passato. Il che significa un utilizzo dei bandi a natura politica non tanto finalizzandolo alla mera raccomandazione, ma per un contributo a pioggia che determina una contentezza diffusa e conseguentemente un ritorno di natura elettorale. È di tutta evidenza che se un bando è vinto da parenti di politici e da parenti di burocrati, c’è qualcosa che non va, perché evidentemente c’è stata una scarsità di informazioni in cui pochi, sia per la tempistica dei bandi sia per la struttura dei medesimi, potevano accedere.

Quindi trasparenza e diffusione dei bandi e tempistica degli stessi sono qualcosa di irrinunciabile, non solo nell’ottica di un’eticità
dell’utilizzo dei fondi, ma anche perché i fondi vadano a una corretta destinazione di sviluppo che oggi non si è assolutamente verificata. E questo lo dicono i parametri economici e sociali dell’Umbria perché è di tutta evidenzia che se l’Umbria si vanta di essere stata la Regione che più ha speso che meno ha fatto sfuggire i fondi comunitari, ma il risultato di questa spesa è stato un arretramento dei parametri economici e sociali, un arretramento verso le regioni del sud, è di tutta evidenza che questi soldi sì sono stati spesi male, perché non hanno contribuito a migliorare i parametri, ma a migliorare la situazione del singolo. Il problema sollevato da Brutti, quello di riequilibrare a favore delle politiche attive del lavoro e finalizzate all’occupazione, raccoglie un input dell’Unione Europea, che dice che dobbiamo riequilibrare come dato aggregato delle Regioni italiane a favore delle politiche sociali, del fondo sociale, il che significa formazioni politiche attive del lavoro, nella misura minima del 52 per cento. Una soglia che l’Umbria non ha raggiunto, ma questo non è un problema, dato che le politiche attive del lavoro, le politiche di formazione in questi anni non hanno dato buona prova di sé, non hanno prodotto un’inversione del trend della disoccupazione e della criticità della disoccupazione femminile, della disoccupazione giovanile. L’Umbria ha bisogno oggi di investire più risorse possibili sul fondo di sviluppo e non su quello sociale, perché in questo momento noi abbiamo necessità di potenziare le aziende, anche come ha detto il collega Nevi con le infrastrutture.

Parte del centrosinistra continua a chiedere partecipazione per la E78, quando invece il tempo della partecipazione è abbondantemente finito: se noi continuiamo a dare ascolto a questi comitati di base tutti con la logica “non nel mio giardino” queste arterie non si faranno mai e noi ne abbiamo bisogno per fare in modo che le aziende dell’alta valle del Tevere non chiudano. C’è la necessità assoluta che le imprese abbiano certezze sulla tempistica non è più tempo di concertazione dei tracciati. C’è un serio rischio, come ha detto l’assessore Riommi in Commissione, che il cofinanziamento governativo di questi fondi venga largamente abbattuto, per non dire annullato, e di questo non si parla. A proposito dell’agenzia di coesione territoriale: non serve assumere altre decine di tecnici, datoche l’Umbria li ha già. E c’è il rischio che questa agenzia di coesione diventi il ventiduesimo socio di spartizione della torta. Insomma è una porcheria questa agenzia di coesione territoriale fatta dal Governo Letta; se ci fosse stato il Governo Berlusconi si sarebbe scatenato il mondo contro questa agenzia, con la denuncia di centralizzazione,
accorpamento e sottrazione di risorse”. Catiuscia Marini (Presidente Giunta regionale): “è un errore pensare che attraverso lo strumento dei fondi strutturali si possano realizzare tutte le politiche di sviluppo, di competitività e di innovazione di un territorio – Positivo il lavoro fatto in queste settimane che ha visto, oltre al coinvolgimento della Giunta e di tutte le direzioni regionali che sono parte integrante del lavoro alla base del documento di indirizzi, anche la partecipazione con le forze economiche e sociali. Importanti i contributi arrivati dalle Commissioni nella stesura del documento definitivo, quello che costituirà il vero e proprio quadro strategico regionale. È importante comunque precisare che i fondi strutturali contribuiscono concretamente all’avanzamento delle politiche di qualità, di innalzamento della qualità della coesione sociale, del grado di competitività dei territori, ma hanno anche una natura limitata. È un errore pensare che attraverso lo strumento dei fondi strutturali si possano realizzare tutte le politiche di sviluppo, di competitività e di innovazione di un territorio. Ad esempio, le Acciaierie speciali Terni e l’indotto di sistema delle piccole e medie imprese, connesso alla presenza di una grande industria manifatturiera industriale su un settore di base come quello dell’acciaio, innovativa e di qualità, è capace di spingere un grado di innovazione, di risorse finanziarie esternalizzate di investimenti di innovazione e ricerca che sono superiori in un solo anno a quelle dell’intera programmazione strutturale. Quindi non dobbiamo commettere l’errore di considerarlo quale unico strumento a disposizione
per la competitività del sistema economico e produttivo.

La storia trentennale dei fondi strutturali per l’Umbria vede un conseguimento di risultati positivi sia sull’efficienza e sulla qualità della spesa effettuata. Le risorse sono state sempre utilizzate secondo le regole e nella giusta tempistica. I risultati conseguiti riguardano il sostegno alla ricerca delle piccole e medie imprese, di riqualificazione urbana, di valorizzazione del patrimonio culturale, interventi sulle infrastrutture di natura ambientale, dal ciclo delle acque a quello dei rifiuti. Risultati raggiunti grazie ad uno intelligente delle risorse da parte della Regione, dei Comuni e del sistema delle imprese. Dobbiamo difendere la cultura della programmazione perché è l’unico strumento proprio delle politiche pubbliche. Cosa che non c’è più in ambito sanitario, in ambito sociale. I fondi strutturali, fortunatamente, sono vincolati anche da strumenti e regole principalmente di livello europeo, dove gli Stati concorrono, ma dove la strumentazione europea è prevalente. Questo sviluppa una cultura della programmazione che è il presupposto indispensabile anche sull’efficacia dei risultati che si vogliono conseguire. In merito ad alcune considerazioni emerse nel corso di questo dibattito circa il lavoro e l’occupazione, ribadisco che è stato sempre rimarcato come i fondi strutturali di questa nuova programmazione 2014/2020, alla luce degli effetti della crisi economica e sociale, quindi alle difficoltà proprie del sistema delle imprese, con la perdita secca di occupati e lavoratori in tutte le Regioni europee, e quindi anche nella nostra regione, a differenza di quelle precedenti, doveva avere un cuore centrale essenzialmente legato alle politiche della crescita dell’occupazione e del lavoro in conseguenza della crescita del sistema economico e produttivo. I fondi accompagnano quindi una strategia che nell’ambito degli undici tematismi che la Commissione europea ha definito, scelti in maniera orizzontale, prevedono misure utili a creare le condizioni dello sviluppo del sistema economico e produttivo delle imprese, che è il presupposto per creare lavoro e occupazione. Non esiste una misura per l’occupazione che non sia in conseguenza di una misura che faccia crescere nuove imprese o faccia irrobustire imprese che possono creare nuovo lavoro. È importante puntualizzare che anche nella programmazione 2007/2013 ci sono stati indicatori dei risultati raggiunti per ogni misura. Per ogni risorsa sappiamo il numero dei lavoratori stabilizzati (1. 800 unità), sulle misure della cassa integrazione in deroga ci sono 12mila persone fisiche che hanno beneficiato degli strumenti straordinari previsti dal fondo sociale. Dobbiamo tuttavia incrementare azioni che siano più rapide nel dare il contributo di competitività.

Troppo spesso meno in regioni come l’Umbria e quelle del centro nord, più, purtroppo, in regioni come quelle del sud, che avevano anche una mole di risorse finanziarie notevolmente superiori, abbiamo messo in campo sistemi complessi di investimento con i fondi strutturali che hanno impedito, nel corso della programmazione, di vedere concretamente realizzati alcuni risultati. Si sta discutendo come evitare che l’Italia restituisca le risorse. È importante leggere bene come gli effetti della crisi hanno colpito
l’Umbria nel contesto nazionale. La Commissione Europea ha fatto uno studio sul grado di competitività delle 280 Regioni europee su 72 indicatori, nel periodo 2010–2013. Si coglie una lettura che supera anche alcuni luoghi comuni rispetto agli effetti della crisi che hacolpito l’Umbria: l’Italia arretra complessivamente, perde competitività come sistema Paese, con le due grandi Regioni: Lombardia ed Emilia Romagna, che in questo triennio, passano dalle prime cento Regioni al gruppone che prevede quelle fra la centesima e la 150esima. E queste Regioni tirano giù le altre con effetti particolarmente sentiti da una piccola regione come l’Umbria. È chiaro che le sorti, anche dell’Umbria, sono strettamente connesse a una ripartenza dell’Italia.

Nelle prossime settimane verrà definito, con il Governo, il contenuto dell’accordo di partenariato. Si avrà così il quadro entro cui si andrà a collocare e definire il quadro strategico regionale. Come presidenti delle Regioni abbiamo chiesto al Governo la certezza delle risorse, che il cofinanziamento non sia solo quello minimo obbligatorio previsto dall’Unione Europea, vorremmo invece mantenere un quadro di risorse finanziarie adeguato, com’era quello della programmazione precedente. Abbiamo chiesto di evitare il rischio più grande che vediamo in questa nuova programmazione: che una parte di azioni, che si facevano prima con le politiche ordinarie del Governo, per carenza di risorse, vengano utilizzati per questi fondi strutturali. Per quanto riguarda l’Agenzia territoriale, è un tema che il prossimo giovedì affronetremo con il Ministro. Il decreto è all’esame del Parlamento e come Presidenti delle Regioni abbiamo chiesto dei correttivi perché questo organismo non diventi un altro soggetto, non definito, che si interpone tra le Regioni e il Governo nazionale con compiti non strettamente chiarissimi rispetto
a quelli propri delle Regioni”.

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