UMBRIA, ECONOMIA, SI ALLENTA LA MORSA DELLA CRISI

Umbria, vicepresidente Paparelli: «Economia regionale in ripresa»

economia_0UMBRIA – Si allenta la morsa della crisi. L’economia umbra, dopo anni durissimi, migliora in modo lento ma graduale. Ma si lecca ancora le ferite. Soprattutto per quanto riguarda la ricchezza prodotta e il numero degli occupati. Sale la produzione industriale. Migliora il fatturato. E fa sperare l’ottimo dato dell’export che continua a crescere, anche se le piccole e piccolissime imprese della regione non sempre hanno le capacità organizzative necessarie per cogliere le occasioni che offre il mercato globale.

Sono queste alcune delle risposte della indagine congiunturale di Unioncamere Umbria sulle imprese manifatturiere e commerciali, relativa al quarto trimestre del 2013.

L’aumento dei segnali positivi va però ancora letto con cautela. Spiega Giorgio Mencaroni, presidente di Unioncamere Umbria: “Dopo molto tempo registriamo risultati migliori. Sono dati che vanno accolti con fiducia. Ma bisogna analizzarli senza dimenticare che siamo ancora lontani dalla situazione precedente alla gravissima crisi vissuta dalla nostra economia. Le imprese umbre hanno pagato un prezzo altissimo in termini di capacità di produzione, di fatturato e di occupazione.

I risultati più incoraggianti arrivano dall’export, dalle imprese femminili e dalle imprese più strutturate che hanno saputo innovare anche nei periodi bui. Nei prossimi mesi tutti i nostri sforzi devono essere concentrati sulla emergenza occupazionale e soprattutto sul sostegno alle piccole e piccolissime imprese che ancora faticano ad uscire dalla crisi”.

I dati dell’indagine di Unioncamere Umbria sono i più aggiornati a disposizione su scala regionale. La ricerca è stata effettuata su un campione di 500 imprese manifatturiere e 300 imprese commerciali.

Insieme all’indagine congiunturale, Unioncamere Umbria rende noti anche i dati del Cruscotto Statistico, grazie al quale l’ente camerale fotografa in modo periodico lo stato dell’economia attraverso i dati aggiornati di un campione di oltre 58.000 imprese.

Vediamo, in dettaglio, i numeri aggiornati dell’economia umbra.

LE IMPRESE MANIFATTURIERE

Nelle imprese manifatturiere i segnali positivi che emergono nel IV trimestre del 2013 sono confermati dai numeri delle singole voci, a partire dalla produzione industriale che fa segnare un + 1,5% rispetto ai tre mesi precedenti.

E’ il miglior risultato degli ultimi due anni. Rispetto allo stesso trimestre del 2012, la produzione è calata dello 0,2% ma è comunque il dato più positivo degli otto trimestri precedenti. L’indagine conferma anche la crescita della fiducia sul futuro da parte degli imprenditori.

Le buone notizie arrivano pure sul fronte del fatturato: +1,8% sul trimestre precedente. In particolare, sono le imprese più grandi quelle che fanno segnare la crescita migliore sia in senso congiunturale (+3%) che tendenziale (+5,2%). Significativo il risultato sugli ordini totali, pari all’1,9% in più rispetto al terzo trimestre del 2013.

Risale anche il grado di utilizzo degli impianti che nel 4° trimestre del 2013 è arrivato al 65,2%: un buon dato ma ancora molto distante dal 72,4% registrato soltanto due anni fa. Alla fine del quarto trimestre 2013 la media delle settimane di produzione assicurata dal portafoglio ordini, pari a 8,6, raggiunge il livello più elevato degli 8 trimestri di cui si dispongono i dati.

L’andamento dell’occupazione preoccupa ancora: alla fine del quarto trimestre del 2013 risulta stazionaria rispetto al trimestre precedente ma accusa un calo del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Le industrie dei metalli e quelle elettriche ed elettroniche sono le più colpite dalla riduzione dei posti di lavoro. Forte il calo (-9%) nelle piccole e piccolissime imprese, quelle con meno di 9 addetti. La flessione è molto più lieve (-0,5%) nelle imprese fino a 49 occupati. Crescono invece dell’1,2% i posti di lavoro nelle imprese con più di 50 addetti.

Le performances nei singoli comparti Nei singoli comparti produttivi le cifre del quarto trimestre del 2013 danno risultati altalenanti.

Migliorano le performances delle industrie alimentari, del tessile e della moda. Vanno meglio anche le industrie chimiche, quelle petrolifere e delle materie plastiche, le industrie meccaniche e dei mezzi dei trasporto e quelle dei metalli.

Vanno ancora male le imprese manifatturiere di produzioni storiche dell’Umbria come la ceramica, il legno, la carta e il mobile. Ma anche le industrie elettriche ed elettroniche  e le attività di riparazione, manutenzione e installazione.

Nel dettaglio, le industrie alimentari stanno crescendo secondo tutti gli indicatori. La produzione e il fatturato migliorano anche nel settore della moda (+1,5% rispetto all’anno precedente): il dato è particolarmente significativo perché arriva dopo la lunga sequenza di risultati negativi registrati nelle precedenti indagini. In questo comparto è marcata soprattutto la crescita delle esportazioni, sia secondo la congiuntura (+6,1%) che in senso tendenziale (+13,4%).

Decisamente buoni, per fatturato, produzione e ordini i risultati delle industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche, in particolare per quanto riguarda il mercato estero (+ 12,3% di produzione tendenziale e +26,8% riguardo gli ordinativi).

Molto positivi anche i risultati delle industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto: crescono sia la produzione (+6,6%) che il fatturato (+13,6%). Addirittura  il fatturato della componente estera, rispetto al terzo trimestre del 2013, ha fatto un balzo del 21,9% e la crescita sul corrispondente periodo del 2012 è stata del 20,5%. In questo comparto sale anche il grado degli utilizzi degli impianti e il numero della produzione assicurata.

L’indagine registra anche la crescita del comparto  metalli: +0,3% nell’ultimo trimestre del 2013. Il dato interrompe la serie di variazioni negative anche se certo non compensa le perdite accusate nell’anno precedente (-2,9%).

Negli altri settori, i numeri relativi all’ultimo trimestre del 2013 sono ancora impietosi.

Sono in difficoltà le industrie del legno e del mobile con un arretramento dei livelli produttivi sia rispetto al trimestre precedente (-0,4%) che nei confronti del 4° trimestre 2012 (-3,1%). Cala anche il fatturato, con eccezione per quello legato alle esportazioni. Circa il 70% degli imprenditori intervistati segnala però un incremento degli ordini per il 1° trimestre 2014 proprio dai mercati stranieri.

Soffrono ancora industrie storiche dell’Umbria, come quelle della carta e della ceramica insieme ad altre attività di riparazione, manutenzione ed installazione: i numeri  complessivi di questi tre comparti segnalano un forte arretramento produttivo sia sul trimestre precedente (-7,4%) che sullo stesso periodo del 2012 (-6,1%). Inevitabile anche il calo del fatturato totale: rispettivamente del 4,6% sul terzo trimestre del 2013 e del 3,8% sull’intero 2012.

Anche le industrie elettriche ed elettroniche fanno fatica ad uscire dalla morsa della crisi: il decremento tendenziale è fissato sul -6,2%. Un dato negativo mitigato in parte da una sostanziale tenuta rispetto al trimestre precedente. Segni negativi anche per quello che riguarda i mercati esteri. In questo comparto uno spiraglio di ottimismo arriva dal grado di utilizzo degli impianti che è il più elevato dell’ultimo anno.

Gli investimenti – Il 40,5% delle imprese intervistate ha effettuato investimenti nel corso del 2013 soprattutto per l’acquisto di macchine ed attrezzature (66,4%). Lo stesso trend, secondo l’indagine è previsto nel 2014.

I finanziamenti – Per quanto riguarda i canali di finanziamento la quota prevalente delle imprese intervistate (46,6%) ha segnalato di essere ricorsa all’autofinanziamento, il 43,2% al credito bancario, il 6% al credito del fornitore, l’1,4% al credito agevolato e l’1% agli aumenti di capitale.

L’innovazione – Le imprese che si sono innovate sono il 44,7 del totale. La spesa media per l’innovazione è pari al 6,8 del fatturato. La crescita maggiore riguarda soprattutto le innovazioni organizzazione aziendale, passate dal 14,3% al 17,1%.

Quasi la metà degli imprenditori (49,3%) ha dichiarato di non aver potuto fare nessun investimento in innovazione negli triennio 2011-2013 per la mancanza di risorse finanziarie.

LE IMPRESE COMMERCIALI

La crisi rallenta, in modo sempre più evidente, anche per quanto riguarda le imprese commerciali. L’indagine congiunturale di Unioncamere Umbria relativa al 4° trimestre 2013 ha analizzato un campione di 300 aziende.

Vendite Il volume complessivo delle vendite ha fatto registrare un leggero progresso (+0,3%) rispetto al terzo trimestre 2013 a causa della espansione, seppur ridotta, dei consumi natalizi. Ma la variazione percentuale rispetto allo stesso trimestre del 2012 fa registrare ancora una flessione (-1,9%). Un dato negativo che però risulta essere  il più contenuto degli ultimi 8 trimestri. 

Prezzi Rispetto al quarto trimestre del 2012 i prezzi sono calati dello 0,7%, soprattutto nel commercio al dettaglio di prodotti non alimentari (-1,1%), ma anche nella grande distribuzione (-0,5%) e nel commercio al dettaglio di prodotti alimentari (-0,2%).

Ordinativi La forza della crisi è evidenziata dall’andamento degli ordinativi: il 36,7,8% degli imprenditori segnala una diminuzione rispetto al trimestre precedente e la percentuale di coloro che comunicano una flessione sale al 47,3% se il confronto viene fatto con il quarto trimestre del 2012. L’arretramento complessivo degli ordinativi è del 2,4% rispetto al 4° trimestre 2012. Le previsioni per i primi tre mesi del 2014 vedono prevalere il segno negativo per quasi la metà degli imprenditori coinvolti nell’indagine.

Occupazione I livelli occupazionali delle aziende commerciali hanno fatto segnare nel corso del 4° trimestre 2013 un incremento dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Un risultato che, prevedibilmente, è il frutto di un’intensificazione delle attività negli ultimi tre mesi dell’anno. Il dato tendenziale (-1,4%) sta però a ricordare come la recessione non abbia ancora terminato di produrre i suoi effetti negativi. Investimenti Nel 2013 hanno investito le grandi strutture commerciali (40,5%), cui seguono a distanza il commercio al dettaglio di prodotti non alimentari (37,1%) e il commercio al dettaglio di prodotti alimentari (35,6%). Circa il 30% degli investimenti complessivi si concentra nella classe degli interventi inferiori a 25 mila euro. I dati mostrano come le imprese abbiano privilegiato l’acquisto di macchinari ed attrezzature (48,9%). Per poter effettuare gli investimenti nel 2013 la metà delle imprese interpellate è ricorsa all’autofinanziamento, mentre il 36,7% ha utilizzato il credito bancario, l’8,1% al credito del fornitore,  l’1,5% al credito agevolato e lo 0,5% agli aumenti capitale. E’ interessante notare come la quota delle imprese commerciali che non hanno introdotto alcuna innovazione in azienda si sia ridotta di circa due punti percentuali passando dal 71,1% del biennio 2011-2012 al 69,2% del 2013. La spesa sostenuta per le attività di innovazione nel 2013 è stata pari al 3,4% sul fatturato.

CRUSCOTTO – Dati IV trimestre 2013

Bene il saldo tra iscrizioni e cessazioni Nel quarto trimestre del 2013, il tessuto produttivo della regione Umbria si è numericamente molto rafforzato: le iscrizioni di nuove imprese sono state, infatti, il 25% circa in più delle cessazioni “non d’ufficio”. Anche per quanto riguarda le unità locali, le aperture sono state molto più numerose delle chiusure. Importante sottolineare che il saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni non d’ufficio è soprattutto determinato dalle società di capitali, in cui le prime sono oltre il doppio delle seconde; le società di persone registrano, invece, un saldo negativo. Rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, l’andamento tendenziale è in forte miglioramento: mentre il numero delle iscrizioni aumenta di oltre il 15%, quello delle cessazioni diminuisce del 17%.

Fallimenti in crescita Le aziende in scioglimento e liquidazione aumentano del 12%, e si osserva una “esplosione” dei fallimenti e altre procedure concorsuali (+69% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno); questo andamento risente però del valore assoluto di partenza piuttosto basso.

L’andamento delle iscrizioni Nel quarto trimestre 2013, il Commercio è il comparto che assorbe il maggior numero di iscrizioni (il 35% circa del totale delle classificate); seguono: Servizi alle imprese (15%); Costruzioni (11%); Manifatturiero (10%); Agricoltura e Turismo, entrambi intorno al 9%. Nel Commercio si manifesta circa il 32% delle cessazioni del quarto quadrimestre 2013; seguono le Costruzioni (17%) e i Servizi alle imprese con il 12% circa.

Iscrizioni di imprese “femminili”, “giovanili” e “straniere” Nel quarto trimestre 2013, il 33% delle nuove iscritte sono imprese “giovanili”; il 32% sono “femminili”; le “straniere” arrivano al 17%  del totale. Rispetto al quarto trimestre dello scorso anno, le iscrizioni delle “femminili”, delle “giovanili” e delle “straniere” sono in consistente aumento; precisamene del 15%, del 13% e del 35%. Nei 12 mesi del 2013, le iscrizioni di “femminili” sono aumentate di oltre il 7%, quelle di imprese “giovanili” di quasi il 2%; al contrario le iscrizioni di “straniere sono diminuite di oltre il 2%.

Scioglimenti, liquidazioni e procedure concorsuali Le imprese umbre entrate nella fase di scioglimento o liquidazione nel quarto trimestre 2013 sono state complessivamente 374, in aumento del 15,4% rispetto allo stesso periodo del 2012; i fallimenti sono, invece, aumentati del 64% e i concordati del 90%. Su base annua, gli scioglimenti e liquidazioni sono diminuite dell’1%, rispetto ad un incremento su base nazionale del 4,5%. I fallimenti, invece, sono diminuiti di oltre l’8%, rispetto al +10% dell’Italia nel suo insieme.

Apertura e chiusura delle unità locali Nel quarto trimestre 2013, le aperture di nuove unità locali nella regione Umbria sono state più numerose delle chiusure di circa il 21% con un andamento nettamente migliore di quello nazionale (dove le aperture sono state del 5% più numerose delle chiusure). Quasi il 35% delle unità locali aperte in Umbria nel trimestre in analisi sono di imprese non umbre.

La variazione dell’occupazione È stato considerato un campione di 54.864 imprese attive nella regione Umbria sia nel terzo trimestre 2013 che nello stesso trimestre dell’anno precedente. Rispetto allo scorso anno, le imprese di questo campione hanno subito una rilevante diminuzione dell’occupazione pari al 4,4%, risultato peggiore di quello osservato a livello nazionale (-3,4%, su un campione di circa 3,5 milioni di imprese). Utile anticipare che questa contrazione è causata soprattutto dalla forte diminuzione dell’occupazione tra le “micro” imprese. L’occupazione ha subito una contrazione in tutti i comparti, con l’eccezione di Assicurazione e credito (dove è cresciuta addirittura del 17%); la diminuzione è stata particolarmente forte in Agricoltura (-34% circa); poi, nel Turismo (oltre -8%) e nelle Costruzioni (quasi – 6%).

L’andamento dell’occupazione conferma la grave debolezza delle “micro” imprese che patiscono un taglio di occupazione dell’8,4%, superiore a quello osservato a livello nazionale. Le “piccole” e le “medie” mostrano una discreta resistenza, limitando la perdita di occupati rispettivamente al 2,5% e al 2%. Va sottolineato che le “grandi” hanno un risultato completamente diverso, registrando un robusto aumento del 4,4%.

 

CRUSCOTTO STATISTICO UMBRIA

STRUTTURA E ANDAMENTO DEL SISTEMA PRODUTTIVO

Invariato il numero delle imprese Il numero delle imprese nel 2013 è rimasto pressoché invariato: 95.493 unità, in diminuzione dello 0,7% rispetto al 2012; le attive sono circa 82.000 e diminuiscono dell’1,3%. Le “unità locali” sono, invece, in crescita di quasi l’1,5%: arrivano a quasi 18.100 unità e portano il numero totale delle strutture aziendali localizzate nella regione a quasi 113.600 unità, in diminuzione di appena lo 0,3% rispetto al 2012. Aumentano del 2,8% le imprese in scioglimento e liquidazione e del 2,5% quelle sottoposte a procedure concorsuali.

Aumentano le società di capitali Nel 2013, le società di capitali sono il 20% del totale di quelle registrate, in aumento rispetto al passato: nel 2008 erano poco oltre il 17%, mentre nel 2003 arrivavano a meno del 14%. Nell’ultimo anno, le società di capitali sono aumentate del 2,5%, mentre quelle di persone e le imprese individuali sono diminuite, ciascuna di quasi il 2%. Anche il numero delle cooperative è aumentato. Nonostante questi progressi, la diffusione delle società di capitali in Umbria è ancora nettamente inferiore a quella media delle regioni del Centro (29,9%) e dell’Italia nel suo insieme (23,8%). Non solo: rispetto a cinque anni fa, il distacco è anche cresciuto. In Umbria è maggiore la presenza di imprese individuali: arrivano al 54,4% del totale, mentre nell’insieme delle regioni centrali sono al 49% e in Italia al 54%.

La distribuzione delle imprese per comparto produttivo Come numero di imprese “classificate”, il tessuto produttivo umbro vede prevalere il Commercio (25% del totale), seguito da Agricoltura (19,5%), Costruzioni (15%), Manifatturiero e Servizi alle imprese, entrambi con l’11% del totale. Rispetto alle regioni del Centro e all’Italia nel suo insieme, l’Umbria ha una concentrazione di imprese proporzionalmente maggiore in Agricoltura e, invece, inferiore nei Servizi alle imprese; gli altri comparti hanno una presenza proporzionalmente simile a quella della macro-area e del Paese. Rispetto al 2012, il numero delle imprese è in aumento nei Servizi alle imprese (+1,2%) e nel Turismo (+1,8%) e in Assicurazione e credito (+3,6%); al contrario, si osservano diminuzioni abbastanza consistenti in Agricoltura (-3,1%), nelle Costruzioni e Trasporti e spedizioni (-2,4% in entrambi i casi).

Basso il tasso di sopravvivenza delle imprese Il tasso di sopravvivenza delle imprese umbre risulta piuttosto basso. Tra le imprese “iscritte” e classificate, solo il 71% di quelle iscritte nel 2010 è risultata ancora attiva nel 2013; tra le iscritte nel 2011, quelle che nel 2013 erano ancora attive sono risultate il 79% . La “mortalità infantile” tra le imprese risulta, dunque molto alta, con un’incidenza relativamente minore nelle società di persone.

Scarsa capacità di attrarre altre imprese Nella regione Umbria sono presenti 18.077 unità locali, in aumento dell’1,5% rispetto allo scorso anno; di queste, quasi il 70% appartengono ad imprese della stessa regione; l’Umbria mostra dunque una limitata capacità di attrarre attività produttive da altri territori, almeno in termini di unità locali.

Va però rilevato che le unità locali di imprese non umbre, insediate in Umbria sono aumentate nell’ultimo anno di circa il 4%, molto più dell’incremento complessivo delle unità locali.

L’imprenditoria femminile, giovanile e di origine estera Nel 2013, nella regione Umbria, le imprese registrate guidate da donne sono risultate pari al 26,3%, valore superiore sia di quello delle regioni del Centro (24%) e, ancor più di quello nazionale (23,6%).

Le imprese registrate guidate da giovani sono il 9,6%; un valore praticamente uguale a quello delle regioni del Centro (10%) e non lontano da quello complessivo del Paese (10,8%).

Le imprese registrate “straniere” sono il 7,8% del totale regionale. Il valore è vicino a quello nazionale (8,2%), ma inferiore a quello dell’insieme delle regioni del Centro (10%).

 

I RISULTATI ECONOMICI

Il valore della produzione vale 23 miliardi  Nel 2012, il valore della produzione aggregato delle imprese di capitali attive nella regione Umbria è stato di poco superiore ai 23 miliardi, in diminuzione rispetto al 2011 e al 2010; il valore aggiunto è stato pari a 4,4 miliardi, pari al 19% del valore della produzione e anch’esso in contrazione.

L’Ebit arriva a 347 milioni, proseguendo la discesa iniziata nel 2011. L’utile ante imposte torna ad un valore nettamente positivo; anche l’utile netto migliora nettamente rispetto al 2011, pur rimanendo fortemente negativo.

Va evidenziato l’elevatissimo peso dei costi fiscali: nel 2012, determinano il passaggio da un utile ante imposte appunto positivo per quasi 78 milioni ad una perdita netta di 179 milioni.

Nel 2012 la perdita netta è stata pari a quasi l’8% del valore della produzione.

La produzione media è di 2,2 milioni Nel 2012, il valore della produzione medio delle imprese della regione Umbria si attesta su un valore di poco meno di 2,2 milioni, in leggera diminuzione rispetto ai valori dei due anni precedenti. Ancora più modesto, il valore mediano che risulta intorno ai 230.000, stabile rispetto agli anni precedenti.

Le microimprese sono l’86,7% del totale La distribuzione delle imprese di capitali per classe dimensionale mostra che oltre l’86,7% dell’universo è costituto da “micro” imprese; il 10,3 da “piccole”; il 2,4% da imprese di “medie” dimensioni; le “grandi” imprese sono appena lo 0,6%.

Commercio primo settore Considerando il sottoinsieme delle imprese “classificate”, il Commercio è il primo settore in termini di valore della produzione, con oltre il 39% del totale; segue da vicino il Manifatturiero (37%) e, a notevole distanza, Servizi alle imprese e Costruzioni (con valori attorno al 7%). Il Manifatturiero è protagonista primario nella produzione di valore aggiunto, realizzando da solo il 42% del valore aggiunto totale; il Commercio è al secondo posto con un valore pari alla metà del precedente. Il Commercio è, invece, il comparto con l’Ebit aggregato maggiore (42% del totale); risultati consistenti sono realizzati anche da Manifatturiero e Servizi alle imprese (intorno al 20% del totale) e Costruzioni (15%). In controtendenza con tutti gli altri comparti, i Servizi alle imprese realizzano un risultato ante imposte e netto positivo e molto grande (rispettivamente circa €187 e € 141 milioni). Nel Manifatturiero si concentrano, invece, gran parte delle perdite (il risultato ante imposte è a € -131 milioni; quello netto a € -239 milioni). 

Solo il 64% delle imprese dichiara utili Nel 2011 e nel 2012, nell’ultimo anno, le imprese in utile sono risultate solo il 64% del totale, in diminuzione di quasi il 6% rispetto all’anno precedente. Nel 2012, in tutti i comparti, ad eccezione del Turismo, le imprese in utile sono state più numerose di quelle in perdita, con un differenziale proporzionalmente maggiore nel Manifatturiero.

 

I PRINCIPALI INDICI DI BILANCIO

Migliora il ROE, invariato il ROI Nel 2012, le imprese di capitali umbre hanno registrato valori degli indici di bilancio molto modesti. Il ROI, che mette in relazione l’utile operativo con il capitale investito, è stato dell’1,1%. Il ROE, che determina il quoziente di redditività globale ed esprime in massima sintesi i risultati economici dell’azienda è stato di -1,7%. Mentre il primo è rimasto praticamente costante rispetto all’anno precedente, il secondo è migliorato in modo proporzionalmente rilevante (era a-5,5% nel 2011).

L’indice di indipendenza finanziario arriva ad un buon 32,3% (nel 2011 era al di sotto del 32%). I risultati dell’aggregato delle sole società in utile sono, invece, incoraggianti: il ROI supera il 4% e il ROE è oltre l’8%. L’indice di indipendenza finanziaria arriva addirittura oltre il 40%.

Con riferimento alle sole società in utile, il Commercio registra il ROI più elevato (5,6%), seguito dal Manifatturiero (4,6%). Per quanto riguarda il ROE, ancora il Commercio è al primo posto con il 10,6%, seguito da Servizi alle imprese e dal Turismo, poco sopra all’8%.

Il 3% delle imprese vale il 66% della produzione Nel 2012, lo 0,6% dell’aggregato delle società di capitali, costituito da “grandi” imprese ha realizzato quasi il 45% del valore della produzione; medie e grandi imprese insieme rappresentano il 3% delle imprese e circa il 66% del valore della produzione. Al contrario, l’86% delle “micro”, non è andato oltre il 14%. È, dunque, evidente, l’elevatissima concentrazione del valore della produzione in una parte molto ristretta del tessuto produttivo umbro.

Cala il patrimonio netto Sul piano del risultato netto, tutte le categorie peggiorano fortemente sia nel 2011 che nel 2012, con le grandi che mostrano l’andamento più negativo. Nel triennio considerato, l’aggregato delle “grandi”, così come quelli delle “medie” e delle “piccole” vedono diminuire il valore complessivo del patrimonio netto delle imprese; al contrario, le piccole imprese aumentano il loro patrimonio netto totale di oltre il 20% nel triennio.

Sos occupazione Nel 2013 si registrano 232.498 addetti. L’occupazione ha avuto un andamento molto negativo, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di ben il 4,9%, che arriva oltre il 6% se si considerano i soli addetti dipendenti. Nelle imprese individuali, l’occupazione di addetti dipendenti ha subito un vero e proprio crollo, scendendo in un solo anno di oltre il 17%.

Nel 2013, tutti i comparti subiscono consistenti diminuzioni dell’occupazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con l’eccezione di Assicurazione e credito che registra una crescita addirittura dell’8%. Colpisce il -35% dell’Agricoltura; molto forte anche la caduta di oltre l’8% nelle Costruzioni e di oltre il 4% nel Turismo.

Una media di 3,9 addetti per impresa La dimensione media delle imprese del campione è di 3,9 addetti (“dipendenti” più “indipendenti”). Quella delle sole società di capitale è di circa 12,4 addetti. La distribuzione degli addetti è concentrata in due comparti: Commercio (30%) e Costruzioni (17%). Abbastanza rilevante anche l’occupazione assorbita nel Manifatturiero e in Agricoltura.

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