UMBRIA, COMMERCIO, DATI SEMPRE PIU’ ALLARMANTI

crisi-commercio(umbriajournal.com) PERUGIA – I settori del terziario sono pesantemente colpiti dalla crisi che attanaglia l’economia italiana, ponendo in termini inediti una questione occupazionale dai gravi risvolti sociali. Le aziende del settore distributivo vivono le conseguenze del vertiginoso crollo dei consumi, registrando un saldo negativo tra natalità e mortalità delle imprese. Questi settori in Umbria sono particolarmente colpiti in termini di risultati economici: produzione, fatturato e ordinativi, registrano una consistente decrescita. Il poco lavoro che si è creato denota una forte precarizzazione. L’industria del turismo attraversa difficoltà altrettanto forti, con conseguenze pesanti su tutto l’indotto. Le aziende e cooperative di servizi risentono, invece, del taglio “imposto” dalla spending review, che ha come ricaduta immediata una riduzione lineare delle ore degli appalti.

Nel corso del 2013 questa riduzione può diventare strutturale con particolare preoccupazione per una fetta di lavoratori e lavoratrici che rischiano di non avere alcun paracadute sociale. In Umbria, il terziario, è il settore privilegiato per l’occupazione femminile, quello che negli ultimi anni ha creato la maggior parte della nuova occupazione, che però, è fortemente destrutturata, perché fondata sulla diffusione di tipologie contrattuali a termine, part-time e “atipiche”. Diventa imprescindibile, in questo momento, capire quanto accaduto in questi anni in cui la crisi è diventata più evidente e che tipo di impatto ha avuto nel commercio e nel turismo in termini di occupazione, di attività, di utilizzo degli ammortizzatori sociali.

La ricerca dell’AUR presentata il 17 luglio, ha avuto il pregio di rappresentare quanto le dinamiche negative nazionali abbiano determinato in Umbria una rilevanza maggiore sul versante dell’incidenza del commercio sul PIL e sui livelli occupazionali. Esiste un nesso tra politiche del consumo, modello distributivo e struttura dell’occupazione. La Regione, in occasione della presentazione del rapporto Aur, ha sostenuto la necessità di riproporre l’immagine dell’Umbria come terra di centri storici e borghi e per questa via tornare alla valorizzazione del territorio come elemento attrattivo coniugando storia, cultura, innovazione e capacità di restituire agli esercizi di prossimità una caratterizzazione visibile. Per questa ragione non è la quantità di ore di apertura nell’arco della giornata e nei festivi a fare la differenza, ma è la qualità a determinare le condizioni per processi produttivi maggiormente sostenibili, come ad esempio la filiera corta e i prodotti a Km 0. Questa nuova strategia nelle politiche distributive, comporta significativi processi di innovazione e contrasta con l’idea che il terziario distributivo sia un settore a bassa professionalità. E’ necessario un nuovo patto tra le parti sociali per definire un percorso di maggiore coinvolgimento nella strutturazione del settore del commercio e turismo, nelle modificazioni intervenute, nell’impatto della crisi, nell’occupazione, nella definizione degli orari e nella costruzione di un accordo sulla legalità che offra tutele maggiori alle lavoratrici e ai lavoratori. La riconquista della dimensione negoziale rappresenta l’inveramento di un processo di maggiore partecipazione.

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