UMBRIA, CASSA IN DEROGA, E’ DI NUOVO ALLARME ROSSO

Lavoro

cassaINTEGRAZIONE cgil lavoratori protestanoIl ministro Poletti con le sue dichiarazioni a proposito del miliardo che mancherebbe per rifinanziare la cassa integrazione in deroga conferma purtroppo le nostre previsioni. Già nel mese di gennaio, con l’arrivo della prima tranche di finanziamento, che per l’Umbria ammontava a 7.361.760, la CGIL lanciava l’allarme circa l’esiguità delle risorse, anche in considerazione del fatto che mancavano ancora da coprire gli ultimi due mesi del 2013. Ora la situazione è diventata esplosiva, visto che quel finanziamento, dopo aver soddisfatto le richieste del 2013, non è minimamente sufficiente a coprire le oltre 2000 richieste che le aziende umbre hanno avanzato in questi primi mesi del 2014, il rischio infatti è che solo poco più della metà vengano coperte.

Gravità su gravità , c’è da sottolineare che l’unico strumento  in grado di ammorbidire il ricorso alla cassa in deroga e cioè i contratti di solidarietà ex 236/93  hanno ormai esaurito il finanziamento che nella legge di stabilità  2014 si è fermato a 40 milioni  (erano 57,5 milioni nel 2013).

Se a tutto ciò aggiungiamo che il 31 marzo scadrà la proroga dell’accordo 2013 e non sappiamo ancora cosa accadrà, siamo davanti ad una vera emergenza.

Aziende e lavoratori ci chiedono come procedere: cosa rispondiamo? Ma soprattutto cosa risponde il governo?

La CGIL chiede da tempo una riforma degli ammortizzatori che sia più inclusiva e dia le stesse risposte a tutte le aziende, a prescindere dalla loro grandezza, ma fino a quel momento l’unica possibilità per salvare le tante realtà produttive resta il ricorso agli ammortizzatori in deroga, che diventano pertanto indispensabili.

La CGIL Umbria chiede al governo risposte chiare e certe nel rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga e alla Regione Umbria di dare quanto prima comunicazioni  sulla prosecuzione dell’accordo, per evitare che le tante aziende nel pieno della crisi, che non accenna ad attenuarsi, procedano a nuovi e pesanti licenziamenti che andrebbero a sommarsi a quelli già operati nel periodo precedente, portando il tasso di disoccupazione in regione oltre l’11% circa 6 punti in più rispetto all’inizio

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