Tk-Ast, Consigliere Bartolini, La solidarietà non si fermi alle parole

sciopero-ast6Quello che i lavoratori delle acciaierie di Terni, delle aziende consociate, delle ditte che rappresentano l’indotto, è un dramma sconvolgente che non può, ma soprattutto non deve, lasciare nessuno indifferente.

La solidarietà, che ciascuno di noi può e deve assicurare a quelle persone, è un sentimento certamente apprezzabile, ma a mio modo di vedere assolutamente insufficiente.

Perché quegli uomini, quelle donne e i loro figli, spesso bambini piccoli, stanno affrontando e dovranno affrontare una prova che, oltre ad essere devastante sotto il profilo psicologico, lo è anche sotto quello economico.

Per questo ritengo doveroso lanciare una proposta che, ne sono certo, incontrerà ampia condivisione da parte di chi, come me, intende la politica soprattutto come impegno e non solo come strumento di potere.

Lunedì presenterò un atto, al consiglio comunale di Terni di cui faccio parte, con il quale si chiederà a tutti i rappresentanti eletti dai cittadini ternani nei vari consessi politici – dal parlamento europeo fino, appunto, al consiglio comunale – ma anche a coloro che fanno parte delle aziende partecipate, di devolvere, con decorrenza immediata, il 30% di quanto percepito, come indennità o gettone di presenza, per la attività che si svolgono.

Le somme devolute potrebbero essere fatte confluire in un ‘fondo’ – la cui gestione potrebbe essere affidata ad un garante scelto dalle istituzioni – dal quale poi prelevarle per far fronte alle esigenze più immediate di chi, in questa terribile situazione, dovesse trovarsi di fronte ad impellenti necessità.

Mi rendo perfettamente conto che si tratterà, comunque, di una ben piccola cosa e che l’impegno principale, di tutti noi – in quanto parte di questa comunità, prima ancora che come rappresentanti eletti – deve essere, e per quanto mi riguarda lo sarà, quello di contribuire a far recedere la ThyssenKrupp dalle proprie intenzioni; ma il segnale che potremmo mandare con questa iniziative sarebbe duplice.

Intanto diremmo, concretamente, ai lavoratori – in lotta per difendere il proprio lavoro e il futuro loro e dei loro figli – che i politici non si limitano solo ‘alle belle parole’, ma faremmo anche capire, a chi vuole umiliarci in quanto italiani, che la nostra solidarietà può essere un’arma in più contro la loro arroganza.

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