Sagre, Confcommercio chiede incontro con Provincia di Perugia

FesteSagre(UJ.com30.) PERUGIA – “Dopo un anno e mezzo di incontri continui con la Regione sulle sagre per arrivare ad una diversa e più efficace regolamentazione della materia, attraverso una revisione delle legge che abbiamo contribuito a definire; dopo le promesse di arrivare a una conclusione di questa vicenda entro la fine dello scorso anno, che sono state ampiamente disattese, abbiamo appreso dalla stampa che la Provincia di Perugia ha approvato su questo tema un ordine del giorno in cui chiede alla Regione di apportare ulteriore modifiche al testo.

Non è in discussione il diritto della Provincia di intervenire su questo tema”, dice Aldo Amoni, presidente della Confcommercio dell’Umbria. “Ciò che è invece inaccettabile è il fatto che, prima di approvare l’ordine del giorno, la Provincia si sia confrontata con diversi soggetti, ma non con chi rappresenta le imprese che hanno voluto questa legge.

E’ necessario a questo punto un incontro urgente con la Provincia di Perugia, in modo da avere la possibilità di chiarire, visto che sembra esserci ancora il bisogno, quali sono le motivazioni che hanno spinto Confcommercio e Fipe, ormai da anni, a lottare per ottenere una regolamentazione che valorizzi le vere sagre e limiti invece le iniziative che niente hanno a che vedere con questo fenomeno.

I nostri imprenditori, che ogni giorno sono sottoposti ad un carico pesantissimo di oneri e adempimenti, che fanno fatica a mantenere l’impresa sul mercato e a non ridurre i livelli occupazionali, non hanno intenzione di sopportare oltre la concorrenza sleale attuata da tutte quelle iniziative gastronomiche che non hanno alcun riferimento con le tradizioni e i prodotti del territorio.

Non ci dimentichiamo che in Umbria ci sono oltre 700 sagre e che nella regione si possono contare oltre 7.000 giornate di enogastronomia. Sono i numeri di una proliferazione selvaggia di questo fenomeno, che evidentemente nessuno aveva pensato di dover regolamentare. Meno che mai i Comuni, molti dei quali non hanno ancora adottato i regolamenti richiesti dalla prima legge del 1998”.  

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