Perugina Nestlé, botta e risposta tra Carla Spagnoli e Catiuscia Rubeca

Dopo l'articolo della presidente del Movimento per Perugia arriva, puntuale, la replica di Catiuuscia Rubeca

Lacrime e sangue alla Perugina, stamani i primi licenziamenti dei colletti bianchi
Foto da Panorama

Perugina Nestlé, botta e risposta tra Carla Spagnoli e Catiuscia Rubeca

da Catiuscia Rubeca
PERUGIA – «La mia risposta è d’obbligo sentendomi chiamata in causa come signora operaia, mi chiamo Catiuscia Rubeca e non mi vergogno di rispondere a questo nome che può tranquillamente usare. Innanzitutto ritengo di non averla né insultata né calunniata, almeno non più di lei quando diceva a noi operai di svegliarci. Comune lei è una persona intelligente e sa bene che per strumentalizzare qualcosa a proprio favore non occorre candidarsi, sa a cosa mi riferivo.

Non ho mai parlato negando gli errori del sindacato, ho piuttosto ribadito più volte che è inutile rimuginare sugli errori fatti. Nemmeno io giro mai intorno a cosa voglia dire, forse perché sono un‘operaia e come tale abituata con le cose pratiche, le dissi infatti che secondo me non si poteva solo criticare, perché la critica se costruttiva impone anche la proposta di una strategia alternativa e la invitai a presenziare ad una nostra assemblea per farci le sue proposte o presentarci le sue idee, chiarendo che non ci importava chi ci avesse salvato, ci interessava solo la salvezza.

Lei sa benissimo che gli operai ben poco possono fare da soli, perché viviamo in uno stato che non tutela il lavoratore ma le multinazionali, in uno stato dove lo sciopero va annunciato prima perché non arrechi danno al datore di lavoro. Forse sì, ha ragione, lo sciopero ad oggi è uno strumento inutile, ma forse ricordo anche che questo diritto mi è stato dato da una generazione che se l’è guadagnato con il sangue e perciò non voglio sputarci sopra con leggerezza.

Per quanto riguarda gli esuberi, sono anni che in curva bassa abbiamo questo problema, ma anni fa non c’era ancora lo strumento della crisi da poter sfruttare. Non mi pento certo e non rinnego l’aver partecipato alle manifestazioni e cortei, sono convinta che dal divano di casa , non ci sia nemmeno la speranza di poter fare qualcosa. Ho indossato una maglietta che ricordava alla gente , non una sigla sindacale, ma la storia della nostra regione e della sua famiglia. Io ho la coscienza a posto perché, nel mio poco poter fare, ho fatto tutto ciò che potevo, ho lottato per il mio lavoro.

Io ho molti amici che sono piccoli imprenditori e che stimo molto per il lavoro che fanno ogni giorno e per come si comportano con i propri dipendenti. Purtroppo ci sono anche datori di lavoro scorretti, che non badano molto ai diritti del lavoratore, dimenticando che ad azionare manualmente ogni giorno l’ingranaggio lavoro, ci siamo noi, i lavoratori, da qui l’esigenza di qualcuno che ci tuteli.

Sicuramente il sindacato di oggi non è quello nato con gli ideali di uguaglianz , fratellanza e lotta comune di generazioni fa, ma non riesco a prendermi la responsabilità di precluderlo a prescindere ai miei figli o comunque ai lavoratori che verranno, per i quali si prospetta un mondo del lavoro tutt’altro che roseo, bensì aperto ad ogni sorta di precariato e senza più tutele vere.

Superati ormai i quarant’anni ho imparato che i semplici come me, non possono permettersi di tenere o buttare via tutto, infatti dell’errore del sindacato del 2003, quando firmò l’accordo per passare tutti noi stagionali a par-time, ho tenuto la possibilità datami da quell’accordo di firmare un contratto a tempo indeterminato, se pur par-time. Con quell’errore tanti come me hanno potuto avere le garanzie per accendere un mutuo e comprarsi una casa, molte donne sono state tutelate nell’affrontare una maternità, cosa impossibile da stagionali.

Lei mi disse mesi fa, di avere del livore verso di lei, ma le assicuro che non è così, semplicemente perché non la conosco sotto il profilo personale, le contestai il voler far numero con quelli che volevano frammentarci ancora di più. Quando chi come me è sceso in piazza, lo ha fatto con la consapevolezza di perdere quasi due giorni di stipendio e mi creda, non lo abbiamo fatto con leggerezza, non c’entrava la sigla sindacale e sicuramente mi avrebbe fatto piacere averla al mio fianco, come imprenditrice e come cittadina che difendeva la storia della propria famiglia e città e le garantisco che se avessi potuto fare di più lo avrei fatto.

A differenza di ciò che dice lei, per me non sarà finita fintanto non accetterò quel maledetto incentivo per andarmene nonostante il clima assurdo e insostenibile che solo chi come me è lì dentro tutti giorni potrà capire. In fondo nonostante tutti gli appelli che lei dice di aver lanciato, come può vedere ha ottenuto gli stessi risultati di chi come me è sceso in piazza, semplicemente ognuno ha usato i mezzi che aveva a disposizione, il risultato è la dimostrazione non del fatto che noi lavoratori eravamo dormienti, ma che è lo Stato a non tutelarci. Il brutto di tutto ciò è che mentre per molti le apparizioni sui titoli dei giornali sono una tra le tante cose da fare, per noi rappresenta solo la certezza che rimarremo in mezzo ad una strada».

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