Paura per la sorte della Perugina, per Carla Spagnoli, siamo alla fine

Temiamo che gli esuberi si paleseranno in tutta la loro tragicità da febbraio 2018, quando inizierà la curva bassa di produzione

Paura per la sorte della Perugina, per Carla Spagnoli, siamo alla fine

Paura per la sorte della Perugina, per Carla Spagnoli, siamo alla fine

da Carla Spagnoli
PERUGIA – «Temiamo che gli esuberi si paleseranno in tutta la loro tragicità da febbraio 2018, quando inizierà la curva bassa di produzione». Queste sono le parole con le quali già dallo scorso anno e in più interventi denunciavo la situazione della Perugina e il suo epilogo scontato, figlio di un Piano Industriale e di accordi capestro tra Nestlè e sindacati. Ora, per citare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, sembra che il sacrificio della nostra Perugina è consumato!

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carla spagnoli

Infatti all’interno della fabbrica stanno circolando dei moduli informativi Nestlè nei quali sono elencate le figure professionali che servono all’azienda: agli operai non rimane altro che accettare i nuovi contratti part-time oppure scegliere le famose ricollocazioni o gli esodi volontari, il tutto ENTRO 10 GIORNI!!! Insomma, lo spettro degli esuberi ha preso forma, come purtroppo avevo annunciato…

La cosa più assurda è che ancora c’è qualcuno che mostra stupore a parla di decisioni prese in sordina! Sono mesi che la Nestlè ha svelato le carte e parla di una Perugina con al massimo 600 dipendenti, dov’è la novità???

Ma quando queste cose le scrivevo io, quando denunciavo che a febbraio gli esuberi si sarebbero palesati, dov’erano tutti? In questi tre anni di dura battaglia ho sempre descritto, dati e notizie certe alla mano, la situazione della Perugina con parole forti ma chiarissime, senza troppi fronzoli, ho fatto appelli a chiunque, ho lanciato continui allarmi per mantenere alta la guardia sull’azienda: qual è stato il risultato?

Insulti e calunnie sui social, accuse dai sindacalisti e dai loro “accoliti” e un immobilismo vergognoso e complice di tutta la classe politica! Ricordo quando una “signora” operaia, evidentemente “entusiasta” dell’operato dei sindacati, con un astio incredibile mi accusava di «strumentalizzare la situazione Perugina per scopi puramente politici» e addirittura di non averci messo la faccia!

Non capisco cosa dovevo strumentalizzare, visto che non ho mai pensato ad una candidatura né alle scorse Regionali né tantomeno alle prossime Politiche, e non a caso il mio nome non è MAI uscito tra le “toto candidature”… Quanto poi alla mia faccia, la “signora” stia ben tranquilla e non si preoccupi per me: i miei interventi, le mie interviste sui giornali locali e nazionali, i miei appelli a politici e sindacalisti e tutti gli attacchi subiti per la Perugina parlano per me: sono altri quelli che devono guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e andare a rivedere quello che (non) hanno fatto e scritto per difendere la Perugina!

Forse dovevo mettere la mia faccia su un corteo in centro, con bandiere politiche e fischietti, che si è dimostrato tardivo e sterile…? Quel corteo era utile solo ai sindacati, a coloro che con le loro firme sugli accordi hanno permesso che si arrivasse a questo disastro! E che dire di tutti quei “bontemponi” e leoni da tastiera che continuano a tirare in ballo la mia famiglia che, secondo loro, avrebbe venuto la Perugina a De Benedetti o direttamente a Nestlè: a questi ignoranti di storia (nel senso che non conoscono) ricordo per l’ennesima volta che mio padre Lino uscì dalla Perugina già nel 1972, ben 13 anni prima che De Benedetti acquistasse l’azienda da Bruno Buitoni per rivenderla a peso d’oro a Nestlè nel 1988. Ripassare un po’ di storia o informarsi prima di fare certe “sparate” sui social di sicuro non guasterebbe! Quanto ai sindacati, cos’altro aggiungere ancora?

È come sparare sulla Croce Rossa! Prima erano i grandi “cantori” del Piano Industriale e degli accordi firmati con Nestlè e parlavano di Perugina come un “mondo dorato” poi, dopo l’annuncio dei 364 esuberi da parte di Nestlè, invece della linea dura a difesa del lavoro hanno preferito prendere tempo e hanno tirato fuori le proposte più assurde e improbabili per la Perugina e si sono limitati a dei tavoli di “trattativa” e a timide proteste per cercare di far vedere che c’erano, poi hanno puntato tutto sulla proroga degli ammortizzatori sociali, che non servono a niente se non a prolungare l’agonia di un anno!

E adesso? C’è chi parla di “accordo difensivo” e dice che «che dal 15 febbraio non tutti potrebbero avere una soluzione soddisfacente»!!!

Con buona pace delle dure battaglie fatte dal sindacato per la difesa dei posti di lavoro e per i diritti degli operai… Un consiglio voglio darlo a questi sindacalisti: perché non mettono i loro nomi in cima alla lista degli esuberi? Perché non accettano, loro per primi, le ricollocazioni esterne o le uscite volontarie, visto che hanno messo le loro firme sugli accordi? Di sicuro salverebbero qualche maestranza e riscatterebbero in parte il fallimento delle loro strategie che ha contribuito a portare la Perugina in questo stato!!!

Carla Spagnoli

Presidente Movimento per Perugia

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1 Commento

  1. La mia risposta è d’obbligo sentendomi chiamata in causa come signora operaia, mi chiamo Catiuscia Rubeca e non mi vergogno di rispondere a questo nome che può tranquillamente usare. Innanzitutto ritengo di non averla né insultata né caluniata ,almeno non più di lei quando diceva a nou operai di svegliarci. Comune lei è una persona intelligente e sa bene che per strumentalizzare qualcosa a proprio favore non occorre candidarsi ,sa a cosa mi riferivo. Non ho mai parlato negando gli errori del sindacato, ho piuttosto ribadito più volte che è inutile rimuginare sugli errori fatti. Nemmeno io giro mai intorno a cosa voglia dire, forse perché sono un ‘operaia e come tale abituata con le cose pratiche, le dissi infatti che secondo me non si poteva solo criticare, perché la critica se costruttiva impone anche la proposta di una strategia alternativa e la invitai a presenziare ad una nostra assemblea per farci le sue proposte o presentarci le sue idee, chiarendo che non ci importava chi ci avesse salvato, ci interessava solo la salvezza. Lei sa benissimo che gli operai ben poco possono fare da soli, perché viviamo in uno stato che non tutela il lavoratore ma le multinazionali, in uno stato dove lo sciopero va annunciato prima perché non arrechi danno al datore di lavoro. Forse si, ha ragione, lo sciopero ad oggi è uno strumento inutile, ma forse ricordo anche che questo diritto mi è stato dato da una generazione che se l’è guadagnato con il sangue e perciò non voglio sputarci sopra con leggerezza. Per quanto riguarda gli esuberi, sono anni che in curva bassa abbiamo questo problema, ma anni fa non c’era ancora lo strumento della crisi da poter sfruttare. Non mi pento certo e non rinnego l’aver partecipato alle manifestazioni e cortei, sono convinta che dal divano di casa , non ci sia nemmeno la speranza di poter fare qualcosa. Ho indossato una maglietta che ricordava alla gente , non una sigla sindacale, ma la storia della nostra regione e della sua famiglia. Io ho la coscienza a posto perché, nel mio poco poter fare, ho fatto tutto ciò che potevo, ho lottato per il mio lavoro.

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