Il paese è inquinato e la sinistra evapora

da GIGI BORI e FABIO FAINA
Finalmente è certificato: la crisi è duratura, permanente, non ciclica e di breve durata come si era auspicato.
Le conseguenze sono devastanti, spietate: alla precarietà del lavoro, dei giovani, delle famiglie, si aggiunge l’insorgere di una paura collettiva per un futuro senza speranze.

E’ evidente che siamo immersi in una fase storica di ristrutturazione della società a tutto vantaggio di una esigua minoranza sempre più ricca, spregiudicata e potente.

L’Italia in particolare ha un’aggravante drammatica: è un Paese inquinato.Un Paese il cui popolo (o, meglio, i cui popoli) persegue nella vocazione al servaggio; una società intrisa di comportamenti amorali, che si legittima nella diffusa corruzione e, di conseguenza, in una classe dirigente corrotta. Del resto, Enrico Cuccia diceva che “l’unico modo di trattare col potere politico era quello di corromperlo”… L’Italia è un Paese inquinato nell’economia, nella finanza, nell’ambiente, nelle istituzioni e pertanto alimenta ed afferma una democrazia inquinata.Il modello di riferimento è sempre più quello americano: programmi politici tra contendenti sempre più similari, partecipazione al voto sempre più risicata. A ciò si aggiunga la predilezione degli italiani (e delle italiane) per i populismi; perchè i populisti parlano con un linguaggio semplificatorio, semplificano le questioni, promettono cose che non sono in grado di mantenere. Tanto gli italiani (e le italiane) non chiedono mai il conto, non verificano le coerenze, non si indignano: piuttosto transigono, dimenticano, rimuovono, al massimo non vanno a votare. Finché gli italiani (e le italiane) non si emanciperanno moralmente non saranno in grado di conquistarsi l’emancipazione politica. Ecco perché spesso dicono: tanto sono tutti uguali!

Certo che venti anni di berlusconismo hanno contaminato la società italiana ed anche la Sinistra di questo Paese.

L’incoerenza, l’autoreferenzialità, l’assenza di coraggio, il clientelismo, la supponenza, l’arroganza, alla fine hanno prodotto una frattura insanabile tra la Sinistra e il suo popolo.

La rincorsa all’autolegittimazione, alla conquista di posizioni di rilievo, se possibile all’arricchimento personale, ha generato spesso dei “parvenu” della politica pieni di risentimenti e di ambizioni, pronti a battersi, a qualunque età, per un qualsiasi “posto” di rappresentanza purché retribuito.

La Sinistra del particolarismo, del localismo, senza ideali e senza idee, (che ha esaurito il suo radicamento nella società), non è più punto di riferimento per nessuno, non è più “degna” di alcuna rappresentanza.

E non servono sicuramente gli appelli a fare quadrato, a fare squadra, a sostenere il meno peggio: le elezioni comunali di Perugia dovrebbero aver insegnato qualcosa…

E non servono neppure i ciclici richiami al rimettersi insieme: le sommatorie che partono dai “ceti” alimentano speranze fugaci e ottengono risultati deludenti o fallimentari.

Oggi è tempo di prendere atto umilmente dell’attuale stato di marginalità (colpevole) della Sinistra.

E’ tempo di pensare di meno alle prossime elezioni e di più alle prossime generazioni.

E’ tempo di archiviare le liturgie e gli schematismi tipici dei partiti del secolo scorso (essendone diventati gli iconoclasti di “quella” Storia) e, comunque, di smettere di “giocare al partito”.

E’ tempo di by-passare gli approcci ideologici, sapendo che i nostalgici richiami “di sinistra” purtroppo fanno tristezza e cadono nel vuoto, che le persone ormai scelgono tra chi opera bene e chi no, che sono terminate le rendite di posizione e che la Sinistra avrebbe bisogno, più che di una costituente, di un forte “ricostituente”!

Invece, per chi se la sente, oggi è il tempo del dialogo senza pregiudizi, del lavoro infaticabile puntuale e costante, ricominciando da piccoli gruppi di ascolto, di proposta e di azione nelle città, nei quartieri, nelle periferie, nei paesi: un lavoro paziente e lento incentrato sull’intransigenza morale e politica per provare a riconquistare la perduta credibilità.

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