L’Umbria delle tre Province: Perugia, Terni, Rieti

L'Umbria delle tre Province: Perugia, Terni, Rieti

L’Umbria delle tre Province: Perugia, Terni, Rieti
A venti anni dalla scomparsa del parlamentare Filippo Micheli la proposta di riunire la regione Umbria alla Sabina

Terni ha ricordato, a nome di tutta l’Umbria, i vent’anni che sono trascorsi, mercoledì 25 novembre, dalla scomparsa di Filippo Micheli. Ha ospitato l’evento l’Auditorium Don Bosco, un luogo molto caro all’uomo politico, con la vicina chiesa di San Francesco, nella quale, al termine del convegno sulla sua figura, si è svolta la cerimonia religiosa.

Esponente nazionale della Dc e parlamentare per oltre un quarantennio dalla fine degli anni Cinquanta fino alla scomparsa, Micheli è stato ricordato da Mario Roych e da Claudio Carnieri che hanno focalizzato l’attenzione sul fondamentale lavoro svolto, sotto la sua guida, col Piano di sviluppo dell’Umbria.

Allora, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni del boom economico, l’Umbria è stata una regione sofferente sul piano economico e disgregata sul piano sociale e si deve all’azione di uomini tenaci come Micheli se, sull’onda di uno sviluppo fortemente basato su linee di tendenza analizzate con rigore, essa ha potuto riprendersi e trovarsi in linea con l’appuntamento dell’istituzione delle Regioni. Tra sogni e alcune disillusioni, che però non hanno mai fatto venire meno la capacità di guida politica di Micheli, uomo molto moderno proprio perché sempre vicino alla gente, come ha ricordato Gianpiero Bocci, sottosegrettario di Stato agli Interni, nelle conclusioni.

Il convegno è stato coordinato da uno dei figli di Micheli, Vincenzo, che all’inizio dei lavori ha letto una lettera molto profetica del padre sui fenomeni migratori e sulla necessità di politiche di integrazione.

Vi sono stati anche due interventi che hanno contribuito non poco a rendere viva la figura di Micheli: il primo, di Giovanni Paciullo, rettore dell’Università per Stranieri, il secondo di Paola Gualfetti, anch’essa, come Micheli, nata a Montefranco e per molti anni sua preziosa collaboratrice nel Centro studi “Mattei”, fondato a Perugia in parallelo col Centro studi “Vanoni” di Terni.

E proprio da Paola Gualfetti è venuta la proposta di contribuire a rendere ancora più attuale l’insegnamento di Micheli seguendo la traccia del suo aver sempre sentito la profonda unità, territoriale e culturale, dell’Umbria e della Sabina, specie adesso che, come dimostra un movimento d’opinione avviatosi di recente intorno al “Manifesto di Friozzu”, torna ad essere molto sentita quell’unità di percorso, oggi diremmo macro regionale, che Micheli ha messo in moto considerandosi sempre uomo politico, insieme, delle tre Province di Perugia, di Terni e di Rieti.

Province

1 Commento su L’Umbria delle tre Province: Perugia, Terni, Rieti

  1. Negli anni ’60 del secolo scorso l’on. Filippo Micheli, che veniva eletto deputato nella circoscrizione Perugia-Terni-Rieti, retaggio della Provincia Umbra nata nel 1860 al raggiungimento della Unità nazionale, elaborò, unitamente ai partiti che dettero vita al primo centro sinistra in Italia, a Rieti, un piano di sviluppo economico della intera fascia appenninica centrale dell’Italia concependo alcune importantissime infrastrutture quali la dorsale appenninica Civitavecchia-Viterbo-Orte-Terni-Rieti-Avezzano-Sulmona-Napoli, la nascita di Nuclei industriali, il raddoppio della ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila che, se portate a compimento avrebbero giovato molto all’Umbria e alla Sabina aumentando la loro capacità di essere inserite in modo proficuo nello sviluppo nazionale, all’epoca ancora tutto da avvenire. Queste idee sono rimaste quasi tutte sulla carta a cominciare dalla strada ancora da completare. la ferrovia mai realizzata ed i nuclei industriali quasi tutti andati a male. Con il riordino previsto con la istituzione delle macroregioni, sarebbe risolutivo riaccorpare la Provincia Umbra nella sua estensione del 1860, riunendovi la Sabina e inserirvi la provincia di Viterbo costituendo un polo territoriale capace di riequilibrare il peso della Toscana alla quale l’Umbria sembra destinata ad essere accorpata. Sarà capace la classe politica umbra e quella sabina di capire un simile disegno? O prevarranno come al solito piccoli interessi locali e quelli dei loro tradizionali rappresentanti?

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