Il liberismo in salsa renziana non serve all’Umbria

La crisi italiana è una crisi di struttura, servirebbero politiche pubbliche per lo sviluppo e il lavoro.Che questo sia il dato prevalente lo dimostra l’Umbria, dove salari più bassi del 6% rispetto alla media nazionale non hanno impedito e non impediscono alla nostra Regione di imbarcare ancora di più l’acqua di una crisi economica e sociale devastante.

Non serve, come pretende Renzi, abbassare tutele e diritti (già scarsi), non serve libertà totale di licenziamento, portando alla BCE e alla TROIKA lo scalpo dell’articolo 18.

L’Umbria con i suoi 51.000 disoccupati, con le 165 vertenze aperte, con 13.000 cassa integrati in deroga che da 9 mesi non vedono 1 euro pretende più politiche industriali e per il lavoro, per questo pensiamo che occorre costruire un piano del lavoro per l’Umbria contrastando le politiche dell’austerità a senso unico, di cui Renzi si fa portavoce in Italia.

Per questo invitiamo tutti gli umbri a firmare per realizzare un referendum contro le politiche dell’austerità. Ricordiamo che il termine per la raccolta delle firme scadrà il 25 settembre.

Il Direttivo Regionale della CGIL dell’Umbria che si è svolto il 18 settembre ha deciso di costruire e di sostenere un’ampia campagna di mobilitazione, la più unitaria possibile, coinvolgendo CISL e UIL e i lavoratori per impedire il disegno autoritario e antisociale che il Governo cerca di imporre.

Per questo sosterremo la mobilitazione unitaria dei pensionati, le iniziative della FIOM, e la manifestazione unitaria indetta dai sindacati del pubblico impiego per l’8 novembre.

In questo quadro anche la vertenza umbria deve portare ad uno sciopero generale della nostra Regione nell’autunno, per impedire la deindustrializzazione, per costruire un piano del lavoro e per bloccare l’attacco ai diritti del mondo del lavoro che il Governo Renzi sta sviluppando in maniera inaccettabile.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*