Vertenza Trafomec, ex lavoratori, condizioni sempre più insostenibili, vicenda dolorosa

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Vertenza Trafomec

Vertenza Trafomec, ex lavoratori, condizioni sempre più insostenibili, vicenda dolorosa

“Sta diventando sempre più insostenibile la condizione di chi è senza lavoro da ormai un anno e mezzo per una vicenda ancora dolorosamente aperta e lontana da una definitiva risoluzione”. E’ quanto denuncia, in una nota, un folto gruppo di ex dipendenti della Trafomec di Tavernelle di Panicale, che lancia l’ennesimo appello per una risoluzione di una vertenza che sta mettendo in difficoltà molte famiglie.  “Malgrado l’ottimismo di istituzioni e sindacati diffuso in più di un’ occasione attraverso i mezzi di informazione – prosegue la nota -, sono ancora i circa 60 ex dipendenti Trafomec a pagare più pesantemente i costi di accordi sindacali quantomeno discutibili siglati con i rappresentanti della proprietà nel maggio 2014. Accordi stilati e condivisi con il benestare e le garanzie della Regione dell’Umbria nella figura dell’allora assessore Vincenzo Riommi.

Ma di quegli  accordi  ad oggi non è stato rispettato quasi nulla. Innanzitutto quello che gli ex lavoratori rivendicano con forza è il fatto che nessuno di loro si è licenziato volontariamente come erroneamente viene riportato nei resoconti dell’incontro svoltosi in Regione il 23 settembre.

Tutti i dipendenti della Trafomec erano infatti ricompresi dentro una procedura di licenziamento collettivo aperta già nel Novembre 2013. I successivi passaggi, comprese le conciliazioni individuali, la non opposizione al licenziamento con incentivo all’esodo, erano frutto dei meccanismi degli  accordi sindacali, che con il fallimento “annunciato” della società che li aveva sottoscritti, hanno generato la situazione attuale.I lavoratori che oggi sono fuori hanno compiuto esattamente gli stessi passaggi di gran parte dei lavoratori poi ricollocati. Accordi che hanno fallito sotto tutti gli aspetti.

Non sono stati riassunti 120 dipendenti, come previsto, ma siamo ancora intorno a 100 unità. Non sono stati tutelati i dipendenti più anziani che al termine degli ammortizzatori sociali non raggiungeranno l’età pensionabile ed andranno ad ingrossare le file degli esodati.

Non sono stati fatti gli investimenti in termini di ricerca e formazione promessi dall’azienda. Non sono stati utilizzati i criteri di legge in materia di licenziamenti. Ma soprattutto non sono ancora state pagate le spettanze (liquidazioni , previdenza complementare, incentivo all’esodo,preavviso lavorato,ferie ecc.) ai lavoratori licenziati. In più oltre al danno c’e’ anche il rischio della beffa; a cavallo dei mesi di gennaio e febbraio 2015 gli ex lavoratori hanno presidiato ininterrottamente per 18 giorni i cancelli dell’azienda per rivendicare il rispetto degli accordi siglati. La giustezza della protesta è stata sostenuta addirittura dal Prefetto e dal Questore di Perugia anche se l’Azienda ha continuato a scaricare le responsabilità delle proprie mancanze ed inefficienze sui lavoratori che stavano protestando all’esterno dello stabilimento di Tavernelle.

Le istituzioni e gli istituti di credito in quella circostanza avevano ipotizzato una linea di credito con un prestito a sostegno dell’azienda con la garanzia di Gepafin. Intanto nel mese di Luglio il Tribunale fallimentare di Milano ha accolto le istanze degli ex dipendenti di Trafomec relative alle proprie spettanze ammettendole al fallimento come crediti privilegiati.

Al contrario però di quanto dichiarato dal nuovo assessore Fabio Paparelli, nei primi mesi del 2016 e non nel corrente mese di ottobre, verranno liquidati solo i crediti coperti dai fondi di garanzia dell’INPS (trattamento di fine rapporto e fondi pensione complementari non versati),per il resto delle spettanze (la parte più cospicua) molto probabilmente  bisognerà attendere  tempi biblici con il serio rischio che comunque ne verranno erogati solo una parte ( in base ai ricavati del fallimento che già si  annunciano modesti). E’ anche per questo che gli ex dipendenti rivendicano il fatto che parte dell’eventuale prestito che dovrebbe essere erogato a sostegno delle attuali attività industriali debba servire a saldare le spettanze del fallimento non coperte dagli istituti di garanzia dell’INPS in maniera da risolvere almeno in parte le problematiche di decine di lavoratori che si sono ritrovati senza lavoro non per loro responsabilità ma grazie alle “pittoresche e naif” politiche produttive messe in atto dalla nuova proprieta’ i cui risultati ,purtroppo,sono a tutti evidenti.

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