Sciopero Perugina presidio dalle prime luci dell’alba a San Sisto

ADESIONE TOTALE A ROMA AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO 200 PERSONE

Sciopero Perugina presidio alle prime luci dell'alba a San Sisto

Sciopero Perugina presidio alle prime luci dell’alba a San Sisto

Oggi è il giorno del grido della Perugina. Un grido di allarme che non può né deve restare inascoltato. Lo sciopero è cominciato con il presidio davanti alla fabbrica Nestlé a San Sisto. Adesione totale, dice la Cgil. Il presidio, davanti ai cancelli della fabbrica, è cominciato all’alba

I lavoratori e i sindacati, però, chiamano la città, ma anche tutta la comunità regionale a schierarsi a fianco delle maestranze della grande azienda dolciaria e del polo produttivo di Perugia. “Quello che vogliamo lanciare oggi – dicono scioperanti e sindacati – è un appello a tutta la città e a tutto il territorio: la vertenza Perugina non riguarda solo i lavoratori, ma la nostra comunità nella sua interezza. Abbiamo bisogno che la cittadinanza, le forze politiche, le istituzioni facciano muro contro il tentativo di Nestlé di cambiare le carte in tavola e assestare un colpo durissimo alla fabbrica simbolo di Perugia e del cioccolato in Italia”.

Il recente annuncio da parte della multinazionale di 340 esuberi getta nell’incertezza centinaia di lavoratrici e lavoratori, oltre ad essere in pieno contrasto con l’accordo siglato appena un anno fa tra l’azienda e le rappresentanze sindacali che prevedeva non solo il rilancio della fabbrica perugina attraverso Il Bacio come “global brand”, ma addirittura un piano di riassorbimento esuberi.

Un altro presidio è previsto davanti alla sede del Mise a Roma. Al Ministero della sviluppo ecoonomico, operai e seindacati – una delegazione – ci saranno alle 11 mentre all’interno si terrà il tavolo con il Governo. “Chiediamo il rispetto degli accordi e nuovi ammortizzatori sociali”, dicono compatti e a Roma sono previste 200 persone.


“Abbiamo bisogno che la vertenza Perugina assuma il suo carattere naturale – hanno spiegato Michele Greco (Flai Cgil), Dario Bruschi (Fai Cisl) e Daniele Marcaccioli (Uila Uil) insieme ai rappresentanti della Rsu, Luca Turcheria e Fabiano Rosini – che è quello di vertenza di carattere nazionale, finalizzata a chiarire le intenzioni di Nestlé verso il nostro paese.  Per questo – hanno aggiunto i rappresentanti dei lavoratori – chiederemo al governo di intervenire su due fronti: richiamare la multinazionale al rispetto dell’accordo del 2016, che prevedeva il rilancio della fabbrica attraverso gli investimenti e non certo un taglio di 340 posti di lavoro, e mettere a disposizione gli strumenti necessari per la gestione dell’accordo stesso da un punto di vista sociale”.

Al Governo di intervenire rapidamente: richiamare la multinazionale al rispetto dell’accordo del 2016, che prevedeva il rilancio della fabbrica attraverso gli investimenti e non certo un taglio di 340 posti di lavoro, e mettere a disposizione gli strumenti necessari per la gestione dell’accordo stesso da un punto di vista sociale

 Secondo i sindacati, infatti, la variabile fondamentale in questo momento è il tempo. “Sgombrato il campo da interpretazioni fantasiose rispetto a quello che è scritto nero su bianco nel piano che abbiamo sottoscritto con Nestlé un anno fa – hanno spiegato ancora sindacati e Rsu – dove si parla di riassorbimento degli esuberi pre accordo (circa 180) e di impatto sociale zero del piano stesso, è evidente che gli investimenti di carattere tecnologico e le strategie di marketing finalizzate all’incremento dell’export e alla controstagionalità hanno bisogno di un periodo congruo per andare a regime.

Ecco perché – hanno aggiunto Flai, Fai, Uila e Rsu – abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali che comprano un periodo più lungo di quello previsto dall’attuale normativa, ridotto all’osso dopo l’entrata in vigore del jobs act”.

Le soluzioni, secondo i sindacati, ci sono, vanno solo individuate e messe in campo. A quel punto però bisognerà chiedere a Nestlé di giocare a carte scoperte. È infatti fin troppo chiaro, secondo i sindacati, che la strategia della multinazionale è cambiata per ragioni che esulano dalla mera vicenda Perugina, dinamiche di livello mondiale (come le ipotesi di vendita dell’intero settore confectionery di Nestlé) che hanno portato il management europeo e a cascata quello italiano a rivedere la propria linea di azione, “tentando – hanno spiegato Flai, Fai e Uila – di piegare l’accordo su Perugina ai propri interessi di breve periodo, cioè tagliare i costi fissi attraverso i licenziamenti”.

“Ma Perugia non si farà prendere in giro così”, hanno assicurato i rappresentanti della Rsu, ricordando che dopo anni di sostanziale disinteresse di Nestlé verso l’Italia, fu proprio la Rsu Perugina a smuovere le acque presentando nel 2015 il “Piano industriale degli operai”, con proposte concrete sul rilancio della fabbrica e di Perugia come “capitale mondiale del cioccolato”.

Ebbene, sottolineano i sindacati, da quella proposta è scaturito il piano che non solo non prevedeva esuberi, ma, anzi, ne garantiva il riassorbimento attraverso 60 milioni di euro di investimenti. “Ora non aspettiamo altro che il rispetto di quegli impegni – hanno concluso sindacati e Rsu – e se servirà del tempo per realizzarli, bene, che si trovino gli strumenti per prenderci questo tempo. Di certo, non si può pensare che il rilancio della Perugina si faccia sulla pelle dei lavoratori, questo non lo permetteremo”.

Nei giorni scorsi era arrivato anche l’appoggio dei Giovani Democratici, che scrivevano:

“La storia della Perugina è la storia di Perugia e i suoi lavoratori sono la spina dorsale che sorregge il sempre più fragile tessuto industriale del territorio, un patrimonio di competenze e professionalità su cui rifondare lo sviluppo economico del futuro. L’Umbria non può fare a meno delle storie che l’hanno resa grande nel mondo: la difesa della Perugina e dei posti di lavoro è una lotta finalizzata al domani e deve essere una priorità non solo per Perugia ma per tutta la nostra regione.
Rivolgiamo un appello a tutta la cittadinanza, alle Istituzioni, alle associazioni, affinché si uniscano insieme a noi a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori che in queste ore si stanno mobilitando.”
Carla Spagnoli, invece, ha ricordato quanto siano state fallimentari le strategie messe in campo fino ad ora, in un momento in cui il mercato dolciario globale è in incremento. Per la Perugina, ha scritto in un articolo che è comparso sulle nostre pagine, oltre il danno anche la beffa.
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