PERUGIA, EX MERLONI: I SINDACATI CHIAMANO AL TAVOLO LA JP INDUSTRIES

Fiom Cgil
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(umbriajournal.com) PERUGIA – Le segreterie provinciali di Perugia di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, unitamente ai rappresentanti dei lavoratori della J.P. Industries dello stabilimento di Gaifana esprimono forte preoccupazione per la mancata ripresa produttiva per il mese di settembre, nei modi e nelle forme ipotizzate nell’incontro dello scorso luglio. La direzione aziendale, infatti, nell’ultimo incontro aveva assicurato la volontà di rilanciare, tramite un forte investimento, la produzione, con una continuità dei volumi capace di assicurare una ripartenza effettiva dello stabilimento non più legata alle oscillazioni commerciali.

Le organizzazioni sindacali registrano, dopo 21 mesi dall’ingresso di Porcarelli, un forte ritardo sul piano industriale presentato. Consci anche delle varie problematiche esterne, su tutte l’azione giudiziaria delle banche, che ha bloccato di fatto l’accesso al credito per l’azienda, si attende con ansia la sentenza del giudice del tribunale di Ancona. Più il tempo passa e più difficile sarà programmare il futuro produttivo della J.P. Industries, sarebbe opportuno che tutti ne tenessero conto. Al tempo stesso, le organizzazioni sindacali ritengono necessario organizzare un incontro con Porcarelli e le istituzioni regionali, per capire le intenzioni dell’azienda e mettere in atto tutti gli interventi necessari per una ripresa produttiva significativa e duratura. Da tempo Cgil, Cisl e Uil regionali, insieme alle istituzioni regionali e territoriali, hanno sottolineato la necessità di rilanciare l’accordo di programma, rendendolo realmente fruibile per gli investitori. Su questo il governo deve dare risposte, anche in ragione dell’approssimarsi della scadenza della cassa integrazione straordinaria (13 novembre 2013). Le categorie, Fiom, Fim e Uilm, reputano indispensabile la proroga degli ammortizzatori che interessano solo in Umbria circa 700 lavoratori.

Tutte queste azioni vanno compiute con l’obiettivo di fondo di mantenere nella fascia appenninica umbro-marchigiana il punto di riferimento per l’industria degli elettrodomestici in Italia e per garantire uno sbocco occupazionale a tutte le lavoratrici e i lavoratori colpiti dalla crisi.

 

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