Primo Maggio a Pietralunga, Lavoro, Democrazia, Legalità

Conf stampa primo maggioPIETRALUNGA – Ripartire da dove ha avuto inizio l’esperienza costituzionale, ovvero dalla Resistenza e dalla lotta Partigiana contro il nazifascismo. Perché è nella Costituzione che il Lavoro ha trovato quella centralità che oggi la crisi mette in discussione.

Sarà per questo Pietralunga ad ospitare quest’anno la festa regionale del Primo Maggio in Umbria, promossa da Cgil, Cisl e Uil, in collaborazione con l’associazione Libera Umbria, coordinamento Renata Fonte, e con l’Anpi locale. Una scelta dettata da diverse ragioni: prima tra tutte la ricorrenza del settantesimo anniversario del Primo Maggio 1944 celebrato proprio a Pietralunga, in uno dei pochi territori liberati grazie all’azione di donne e uomini della Resistenza, come ad esempio Venanzio Gabriotti, poi vittima della rappresaglia nazista pochi giorni dopo quel Primo Maggio. Una vicenda che sarà ripresa e approfondita dallo storico Alvaro Tacchini durante l’iniziativa pomeridiana a Pietralunga.

Pietralunga che è anche sede del primo bene confiscato alla mafie in Umbria e gestito oggi dal Comune, che parteciperà alla celebrazione del Primo Maggio con il sindaco Mirco Ceci. L’associazione Libera, invece, che anche questa estate organizzerà i campi di volontariato sul bene con centinaia di ragazze e ragazzi da tutta Italia, sarà presente con don Tonio Dell’Olio, membro della presidenza nazionale dell’associazione.

L’iniziativa sarà poi conclusa dai tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Mario Bravi, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini che oggi, 28 aprile, hanno illustrato nel dettaglio il programma della giornata in una conferenza stampa che è stata anche occasione per affrontare di nuovo il tema centrale dell’emergenza lavoro. Dall’Ast di Terni, alla ex Merloni, dalla chimica ternana (significativo il Primo Maggio a Narni, davanti alla sede della Sgl Carbon), alle vertenze più recenti della provincia di Perugia, come Ims, Colussi e Perugina, solo per parlare delle situazioni più significative per numero di lavoratori coinvolti.

“La crisi, giunta ormai al suo sesto anno, sta producendo conseguenze drammatiche sul lavoro, con ormai 120mila umbri in condizioni di sofferenza legata all’occupazione – hanno detto i tre segretari – per questo continuiamo a chiedere che il lavoro venga rimesso al centro della discussione. Troppo spesso – hanno aggiunto – il tema è derubricato a livello di singole vertenze sui territori, ma poi manca una lettura di insieme che è invece necessaria per avere una percezione completa della gravità della situazione”. Reddito, identità, sicurezza: questi gli elementi fondamentali legati al lavoro che la crisi mette seriamente in discussione, non solo per i giovani, i cui livelli di disoccupazione sono ormai elevatissimi, ma anche per una categoria come quella dei cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro e per i quali non esistono risposte efficaci in termini in termini di politiche attive del lavoro.

“Da queste emergenze occorre ripartire”, hanno ribadito Cgil, Cisl e Uil, che hanno anche lanciato di nuovo un appello alle associazioni datoriali, Confindustria in primis, affinché svolgano quel ruolo di proposta e rilancio dell’attività manifatturiera senza il quale non esiste possibilità di ripresa. “Le leggi e le riforme delle regole non creano lavoro – hanno detto ancora Bravi, Sbarra e Bendini – quello che servono sono investimenti concreti, credito, progetti. Così come non si può pensare di prescindere dalla contrattazione e dal giusto coinvolgimento delle parti sociali”.

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