Jobs Act e capitalismo insieme miscela devastante per Nestlè Perugina

USB, CRISI ALLA PERUGINA INUTILE NASCONDERE UNA REALTà VERGOGNOSA

Jobs Act e capitalismo insieme miscela devastante per Nestlè Perugina

Jobs Act e capitalismo insieme miscela devastante per Nestlè Perugina

Una contraddizione decisamente inaccettabile. E’ quella che emerge, in modo evidente, dalla crisi della Perugina, dove siamo in presenza di un percorso e di un destino diametralmente opposto: da una parte la Nestlè, proprietaria, che sbandiera da un anno la crescita delle esportazioni e investimenti per 60 milioni, dall’altra 340 lavoratori (degli 850 complessivi) che, al termine della cassa integrazione, verranno dichiarati in esubero dalla stessa proprietà.

In questa vertenza c’è tutto lo scenario della logica dello sfruttamento e della speculazione del capitale sul lavoro. La multinazionale svizzera ha poco interesse per il settore del cioccolato (si parla del 5% del fatturato totale) e in passato ha già venduto attività e marchi importanti, come “ore liete” e “rossana”, denotando un progressivo disinteresse per il grande patrimonio produttivo del sito perugino e una affannosa ricerca di un “utile” per il gruppo.

Le ripercussioni di tutto ciò ricadono sulle 340 famiglie che, costrette ad un futuro pieno di incertezze e privazioni, non vengono tenute in considerazione, troppo predominante è il profitto ad ogni costo.

I provvedimenti governativi, poi, non solo agevolano le grandi imprese attraverso flessibilità e sgravi fiscali ma, con le ultime “controriforme” sul lavoro, hanno ridotto gli ammortizzatori sociali che intervenivano a coprire i periodi di minore produzione; così, con il jobs act, quando a giugno 2018 non sarà più rinnovabile la CIG straordinaria, alla Nestlè converrà licenziare e magari avvalersi di forme contrattuali più precarie!

D’altronde, pur comprendendo le difficoltà oggettive, le Istituzioni Locali e le OO.SS. concertative avrebbero dovuto comprendere già l’anno scorso, prima della firma dell’ultimo accordo con la proprietà, come la Nestlè non avesse reali intenzioni di rilancio produttivo e di mantenimento dei livelli occupazionali.

E’ giunta l’ora di non subire oltre le imposizioni della multinazionale svizzera perché non rispetta neanche gli accordi costati sacrifici ai lavoratori ed un ulteriore ridimensionamento comprometterebbe anche la stessa sorte dell’azienda.

A parere della Unione Sindacale di Base sarebbe necessaria una mobilitazione permanente (non l’attendismo) che costringa la Nestlè a scoprire tutte le carte e la vera strategia industriale. La USB è al fianco dei lavoratori e a disposizione per costruire insieme una concreta e alternativa azione sindacale che si opponga al terribile pensiero unico che sta emarginando il mondo del lavoro e costringendo alla precarietà i giovani.

Non esistono soluzioni facili, ma occorre diventare protagonisti di un nuovo modello di sviluppo, con il silenzio e la delega si accetta una società dove aumentano le disuguaglianze e non viene garantita la dignità dei settori più deboli della popolazione.

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