Inpgi in crisi e per i giornalisti è l’apocalisse

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Inpgi in crisi e per i giornalisti è l’apocalisse. L’assemblea dei giornalisti umbri convocata dall’Associazione stampa e dall’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria per discutere della situazione dell’Inpgi e delle conseguenti proposte di riforma delle prestazioni ha approvato il documento allegato proposto dal Direttivo Asu. L’assemblea ha espresso sorpresa e sconcerto per la notizia del precipitare improvviso della crisi dell’Istituto, sul quale venivano diffuse notizie rassicuranti. I giornalisti umbri valutano negativamente, per la ristrettezza dei tempi imposti, le modalità di discussione delle ipotesi di riforma, che meriterebbero riflessione approfondita e un’ampia consultazione della categoria. L’Assemblea di Asu e Ordine pone inoltre un interrogativo circa la prospettiva che, ad elaborare e gestire le misure di riforma dell’Inpgi, possano essere organismi ormai prossimi alla scadenza.

Questo il testo del documento:

1) gli interventi che vengono presentati nella “riforma”, con tagli lineari su tutte le prestazioni  che si riversano sui giornalisti in attività,  su quelli pensionati, pensionandi  o in difficoltà lavorativa, procedendo ad una diminuzione dei trattamenti sia in termini economici che giuridici (brusca accelerazione dell’età pensionistica, in particolare per le donne, e indebolimento degli ammortizzatori sociali), appaiono scollegati dalla funzione equilibratrice che dovrebbe essere svolta dal patrimonio dell’Istituto, da considerarsi a tutti gli effetti come fondo finanziato negli anni dai giornalisti per far fronte a criticità che, come in questo periodo e per il futuro, toccano l’intera categoria;

2) tale impostazione, pur motivata con la necessità di assicurare la sostenibilità della gestione previdenziale, corre il rischio di essere auto limitativa rispetto alle risorse e proposte che l’Istituto potrebbe mettere in campo, appiattendo l’impostazione dell’Inpgi sugli schemi Inps che i ministeri vigilanti hanno tutto l’interesse a vedere applicati anche da altri istituti di previdenza.  Non vorremmo che – sotto la spada di Damocle della minaccia di commissariamento –   la proposta per ottenere il sì dei  ministeri vigilanti fosse l’incipit di un progressivo smantellamento dell’Inpgi con in palio il patrimonio dei giornalisti  ben appetibile dall’Inps;

3)  da ultimo solleva perplessità la tempistica della presentazione del documento Inpgi. Infatti non è condivisibile la trasmissione, il 18 giugno, di un documento in ogni caso complesso e rilevante per la categoria su cui le Associazioni regionali di stampa sono state chiamate ad esprimersi nel giro di pochi giorni e comunque con l’Inpgi che ne ha già preannunciato l’approvazione entro la fine di luglio. Viene da rilevare che non si è tenuto conto che  la ristrettezza dei tempi, accentuata anche dal periodo feriale, non avrebbe messo in condizione di poter esercitare appieno il ruolo individuale e collettivo della categoria. L’auspicio è che, data l’importanza della questione, quanto più ampia sarà una condivisione consapevole tanto più forte e difendibile sarà la proposta che verrà sottoposta ai ministeri vigilanti. In ogni caso, a nostro parere, la tematica complessiva del ruolo, funzione e operatività dell’Inpgi è il tema su cui,  in modo organico,  si sarebbe dovuto lavorare in termini di proposta non nella fase conclusiva di un mandato  elettivo. Le questioni  piuttosto dovrebbero costituire il discrimine programmatico per l’individuazione dei nuovi organismi di direzione dell’Istituto a partire dal prossimo febbraio.

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