Grifo Latte, i lavoratori del magazzino incassano il sostegno del Consiglio regionale

Grifo Latte, i lavoratori del magazzino di Ponte San Giovanni in sciopero. Sit-in questa mattina, 23 settembre, davanti al Palazzo del Consiglio Regionale prima di essere ricevuti, assieme a Cgil, Cisl e Uil Umbria e Flai, Fai e Uila Umbria, dai capigruppo regionali.

Incassato il sostegno del Consiglio regionale e l’impegno da parte dell’assessore Vincenzo Riommi, ribadito poi dal presidente del Consiglio regionale Eros Brega nel corso dell’incontro con i capigruppo, di istituire un tavolo con l’azienda, che possa affrontare quello che potrebbe essere solo l’inizio di una dura vertenza.

Dopo il magazzino di Ponte San Giovanni, potrebbe infatti essere la volta di Colfiorito e di Norcia. Anche per questo, è stata manifestata solidarietà da parte di tutti i lavoratori dell’azienda.

Cgil, Cisl e Uil Umbria, assieme alle categorie degli agroalimentaristi, questa mattina hanno ribadito che “la scelta dell’azienda – di licenziare questi lavoratori e di esternalizzare quindi il servizio attraverso una cooperativa – è inaccettabile in quanto non esiste alcuno stato di crisi in essere per l’azienda, anzi per il 2013 si può riscontrare un utile. Da qui si evince – hanno chiosato – che si tratta di una ristrutturazione aziendale camuffata tutta sulla pelle dei lavoratori.

Inoltre, negli ultimi anni con l’avvento del nuovo presidente della Grifo Latte le relazioni sindacali sono peggiorate. Quindi, al prossimo tavolo si auspica che siano presenti tutti i soggetti che rappresentano i soci conferitori”. I sindacati chiedono dunque chiarezza e trasparenza, soprattutto perché l’azienda ha potuto negli anni beneficiare di finanziamenti pubblici.

“Se si tiene in considerazione – hanno fatto sapere i sindacalisti – che nel Pil della nostra regione, l’agricoltura conta il 2 per centro è facile comprendere l’importanza del supporto pubblico per la Grifo Latte. Da qui ne scaturisce una responsabilità sociale che dalle istituzioni regionali deve essere monitorata affinché le decisioni dell’azienda non abbiano ricadute negative sulla stessa, nella quantità e qualità del lavoro e sull’intera filiera del latte in Umbria”.

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