Crollo delle assunzioni a tempo indeterminato in Umbria, Job Act un disastro

Lo dicono i consiglieri regionali della Lega Nord Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini

Crollo delle assunzioni a tempo indeterminato in Umbria, Job Act un disastro

“Crollo delle assunzioni a tempo indeterminato pari a circa il 45 per cento, saldo negativo di circa 2200 unità tra assunzioni e cessazioni, tasso di disoccupazione che resta su livelli molto alti, sommati a cassaintegrati in aumento: questi i risultati della politica del Partito Democratico che miete vittime tanto in Italia quanto in Umbria”. Così i consiglieri regionali della Lega Nord Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini intervengono sui dati dell’occupazione in Umbria “diffusi da un recente studio dell’Ires e sui danni causati dal Job Act”. Secondo i due esponenti umbri del Carroccio “quello tracciato dall’Istituto regionale dell’economia sociale e confermato dall’Inps relativo ai primi 6 mesi del 2016 non è altro che il ritratto di un disagio occupazionale che solo nella nostra regione coinvolge circa 80mila persone e fa dell’Umbria la realtà nazionale con il dato negativo più rilevante in termini di assunzioni a tempo indeterminato. Di fatto – spiegano – siamo ritornati al 2014, quando le assunzioni erano state 6.656 contro le 11.826 del 2015. Una chiara dimostrazione – commentano – di come il Jobs Act e le politiche del Governo in materia di occupazione siano state un concreto fallimento del Pd in Italia e in Umbria”.

I consiglieri regionali della Lega Nord, Valerio Mancini e Emanuele Fiorini commentano i dati dell’occupazione in Umbria, diffusi da un recente studio dell’Ires. E nel rimarcare “i danni causati dal Job Act”, i due esponenti del Carroccio evidenziano il “crollo delle assunzioni a tempo indeterminato pari a circa il 45 per cento, il saldo negativo di circa 2200 unità tra assunzioni e cessazioni, il tasso di disoccupazione che resta su livelli molto alti, sommati a cassaintegrati in aumento. E questi – commentano – sono i risultati della politica del Partito Democratico che miete vittime, tanto in Italia quanto in Umbria”.

“Non bastava aver danneggiato il mondo scolastico con la ‘Buona scuola’ – aggiungono -, riducendo il numero degli insegnanti di sostegno o spedendone altri per tutta la penisola, non bastava aver scippato migliaia di risparmiatori con il decreto ‘Salva Banche’, non bastava nemmeno avvantaggiare il commercio di prodotti esteri a scapito del made in Italy o esorcizzare sul reale significato della ‘famiglia’, occorreva dare la mazzata finale a tutti gli italiani e agli umbri, quest’ultimi vittime sacrificali di un governo succube di Roma, e distruggere così anche la vana illusione di ripresa, tanto millantata dal vice presidente della Giunta regionale Fabio Paparelli in una conferenza stampa lo scorso Aprile, smentita poi da dati oggettivi”.

Per Mancini e Fiorini, “quanto rilevato dall’Ires testimonia quello che da mesi andiamo denunciando, ossia la necessaria adozione di una politica economica alternativa basata sul rilancio della domanda, sul taglio drastico del cuneo fiscale di almeno il 10 per cento, sull’abolizione della legge Fornero e destinare i milioni usati per l’immigrazione al sostegno dei lavoratori e degli imprenditori. Per fare questo – concludono i due consiglieri leghisti – serve una mobilitazione generale perché oramai la precondizione è mandare a casa Renzi e i suoi proconsoli umbri. E quale migliore occasione del referendum costituzionale, votando ‘no’ ad una riforma che uccide la libertà di espressione dei cittadini?”.

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