CONGRESSO CISL: CRESCITA, LAVORO, REDISTRIBUZIONE

Congresso Cisl (7)(UJ.com3.0) PERUGIA – Per l’Umbria il 2013 appare essere l’anno della presa di coscienza dello stato di estrema difficoltà in cui verte la propria economia. E’ questo ciò che evidenzia l’ultima ricerca dell’AUR (Agenzia Umbria Ricerche) presentata nei giorni scorsi e che molto clamore ha destato in tutti gli ambienti regionali.
Una crisi economica mondiale che parte da lontano come sappiamo ormai tutti, che quasi da subito si prefigura simile per molti suoi aspetti alla crisi del ’29, e che oggi trova risposte inadeguate sia in Europa, sia in Italia, sia nella nostra regione.
L’Europa alla fine del 2011 ha deciso di muovere una strategia contro la crisi conosciuta come Europa 2020, indicando come linee strategiche tre grandi filoni:
– Essere SMART: attraverso maggiori investimenti effettivi in formazione, ricerca ed innovazione:
– Essere SUSTAINABLE: grazie ad un muoversi deciso verso una low-carbon economy cioè una economia a bassa emissione di carbonio.
– Essere INCLUSIVE: con una forte enfasi sulla creazione di lavoro e la riduzione della povertà.
Su queste linee guida si sta muovendo la futura programmazione dei fondi comunitari 2013 – 2020, un confronto che si sta giocando in questi giorni e che troverà il suo dimensionamento progettuale e di risorse a fine ottobre in un contesto comunque difficile perché non si sono sciolti nodi importanti della sua struttura economica quali ad esempio il proprio modello di Banca Centrale, la fragilità e ferraginosità del suo modello decisionale, di gestione condivisa con le Parti Sociali (Partecipazione).
In Italia, dopo aver sfiorato il crack economico e finanziario alla fine del 2011, gli interventi di sola emergenza posti in essere dal Governo Monti non sono stati seguiti da vere e proprie politiche di sviluppo economico. Il Decreto Sviluppo dello scorso anno sta trovando solo ora la sua prima timida ed un po’ slegata applicazione di alcune sue parti.
L’attuale situazione politica di stallo certo non aiuta, anzi. L’Italia deve tornare ad essere governata perché è solo così che si può affrontare l’attuale drammatica situazione economica e dare tranquillità alla comunità economica internazionale.
Nella nostra regione tutti i nodi mai affrontati o sottovalutati stanno venendo al pettine.
Alle crisi ormai storiche che tutti noi conosciamo si è aggiunta la pesante crisi del settore dell’edilizia, un settore appare sovradimensionato rispetto alla media italiana e che non ha trovato ancora risposte adeguate, di sistema, se non in alcune realtà locali. Non hanno avuto seguito alcuni accordi territoriali di sviluppo firmati negli ultimi 2 anni.
Rispetto all’industria in senso stretto, ma più in generale alla manifattura della nostra regione, il suo sottodimensionamento non ha trovato risposte adeguate e sconta ancora quelle fragilità storiche ormai croniche che tutti noi conosciamo sia nei confronti delle multinazionale straniere sia nei confronti delle multinazionali italiane.
A questo occorre aggiungere che nel 2012 sono intervenute crisi aziendali difficilmente prevedibili dovute ad un capitalismo industriale malato che spesso sconta il passaggio generazionale. La situazione oggi drammaticamente si presenta in questo modo.
Il PIL pro-capite dal 2009 si è attestato annualmente intorno ad un -7,5%, ben al di sotto della media nazionale, con un’evoluzione del PIL reale di – 1,7%, solo dopo Molise, Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata.
La spesa per consumi finali delle famiglie negli ultimi 4 anni presenta continui decrementi e nell’arco temporale sopraindicato riporta un – 1,2%. Il reddito medio delle famiglie è sceso al di sotto della media italiana, allontanandosi da quella di Marche e Toscana da sempre a noi vicine.
La spesa pubblica pro-capite per usi finali scende, attestandosi vicino a quella del Mezzogiorno che negli ultimi anni è leggermente cresciuta, migliorando anche in alcuni casi anche in qualità.
Le altre variabili economiche quali Investimenti Fissi Lordi e la Produttività del Lavoro seguono gli andamenti della crisi, avvicinandosi se non ricalcando gli andamenti del Mezzogiorno. La performance del Valore Aggiunto nell’industria in senso stretto nel periodo 2007 – 2011 riporta un -23,3%, ultimi tra tutte le regioni italiane.
Tutto ciò porta la nostra regione a posizionarsi tra i sistemi economici non competitivi in indebolimento, ben lontani da Marche e Toscana, ormai per noi irraggiungibili. Da qui nasce la riflessione della dirigenza politica regionale su:
– Se arretreremo ancora.
– Se non arretreremo ancora come potremo rilanciare l’economia regionale.
Facendo riferimento alle ultime statistiche ufficiali, rispetto al 2007, nel 2001 in Umbria si sono persi 4.776 addetti (-6,9%) e 438 unità locali (-4,2%), con una disoccupazione che passa dal 4,5% a quasi l’11%. L’incertezza rispetto alle risorse, relativa agli ammortizzatori sociali, ci porta a dover considerare che presto i 46.000 circa cassaintegrati oggi presenti nella nostra regione scivoleranno verso la disoccupazione, con scarse prospettive di trovare un nuovo impiego.
Rispetto al credito, il sistema bancario italiano e regionale è impegnato sul fronte della ristrutturazione dei debiti alle imprese stesse ed al loro capitale circolante. Sono sempre negative le richieste di credito per investimenti, fidejussioni ed acquisizioni, mentre appare necessaria una riforma delle Cofidi, uno degli strumenti maggiormente utilizzati dalle imprese umbre rispetto alla media nazionale.
La finanziaria regionale GEPAFIN, disponibile ad intervenire anche sul conto interessi, non può avere tutte le necessarie risorse utili in questa fase delicata.
Rispetto allo Sviluppo, il sistema del credito italiano e regionale non ha le necessarie risorse per farsi carico della vicenda perché, come sottolineato in precedenza, fortemente impegnato nella ristrutturazione del debito alle imprese.
Crescono le sofferenze all’interno delle banche mentre, da un punto di vista dimensionale, dopo le ultime riorganizzazioni bancarie all’interno del sistema finanziario umbro, il dimensionamento appare adeguato nei numeri. Andranno implementati i servizi a famiglie ed imprese.
Note negative giungono dal marketing territoriale che ad oggi non presenta proposte concrete.
Da dove ripartiamo.
In termini di clusters, il sistema della manifattura umbra ed i servizi della nostra regione si presentano con delle caratteristiche ben precise:
– Un buon livello di presenza manifatturiera in tutti e tre i macrosettori (low tech, medium tech, high tech).
– Una presenza rilevante di terziario per le persone e per le famiglie, superiore alle altre tipologie di clusters presenti in Italia.
– Una insoddisfacente presenza del terziario per le imprese.
– Una presenza intermedia di terziario per la pubblica amministrazione.
Un modello economico che si sta spostando verso un sistema BI-POLARE, caratterizzato da una industrializzazione senza servizi avanzati ed un terziario forse fondato su commercio e turismo.
Forte è la presenza, al fianco di quelli stranieri, di gruppi italiani che potremmo definire del Quarto Capitalismo. Una nuova configurazione nella struttura industriale italiana che privilegia le dimensioni intermedie ed opera sia a livello nazionale che internazionale.
Le medie imprese del Quarto capitalismo si caratterizzano:
– Per struttura organizzativa e dimensionale, sufficienti ad interpretare un’adeguata innovazione di prodotto ed a penetrare i mercati esteri.
– Per una dimensione aziendale snella e flessibile, strutturata in modo da ridurre i fabbisogni finanziari ed evitare eccessivi costi di coordinamento interni.
Nel complesso le imprese manifatturiere umbre sono ancora poco internazionalizzate e poco collegate tra di loro a livello regionale, vista la scarsa attenzione posta sia alle reti d’impresa sia ai distretti industriali, con una strutturazione in poli produttivi non ancora diffusa in tutti i settori. Molto spesso essa opera sui mercati nazionali.
Le Medie Imprese umbre del Quarto Capitalismo si sono distinte rispetto alle omologhe delle altre regioni del Centro-Nord per aver avuto un carattere anticiclico nei primi anni della crisi attuale.
Purtroppo le statistiche congiunturali degli ultimi mesi ci parlano di un crollo della domanda interna (a partire dal 2011). Questo calo sta senza dubbio peggiorando il quadro e la posizione delle Medie Imprese umbre del Quarto Capitalismo a cui sicuramente possono essere agganciate molte delle politiche industriali regionali, non ultime quelle della Ricerca & Sviluppo che comunque sta cambiando le proprie specificità.
Gli scenari futuri indicano una situazione economica stabile ad oggi, lontani da ogni possibile recupero.
E’ da qui che dobbiamo ripartire cercando nella collaborazione di tutti i soggetti le giuste sinergie ed attuando le necessarie riforme di cui da lungo tempo si parla. Occorre riportare al centro della discussione politica regionale il LAVORO e la PRODUZIONE.

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